Il tema della immigrazione continua a restare al centro del dibattito politico nazionale ed europeo.

Un tema reale, indubbiamente, ma ingigantito anche da polemiche politiche e da una propaganda incessante che si sta facendo attorno a questo tema e a tutto quello che ruota attorno al capitolo della regolamentazione e della gestione concreta della immigrazione. E all’interno di questo universo non si può non parlare della Libia e di come quel paese, alquanto confuso e senza una vera e credibile guida politica, gestisce l’intero pacchetto dell’immigrazione. Il tutto avviene senza un vero governo europeo sul tema della immigrazione esposto alle rivendicazioni nazionalistiche o sovranistiche da un lato e ad una insufficiente unità degli stessi ideali europei dall’altro.

Del resto, la polemica è nota a tutti coloro che quotidianamente ascoltano i resoconti giornalistici e televisivi. Il governo italiano si sta muovendo con determinazione ma con una posizione che non può non creare infinite polemiche. Che non arrivano soltanto dalle opposizioni – e sin qui non ci sarebbe alcuna novità – ma anche, e soprattutto, dalla Chiesa italiana nelle sue multiformi espressioni. Un richiamo alla umanità e alla accoglienza che, seppur nel rispetto delle leggi esistenti a livello nazionale ed europeo, non può mai venire meno in qualsiasi condizione e in qualsiasi momento. Ora, per tornare all’attualità politica, non possiamo dimenticare che il titolare del Viminale Salvini esclude per il momento di procedere con i respingimenti effettuati direttamente dalla nostra Marina, che dovrebbe sbarcare i migranti sul suolo libico. Mossa tra l’altro del tutto illegale. Per questo il ministro Salvini sta studiando una soluzione per affidare il lavoro ai libici, ma anche il trasbordo da parte di vascelli europei su quelli di Tripoli è vietato. Di certo il vicepremier è intenzionato a tradurre la sua volontà politica in fatti concreti. Ma dovrà fare i conti anche con i rilievi del Presidente della Repubblica e della Farnesina, che in questi giorni gli ricordano che sarebbe opportuno muoversi in una cornice europea anche per costringere la Libia a firmare la Convenzione di Ginevra e accettare personale europeo che garantisca standard umanitari. Ma pesa come un macigno quel giudizio espresso dietro le quindi dallo stesso Salvini: “A Bruxelles non faranno nulla”. Tanto che sembra disposto ad andare per la sua strada ricordando spesso con i suoi collaboratori che l’Unione Europea dà 6 miliardi alla Turchia dove Erdogan arresta gli oppositori mentre Tripoli, a suo avviso, avrebbe fatto passi avanti sui diritti.

Insomma, il tema ruota sempre attorno allo stesso problema. E cioè, come riuscire a non far partire i barconi di persone disperate e senza speranza riuscendo, al contempo, a garantire condizioni di decenza e di rispetto dei più elementi codici di civiltà a quelle persone che devono restare in quei paesi. Il nodo vero è racchiuso tutto qui. Per questo il tema dell’immigrazione, della sua regolamentazione e della sua gestione confinerà a restare per molto, anzi per moltissimo tempo, al centro delle nostre discussioni, del nostro dibattito e del nostro tempo. E quindi va affrontato con coraggio e determinazione ma anche con prudenza e grande umanità.

 

 

Stefania Parisi