Dal 1630 al 1631 guerra e malattia decimarono la popolazione di Pinerolo Gli anni a partire dalla fine del XVI secolo non furono facili per Pinerolo. I francesi, ritentando di fare della città una piazzaforte militare, si disinteressarono del commercio e delle industrie. Anche il governo sabaudo fu totalmente negligente, occupato a passare da una guerra all’altra, ma trovando mezzi e risorse economiche per la costruzione di opere militari sul colle di Santa Brigida. A prosperare furono, quindi, carestia e miseria. La nuova rottura col re di Francia, Luigi XIII, e la conseguente guerra, completarono l’opera. Si è nel 1630. Il cardinale di Richelieu, generale dell’esercito francese, oltrepassa le Alpi e occupa Rivoli. Torino si prepara all’assedio, ma il cardinale punta su Pinerolo. Carlo Emanuele I, duca di Savoia (soprannominato Bioca ‘d feu – testa di fuoco – per le manifeste attitudini militari) avverte il governatore di Pinerolo, Urbano di Scalenghe, dell’imminente pericolo, ma Richelieu riesce ad entrare in città e il governatore si ritira nella cittadella resistendo appena una settimana (fino al 31 marzo). I francesi sono, di nuovo, padroni di Pinerolo, iniziando la seconda dominazione francese.
Parallelamente si diffonde in città la peste. Così scriveva Trivero nella sua “Storia di Pinerolo”: «Orribili erano i sintomi dello schifoso morbo. Chi ne veniva assalito cominciava a mancare le forze; vertigini confuse lo travagliavano; sincopi, e sete inestinguibile. Livida appariva la faccia, annerivano le labbra, la lingua e le unghie. In alcuni compariva un bubbone (…); in altri il fatal morbo principava da vescichette (…). L’infermo si doleva di acutissimo dolore al ventricolo, e presto il delirio e il sudore freddo ne indicavano la morte vicina» (Q. Trivero, Storia di Pinerolo, Tip. Sociale, Pinerolo, 1890).
. Per cercare di arginare fin dall’inizio il contagio vennero costruiti lazzaretti tra il Chisone e il Moirano, la costruzione di un ospedale per coloro già contagiati e chi non lo fosse ancora cercò scampo, spesso inutilmente, nelle valli vicine. I molteplici provvedimenti incisero negativamente sulle attività commerciali: commercianti, sarti, tessitori, la cui attività era basata su un’economia di scambi, iniziarono a non avere più lavoro, soprattutto a partire dall’imposizione della quarantena nel territorio cittadino (dal 12 maggio). Per di più venne imposto di interrompere l’attività dei mulini, la fornitura del pane e di carne perché ritenute “dannose per la salute”. Da ultimo venne allontanato il bestiame, perché razziato dalle truppe. Nonostante tutto, il governatore della città, Antoine de Toulongeon, riuscì a mantenere l’ordine attraverso interventi umanitari e ispezioni periodiche ai quartieri. Il suo operato permise di salvare la città dalla distruzione, ipotizzata dal re di Francia come unica possibilità per arrestare l’epidemia incontrollabile. Ironia della sorte, il 20 settembre 1633 Toulongeon morì, molto probabilmente, contagiato dalla peste. Naturalmente non mancano descrizioni di confusione e disordine, con cadaveri abbandonati per le vie e saccheggiati dei loro pochi averi. Ma chi portò il morbo in città? Per il dottor Pietro M. Gagna nel trattato De Peste, edito nel 1715, esso sarebbe stato portato dalle truppe tedesche, contratto a Mantova e portato dapprima a Pancalieri; mentre padre Montù di Chieri nell’opera Memorie storiche del gran contagio in Piemonte nel 1630…, edito nel 1830, indica le truppe francesi, contagiate nel 1628-29 nella Savoia, come responsabili del contagio a Susa e poi a Pinerolo (ipotesi più accreditata). Lo storico Ludovico Antonio Muratori nell’opera Del governo della peste, edito 1743, ammette la possibilità di un’origine spontanea, causata semplicemente dalla fame e dalla guerra. La peste ebbe il suo primo sviluppo in Pinerolo il 14 aprile 1630, per divenire inarrestabile a luglio ed agosto; rallentò per riprendersi dalla primavera al luglio 1631, poi “inaspettatamente”, come in quasi in tutto i Nord Italia, cessò.
Circa le perdite umane, è difficile avere un riscontro numerico preciso. Il Pittavino nella sua Storia sostiene che nei primi cinque giorni dell’epidemia a Pinerolo morirono 600 persone. Facendo una media dei dati complessivi forniti dagli storici si può affermare che la popolazione pinerolese sia stata decimata di circa il 60%.

Ilaria Rigo IL profilo della città di Pinerolo nel 1630 durante l'assedio portato dal cardinale Richelieu in un dipinto di Philippe De Champaigne