21 ottobre 2014

Miradolo. Incontro con lo storico e critico dell’arte Antonio d’Amico

È stato Vittorio Sgarbi, sabato 4 ottobre, ad inaugurare al Castello di Miradolo la mostra “San Sebastiano – Bellezza e integrità nell’arte tra ‘400 e ‘600”.
Molto suggestivo il percorso della visita alle opere accompagnato da un allestimento sonoro che ha come protagonista “Il Martirio di San Sebastiano” di Gabriele D’Annunzio, con le musiche di Claude Debussy.
Preziosa la collaborazione dello storico dell’arte Antonio D’Amico che ha commentato: «Lavorare per la Fondazione Cosso alla Mostra su San Sebastiano è stata un’esperienza avvincente e di grande intesa con l’intero team della Fondazione e in primis con la presidente, Maria Luisa Cosso. I rischi di realizzare una mostra a tema iconografico e sacro, erano tanti e non volevo fare un’esposizione devozionale con opere facilmente esposte nei nostri musei italiani o meglio ancora nelle chiese. La scommessa che Sgarbi mi ha lanciato, di fare una bella e grande mostra ricca di capolavori, l’ho colta con entusiasmo anche se ero ben consapevole delle difficoltà. In realtà la determinazione e l’amore per la ricerca mi hanno trasformato in segugio di opere difficilmente viste, inedite o da studiare con più attenzione e, soprattutto di capolavori. Non mi sono fermato davanti a nessuna opera, neanche a quella che sembrava la più irraggiungibile. In questo sono stato supportato da una complice formidabile che è stata la signora Maria Luisa Cosso. Da molto tempo ormai non si vedevano mostre che sviscerano un tema iconografico; si era persa la consuetudine. Questa è ricca di suggestioni scaturite da grandi dipinti studiati da importanti esperti che hanno accolto la proposta di riformulare attribuzioni».
Al Castello si possono vedere circa 50 opere, alcune mai viste prima, altre custodite in collezioni private o nei depositi dei musei, come la tavola con il racconto del martirio del santo che proviene dagli Uffizi. «Abbiamo portato una straordinaria statua in terracotta invetriata delicatissima e raffinatissima che è di Andrea della Robbia – prosegue D’Amico. E, infine, abbiamo ritrovato dipinti che si credevano perduti come il meraviglioso Rimpatta, dove si vede un Sebastiano liberty e ballerino, o il fascinoso Mattia Preti che nel Seicento era sull’altare del Convento di San Sebastiano a Napoli e poi finito sul mercato antiquario dall’Ottocento. Le opere non le ho allestite come “letti a castello”, per rispondere a una simpatica battuta di Sgarbi. Lo sforzo della Fondazione, che ha restaurato un’intera nuova manica del Castello, mi ha permesso di disporle con armonia, dando a ogni singolo dipinto un ampio respiro non solo di dialogo con le altre opere, ma anche una bella godibilità, come è consuetudine della Fondazione. Quindi tante opere, tanti capolavori, rintracciati con cura e passione e disposte con spirito di dialogo, di confronto e di meraviglia per la visione.
Abbiamo lavorato sei mesi intensamente per offrire al pubblico una mostra unica nel suo genere che vale la pena di vedere. Un Tiziano accanto al suo allievo Paris Bordone non sarà più facile vederli, così come i due magnifici quadri di Mattia Preti affrontati».

Amalia Pagliaro

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