«Per molti anni inaccessibile ai visitatori, il Palazzo del Senato, donato con atto munifico nel 1899 alla Città di Pinerolo dall’allora Regio Soprintendente ai Monumenti del Piemonte e della Liguria, Alfredo d’Andrade, che l’aveva acquisito con fondi propri, nell’ultimo decennio è tornato ad essere aperto alla comunità, grazie all’opera del CeSMAP – Centro Studi e Civico Museo d’Arte Preistorica». Così si esprimeva nel 1999 Valter Giuliano, giornalista e scrittore, all’epoca Assessore alla Cultura della Provincia di Torino, nella prefazione agli Atti del Convegno per celebrare il centenario della donazione dello studioso lusitano, evento organizzato dal CeSMAP e dalla SPABA al “Circolo Sociale 1806” di Pinerolo.

Prosegue Giuliano: «Fin dal XIV secolo, quando fu fatto costruire dai Principi d’Acaja, fu destinato ad usi pubblici, sede della Giudicatura con i Savoia-Acaja, sede del Consiglio Sovrano o Senato quando Pinerolo fu sotto la dominazione francese.

Negli anni ‘960 il Palazzo, che è Monumento Nazionale, ritrovò per breve periodo l’originaria vocazione pubblica divenendo sede del Museo Cittadino, fortemente voluto da Antonio Parisi, compianto direttore della Civica Biblioteca».

Il d’Andrade, nello scegliere il Palazzo del Senato per farne dono, restaurato, alla Città di Pinerolo, aveva ben chiaro il ruolo di maggior edificio rappresentativo della storia della città, ovvero di quando Pinerolo fu la prima capitale del Piemonte con i Principi d’Acaja e, poiché altri edifici direttamente attribuibili al casato principesco non ne sopravvivono, resta monumento emblematico di quel periodo per il Pinerolese. Il 7 Dicembre 1898 d’Andrade scrive al Ministero segnalando che in Pinerolo esiste una casa quattrocentesca «vero gioiello dell’architettura civile piemontese di quell’epoca, e per questo motivo da me creduta degna di essere riprodotta nel villaggio medievale costruito qui in Torino per l’Esposizione del 1884». Gli interventi di restauro del Palazzo del Senato proseguirono a Pinerolo sino al settembre 1929, sotto la direzione del pinerolese Cesare Bertea, succeduto al d’Andrade quale soprintendente ai Monumenti del Piemonte. Per cui, da oltre un secolo, una copia identica del Palazzo del Senato al Valentino in Torino richiama l’attenzione dei visitatori su Pinerolo, con un evidente positivo effetto moltiplicatore per il turismo e per l’informazione culturale.

La recente intenzione della nuova amministrazione comunale pentastellata di voler garantire il “non crollo” del Palazzo Acaja, che in realtà non è mai stato tra i possedimenti dei Principi, bensì di un’altra famiglia, come avevano stabilito vari studiosi tra i quali la pinerolese Giancarla Bertero, direttrice dell’Archivio Storico di Saluzzo nella sua relazione “Il Palazzo dei Principi d’Acaja in Pinerolo: un’invenzione della storiografia ottocentesca”, durante il Congresso della SPABA, organizzato dal CeSMAP nel 1999 a Pinerolo, è sicuramente di evidente saggezza. La salvaguardia dei monumenti che testimoniano la storia di Pinerolo è irrinunciabile e prioritaria. Oltre alla salvaguardia è stata avanzata anche l’idea di riuso della struttura per collocarvi un museo della città. In tempi lontani il Comune aveva fatto fare un dispendiosissimo progetto – costato negli anni ‘970-80 oltre 500 milioni di lire – per collocarvi l’Istituto Musicale “Corelli”, progetto mai andato in porto. Ora, la nuova idea di museo del centro medievale, magari inserendo anche l’Archivio Storico della Città, attualmente collocato in ristretti locali poco funzionali ed agibili, potrebbe essere una buona iniziativa.

 

Il museo dove lo metto?

Ma senza ombra di dubbio il Palazzo Vittone, un grande e prestigioso edificio del XVIII secolo nel centro vitale della città, opera di uno dei più significativi architetti sabaudi, attendendo da 25 anni che si concluda l’iter progettuale ormai alla fase finale, deve essere portato a termine. Giova ricordare che i progettisti sono Mario Roggero, all’epoca dell’incarico preside della Facoltà di Architettura del Politecnico di Torino, e Sergio Santiano, docente del medesimo ateneo, autore di studi e pubblicazioni su Bernardo Vittone, architetto regio.

Il primo lotto di lavori, per circa 800.000 euro, è già stato eseguito. C’è il progetto definitivo del secondo lotto, ma manca ancora l’esecutivo che concerne il restauro delle facciate interne con mattoni a vista – molto degradati – del palazzo, gli infissi e le grandi vetrate dei loggiati, e l’esecutivo del terzo lotto, quello della musealizzazione dei locali.

Nei sotterranei del Palazzo si trova il Civico Museo Etnografico e al piano terra la Pinacoteca.

Dove era collocato il Liceo Classico “Porporato” ed il Ginnasio, è definitivo il progetto per collocarvi il civico Museo di Archeologia e Antropologia che da oltre 50 anni è ancora ristretto nella piccola sede (definita “provvisoria” nel 1964 dall’allora sindaco Aurelio Bernardi) ricavata nell’ex Corpo di Guardia della Caserma “Fenulli”, all’angolo tra piazza Fontana e viale Giolitti, in contiguità col Museo Nazionale dell’Arma di Cavalleria. In questa sede è attiva solo l’esposizione della Sezione Didattica ad uso prevalente delle scolaresche che la frequentano con un forte passaggio di circa tre mila alunni per ogni anno, fin dal 1974 quando venne istituita, tra i primi dipartimenti didattici museali in Italia. Per forza di cose, la maggior parte dei reperti sono immagazzinati in vari depositi oltre al museo, in via Brignone, nel Palazzo Vittone e nella Chiesa di S. Agostino.

La realizzazione, sicuramente prioritaria e non oltre rinviabile, di un grande Museo Civico, ottenuto integrando a Palazzo Vittone tre Musei, che resteranno autonomi ma coordinati per i servizi di gestione comune (biglietteria, didattica, segreteria, accoglienza, vigilanza, sicurezza, ecc.), costituirà il focus principale del polo museale cittadino, in sinergia con gli altri Musei di Pinerolo ed in particolare con quello, eccezionale, che è il grande Museo Nazionale della Cavalleria che potrà certo costituire “il carro da combattimento” per trainare vittoriosamente tutti i sistemi museali di Pinerolo e del Pinerolese.

Il lavoro da fare è ancora molto ma nei decenni passati, con ostinata volontà e guardando lontano, i musei civici non hanno mai abbassato la guardia, lottando tra mille difficoltà e anche contro qualche manifesta insensibilità ed incomprensione.

 

Dario Seglie
Direttore del CeSMAP
foto molinero

Corridoio principale di Palazzo Vittone