Nel nostro paese vivono 1 milione e 582 mila famiglie in stato di povertà assoluta, vale a dire 4,6 milioni di persone, il dato più alto registrato negli ultimi dieci anni

Nell’aula del Senato della Repubblica durante la discussione sul DEF, il “Documento Economico Finanziario” è risuonata un notevole plauso al Governo per la precisione chirurgica delle sue capacità revisionali: sarà proprio vero? Si tratta di un argomento tutt’altro che irrilevante perché questi numeri, all’apparenza piccoli, segnalano la salute dell’economia italiana. Se si guardano proprio tali numeretti contenuti nella Nota di aggiornamento al DEF, licenziata dal Consiglio dei Ministri il 27 settembre, non pare ci sia nulla da gioire e la precisione non sembrerebbe poi così chirurgica: crescita del PIL inferiore a quanto sperato sia nel 2016 che nel 2017, deficit in aumento (occorre ammettere, però, che sarebbe da fare un discorso sullo sforamento per «circostanze eccezionali»), debito pubblico forse in calo dal 2017. In quest’ultimo caso va ricordato che il rapporto debito e PIL rimane inchiodato anche per una previsione condita di troppo ottimismo rispetto al dato dell’inflazione, come ammesso dal Ministro Padoan. Occorrerebbe poi analizzare le modalità adottate per neutralizzare le clausole di salvaguardia da 15 miliardi di euro della legge di stabilità 2015 che, se scattassero, comporterebbero l’aumento di IVA e accise con conseguente effetto recessivo: i fondi destinati a tale neutralizzazione saranno così sottratti all’incentivazione della ripresa.
Anche la senatrice Magda Zanoni è intervenuta in Aula in merito al Documento di Economia e Finanza 2016, di cui è relatrice, per sottolineare l’importanza di alcuni punti relativi alle regole di bilancio per le amministrazioni, alle politiche fiscali locali e al contrasto all’evasione e la raccomandazione, nonché al contrasto alla povertà. «Voglio solo sottolineare – ha detto la Zanoni – che il Governo attuale ha dimostrato in questi ultimi due anni una capacità previsionale molto più elevata dei Governi che si sono succeduti nell’ultimo decennio, i quali a consuntivo avevano differenze di previsione di vari punti, qualche volta addirittura di segno opposto».
La politica che ha a che fare con i numeri purtroppo, nell’ultimo decennio, ha sempre dato, e pare continui a dare, la sensazione di una strana navigazione a vista. Tanto che addirittura nella Nota citata del Consiglio dei Ministri, dove c’è la previsione di un misero 1% in più per il PIL – ritenuto ottimistico e foriero di dubbi da Banca d’Italia, Ufficio Parlamentare di Bilancio e Corte dei Conti – si lega l’efficacia delle ricette economiche adottate alle riforme costituzionali. Ma i paesi europei dove la crescita è maggiore, come ad esempio la Spagna, quante volte hanno ritoccato la Costituzione? Il rischio è sempre quello di pensare alla politica dell’ultimo decennio come all’orchestrina del Titanic.
All’interno del DEF, tralasciando, per la sua ampiezza e complessità, l’argomento legato agli enti locali, appare non irrilevante guardare al contrasto alla povertà. Proprio la senatrice continua affermando: «dobbiamo lavorare perché questo processo è buono, è avviato bene e il Piano nazionale di contrasto alla povertà è finanziato attraverso il Fondo per la lotta alla povertà e all’esclusione sociale, con una dotazione di 600 milioni per il 2016 e di un miliardo a decorrere dal 2017. Molto bene; su questo però occorre imprimere un’accelerazione perché le singole persone, uomini, donne e bambini in difficoltà, non possono attendere».

foto Walter Molinero

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