In questi ultimi giorni, da più parti, mi è stato inoltrata una lettera-appello di padre Alex Zanotteli, del luglio 2017, in cui il missionario comboniano invita i giornalisti a non dimenticare le sofferenze dell’Africa.
«Come missionario – scrive Zanotelli – uso la penna (anch’io appartengo alla vostra categoria) per far sentire il loro grido, un grido che trova sempre meno spazio nei mass-media italiani. Trovo infatti la maggior parte dei nostri media, sia cartacei che televisivi, così provinciali, così superficiali, così ben integrati nel mercato globale. So che i mass-media, purtroppo, sono nelle mani dei potenti gruppi economico-finanziari, per cui ognuno di voi ha ben poche possibilità di scrivere quello che vorrebbe. Non vi chiedo atti eroici, ma solo di tentare di far passare ogni giorno qualche notizia per aiutare il popolo italiano a capire i drammi che tanti popoli stanno vivendo».
Il fatto che questo testo, a distanza di un anno, continui a circolare sul web come se fosse una novità, è sintomatico del fatto che la situazione permane immutata. «Mi appello a voi giornalisti – prosegue Zanotelli – perché abbiate il coraggio di rompere l’omertà del silenzio mediatico che grava soprattutto sull’Africa (Sono poche purtroppo le eccezioni in questo campo!)».
Con la massima umiltà, ci sentiamo di poter dire che Vita Diocesana rientra a pieno titolo in queste “poche eccezioni”. Da sempre – e sono quasi 10 anni – abbiamo riservato una pagina del nostro giornale per dare voce al mondo. Soprattutto a quel mondo che non ha voce. Grazie alla disponibilità e alla attiva collaborazione del Centro Missionario Diocesano, diretto a Lucy e Francesco Pagani, abbiamo scritto di Medio Oriente, di Est Europeo, di Asia, di America Latina, e soprattutto di Africa. Abbiamo raccontato questo continente attraverso l’esperienza di vescovi (su tutti monsignor Rino Perin dalla Repubblica Centrafricana) sacerdoti (su tutti monsignor Giovanni Piumatti dalla Repubblica Democratica del Congo), religiosi, missionari e volontari. Su carta e sul web, relativamente all’impegno del vescovo emerito Pier Giorgio Debernardi in Burkina, abbiamo lanciato l’hashtag #cronacheafricane
La domanda di Zanotelli, però, resta: perché la maggior parte dei giornali, nazionali e locali «così provinciali, così superficiali, così ben integrati nel mercato globale» preferiscono mantenere questo silenzio?
Non abbiamo una risposta assoluta. Ovviamente. Ma qualche ipotesi sì. Forse per non infastidire chi su quei territori con una mano specula in modo spregiudicato e disonesto e con l’altra tiene i fili dell’informazione. Forse perché l’Africa di per sé non fa notizia. Forse perché l’Africa con i suoi drammi non porta vantaggi immediati in termini di lettori e si pubblicità.
Noi, nel nostro piccolo, continueremo a raccontare il sud e i poveri del mondo. E non scrivo questo per dire quanto siamo bravi, ma per confermare la nostra volontà di non passare sotto silenzio le tante, troppe situazioni di ingiustizia che, oggi più che mani, continuano a tormentare il continente Africano.

Patrizio Righero

 

La lettera di padre Zanotelli

«È inaccettabile per me il silenzio sulla drammatica situazione nel Sud Sudan (il più giovane stato dell’Africa) Ingarbugliato in una paurosa guerra civile che ha già causato almeno trecentomila morti e milioni di persone in fuga.
È inaccettabile il silenzio sul Sudan, retto da un regime dittatoriale in guerra contro il popolo sui monti del Kordofan, i Nuba, il popolo martire dell’Africa e contro le etnie del Darfur.
È inaccettabile il silenzio sulla Somalia in guerra civile da oltre trent’anni con milioni di rifugiati interni ed esterni.
È inaccettabile il silenzio sull’Eritrea, retta da uno dei regimi più oppressivi al mondo, con centinaia di migliaia di giovani in fuga verso l’Europa.
È inaccettabile il silenzio sul Centrafrica che continua ad essere dilaniato da una guerra civile che non sembra finire mai.
È inaccettabile il silenzio sulla grave situazione della zona saheliana dal Ciad al Mali dove i potenti gruppi jihadisti potrebbero costituirsi in un nuovo Califfato dell’Africa nera.
È inaccettabile il silenzio sulla situazione caotica in Libia dov’è in atto uno scontro di tutti contro tutti, causato da quella nostra maledetta guerra contro Gheddafi.
È inaccettabile il silenzio su quanto avviene nel cuore dell’Africa, soprattutto in Congo, da dove arrivano i nostri minerali più preziosi.
È inaccettabile il silenzio su trenta milioni di persone a rischio fame in Etiopia, Somalia, Sud Sudan, nord del Kenya e attorno al Lago Ciad, la peggior crisi alimentare degli ultimi 50 anni secondo l’ONU.
È inaccettabile il silenzio sui cambiamenti climatici in Africa che rischia a fine secolo di avere tre quarti del suo territorio non abitabile.
È inaccettabile il silenzio sulla vendita italiana di armi pesanti e leggere a questi paesi che non fanno che incrementare guerre sempre più feroci da cui sono costretti a fuggire milioni di profughi. (Lo scorso anno l’Italia ha esportato armi per un valore di 14 miliardi di euro!).
Non conoscendo tutto questo è chiaro che il popolo italiano non può capire perché così tanta gente stia fuggendo dalle loro terre rischiando la propria vita per arrivare da noi. Questo crea la paranoia dell’invasione, furbescamente alimentata anche da partiti xenofobi. Questo forza i governi europei a tentare di bloccare i migranti provenienti dal continente nero con l’ Africa Compact, contratti fatti con i governi africani per bloccare i migranti Ma i disperati della storia nessuno li fermerà. Questa non è una questione emergenziale, ma strutturale al Sistema economico-finanziario. L’ONU si aspetta già entro il 2050 circa cinquanta milioni di profughi climatici solo dall’Africa. Ed ora i nostri politici gridano: «Aiutamoli a casa loro», dopo che per secoli li abbiamo saccheggiati e continuiamo a farlo con una politica economica che va a beneficio delle nostre banche e delle nostre imprese, dall’ENI a Finmeccanica.
E così ci troviamo con un Mare Nostrum che è diventato Cimiterium Nostrum dove sono naufragati decine di migliaia di profughi e con loro sta naufragando anche l’Europa come patria dei diritti.
Davanti a tutto questo non possiamo rimane in silenzio. (I nostri nipoti non diranno forse quello che noi oggi diciamo dei nazisti?). Per questo vi prego di rompere questo silenzio- stampa sull’Africa, forzando i vostri media a parlarne. Per realizzare questo, non sarebbe possibile una lettera firmata da migliaia di voi da inviare alla Commissione di Sorveglianza della RAI e alla grandi testate nazionali? E se fosse proprio la Federazione Nazionale Stampa Italiana (FNSI) a fare questo gesto? Non potrebbe essere questo un’Africa Compactgiornalistico, molto più utile al Continente che non i vari Trattati firmati dai governi per bloccare i migranti? Non possiamo rimanere in silenzio davanti a un’altra Shoah che si sta svolgendo sotto i nostri occhi.
Diamoci tutti/e da fare perché si rompa questo maledetto silenzio sull’Africa».

p. Alex Zanotelli

Padre Alex Zanotelli