All’inizio del nuovo anno scolastico desidero rivolgere un augurio agli alunni, agli insegnanti e ai genitori. Condivido con voi questi pensieri perché il nuovo cammino sia sostenuto dalla speranza. Le nostre scuole sono di tutti i colori. Seduti gli uni accanto agli altri si trovano bambini, ragazzi e giovani che provengono da altri Continenti. Questa presenza è una ricchezza e una sfida educativa. Da parte nostra dobbiamo farli sentire non stranieri, ma amici. Occorre non chiuderci pigramente nel nostro recinto, ma aprirci al mondo promuovendo ideali di pace attraverso un’educazione interculturale.

La scuola è tra le priorità per l’avvenire della nostra Nazione.

È necessario investire più risorse economiche per raggiungere standard eccellenti di qualità.

Voglio soprattutto sottolineare che la scuola è di tutti. Non appartiene ad una sola parte politica ma alla totalità della politica, in un rapporto dialettico con tutte le forze vive della società. Ai genitori e agli insegnanti desidero dire: aiutate i vostri figli e i vostri alunni ad “avere voglia” di scuola! Fate capire loro che la scuola li prepara a costruire il loro futuro! A cinquant’anni dalla morte, don Lorenzo Milani è ancora un maestro che ci insegna a rendere attraente la scuola praticando una didattica che parte dal vissuto quotidiano e aiuta ad affrontare la vita istruendo non in modo astratto, ma introducendo nella complessità del mondo. La piccola scuola di Barbiana aveva una duplice finalità: era aperta a tutti, anche agli ultimi, e insegnava a vivere. Quanto abbiamo ancora da imparare da questa eccezionale esperienza! Perché la scuola non sia un parcheggio, né si riduca ad un peso insopportabile, lo studente deve considerarla come un diritto e come una garanzia per il proprio futuro. Così pure gli insegnanti, oltre la loro competenza professionale, devono brillare per la loro autorevolezza morale. A tutti loro dico: siate maestri, non funzionari! Percorrete vie innovative e rimotivate ogni giorno il vostro insegnamento nella scuola. Così si contribuisce a rendere attraente la scuola e a farla amare. Papa Francesco, nel suo discorso alla scuola italiana (10 maggio 2014), ha ripetuto con forza e convinzione: «Non lasciatevi rubare l’amore per la scuola!». questo non è uno slogan, ma un imperativo. Dobbiamo amare la scuola perché educa al vero, al bene e al bello; perché si incontrano persone e si cresce insieme nel dialogo e nel rispetto; perché ci rende adulti, insegnandoci a parlare la lingua della mente, la lingua del cuore e la lingua delle mani. Soltanto l’amore è generativo. Giustamente Platone affermava: «Per insegnare occorre passione».

+ Pier Giorgio Debernardi

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