“Straziante”, soprattutto “per i suoi genitori, per la famiglia”. Usano questo aggettivo i vescovi inglesi nel definire la decisione adottata ieri dalla Corte europea dei diritti dell’uomo che stabilisce quanto già approvato dai tribunali britannici e, cioè, che si possono sospendere le cure a cui finora è stato sottoposto il piccolo Charlie Gard per mantenerlo in vita.
Al momento in Europa le istituzioni che dovrebbero essere usate per difendere l’uomo, come la CEDU, vengono utilizzate per ferirne la dignità. Anziché assicurare a ciascuno la tutela della vita, soprattutto ai più bisognosi, preferiscono garantire l’esistenza solo a chi è in piena salute e viene considerato “produttivo”.
 
Fate attenzione ai prossimi anni e ai prossimi incidenti, perché da un momento all’altro potreste diventare “improduttivi”. A quel punto verrà difeso il vostro diritto a non soffrire, piuttosto che il diritto a vivere e continuare a combattere. Potranno opporsi i vostri genitori, i vostri zii, pure i nonni (anche se temiamo che saranno già stati sequestrati da qualche militante radicale e sulla strada di qualche clinica eutanasica in Svizzera); e potrete anche raccogliere più di un milione di sterline, e avere la certezza delle migliori cure in cliniche private negli Stati Uniti, ma allo stato e alle istituzioni europee non basterà. 
 
Prima ancora che riusciremo a rendercene conto la carità sarà monopolio di stato. Solo esso potrà decidere chi è degno di cure, educazione e pensione. Non a caso le tante donazioni arrivate per sostenere le cure sperimentali del piccolo Charlie hanno sortito l’unico effetto di aver tolto un’ulteriore libertà ai genitori, in quanto gli è stato impedito di disporre pienamente di quelle risorse per tentare di salvare il figlio.
 
I membri della tecnocrazia, giudici e medici, ormai avranno deciso che la vostra vita è voce negativa nei loro bilanci. Una spesa che non potrà mai essere né investimento né carità; loro saranno “così buoni” da non permettere ai vostri amici supporter di fare l’errore di sostenervi.
 
Sembra di parlare della trama di un terribile romanzo distopico, dove chiunque sia considerato debole merita di scomparire. E, invece, parliamo di un fatto che sta accadendo proprio ora. Sì, stiamo parlando proprio della via crucis che stanno vivendo il piccolo Charlie Gard e i suoi genitori.
La morte di Charlie non segnerà soltanto la fine di una piccola vita, ma toglierà dalla sfera pubblica la fondamentale potestà dei genitori sui propri figli. Il secondo comma dell’articolo 27 della Convenzione internazionale sui diritti dell’infanzia stabilisce che “i genitori o le altre persone aventi cura del fanciullo hanno primariamente la responsabilità di assicurare, nei limiti delle loro possibilità e delle loro disponibilità finanziarie, le condizioni di vita necessarie allo sviluppo del fanciullo”.
 
La CEDU, la corte britannica e l’ospedale dove è ricoverato, istituzioni che avrebbero dovuto garantirgli la vita e gli strumenti per combattere la malattia, gli hanno imposto, in modo totalitario, la morte e non hanno minimamente preso in considerazione l’opposizione e le proposte di sua madre e di suo padre.
 
E questo, lo ribadiamo, è quello che una dittatura fa.
 
L’Europa pare reintrodurre l’infanticidio ed è assurdo ciò, perché da una parte si piangono i bimbi uccisi nelle stragi dei jihadisti, come a Manchester, i bimbi che muoiono in mare, dall’altra si eliminano i piccoli ricoverati in ospedale. Schizofrenia.
 
La sentenza dei giudici britannici, confermata da quelli CEDU, svela che l’arbitrio di un giudice decide se un bambino merita di vivere oppure di morire. Anche contro la volontà del suo papà e della sua mamma.
 
Charlie deve morire, in nome del diritto e della scienza che non sa accettare i propri limiti: ovvero, che non si vive e non si muore solo in base all’esistenza di una cura o di un vaccino, si vive e si muore anche come testimonianza dell’umano e del mistero che esso porta con sé.
Perfino Pannella si sarebbe commosso nel vedere la mamma che si butta sul lettino e stringe a sé il suo bambino; il papà che protegge la sua famiglia, che non si schioda e non permette a nessuno di avvicinarsi; lo sguardo di quei medici che dovranno allontanare un padre e una madre che non si rassegneranno, che combatteranno fino allo stremo delle forze.
Daniele Baralecharlie2