Da prima della sua morte, e amplificati da questa, i giudizi user friendly su Fidel Castro intasano la Rete. Che siano dei media schierati non stupisce, rattrista che come sempre per ogni accadimento tutti dicano la loro – cosa di per sé accettabile – spesso senza sapere nulla, o peggio, sapendo per sentito dire – questo inaccettabile, ma trend ormai diffusissimo –.

Lo scorso ottobre il Coordinamento regionale dell’Associazione Nazionale di Amicizia Italia – Cuba ha ospitato Hernando Calvo Ospina, giornalista e regista colombiano, collaboratore de “Le Monde Diplomatique”. Nella chiacchierata-intervista che mi ha concesso ha sottolineato una questione centrale della forma mentis cubana post-rivoluzionaria: il rispetto per chi ha fatto. “Nessuno contesta Fidel, per via di tutto ciò che ha fatto per Cuba con la Revolucion”.

Ho potuto toccare con mano l’attaccamento a Fidel di chi prova verso di lui un affetto praticamente filiale, chiamandolo “padre dei cubani”, riconoscendo come abbia cambiato la situazione rispetto agli anni della dittatura batistiana. E anche di chi non manca di evidenziare i difetti del sistema cubano, ma nel giorno della morte di Fidel ne ricorda, apprezzandola, la fermezza – che tra i Paesi dell’America latina ha reso e rende Cuba uno dei più sicuri per i turisti – nonché l’aver impedito che l’isola caraibica finisse durante la Guerra fredda ennesimo teatro perdesaparecidos e vuelos de la muerte.

Rilevando la dipendenza dell’economia cubana da quella sovietica e la crisi successiva alla caduta del campo socialista, dunque il periodo especial, Ospina ha raccontato che “Soltanto Fidel” durante un discorso di sei ore “nell’89, si era reso conto delle difficoltà dell’URSS dicendo qualcosa di simile a: se domani ci svegliamo e l’Unione Sovietica è caduta o è in preda a una guerra civile, non dobbiamo essere sorpresi. Tutti dissero che era diventato loco per il troppo sole. Aveva invece visto lungo”.

Se ne è andato un pezzo di storia e noi con un altro passo ci lasciamo alle spalle il Novecento e con un altro avanziamo nel XXI secolo. Evitiamo di aggiungere un ulteriore giudizio ai tanti di queste ore, lasciamo il compito alla Storia, come era stato chiaro fin dall’inizio allo stesso Fidel.

Luca V. Calcagno

Fidel Castro