Maggio 2014

Giovedì 3 aprile, presso l’Opera Salesiana Rebaudengo di Torino, si è tenuto un momento di riflessione sulla diffusione nella scuola dell’ideologia gender e degli opuscoli dell’UNAR.

L’evento è stato organizzato dalla dottoressa Mariachiara Martina, esperta di comunicazione e moderatrice dell’evento, e da don Gianni Ghiglione, referente del collegio universitario salesiano. I relatori intervenuti sono stati il giornalista Marco Margrita, l’insegnate di religione Andrea Musso e il docente universitario di psicologia e sessuologia Ivan de Marco.

Il punto di partenza per la riflessione è stato segnato dall’introduzione della dottoressa Martina. L’ideologia gender è nata negli Stati Uniti negli anni ’70 e afferma, in sintesi, l’assenza di identità sessuale naturale nell’uomo; anzi, vede la sessualità totalmente slegata dalla procreazione. Così si ha conseguentemente la perdita del valore del matrimonio e perciò della famiglia che, per essere aperta alla vita, necessita dell’unione tra un uomo e una donna.

Dopo l’introduzione è stata lasciata la parola ai tre relatori. Il primo ad intervenire è stato il giornalista Marco Margrita. Il suo intervento è stato mirato a mostrare come i fautori dell’ideologia gender riescano ad imporre il loro pensiero, rendendolo mainstream unico e dominante.

Opuscoli come quelli pubblicati dall’UNAR per gli insegnati e i giornalisti obbligano a parlare sempre bene del mondo LGBT e a non parlare di famiglia composta da uomo, donna e bambini, a meno che non se ne parli con toni dispregiativi: pena la denuncia per i docenti e il deferimento per i giornalisti al loro Ordine.

Il giornalista di Tempi a questo punto ha posto la domanda: ma l’UNAR che ha tutto questo potere per prendere tali decisioni, chi l’ha scelto? Nessuno, poiché è un piccolo ufficio del Ministero delle Pari Opportunità che ha imposto una linea senza nemmeno chiedere il permesso al Ministero di riferimento.

Ecco il clima antidemocratico in cui si sta decidendo la legge Scalfarotto che introduce il reato di opinione: vero assalto agli articoli sulla libertà, 13 19 e 21 della Costituzione. Il secondo intervento ha visto il professore Ivan De Marco spiegare la poca scientificità degli opuscoli UNAR. Alcuni esempi si commentano da soli: incoraggiare nei bambini dai 4 anni in su l’autoerotismo, magari aiutandoli anche con dei giocattoli un po’ “osè”! De Marco ha ricordato che tale pratica è una “scemenza”, dato che già solo dal punto di vista biologico i bambini a quell’età non hanno sviluppati gli organi genitali.

Gli opuscoli, inoltre, si rivolgono ai bambini chiamandoli ragazzi, ma questo è un errore, giacché sono ancora nell’infanzia. La conclusione della serata è stata affidata all’insegnante Andrea Musso che ha fornito una notizia dell’ultimo momento: il sottosegretario all’Istruzione Gabriele Toccafondi ha fatto ritirare ufficialmente gli opuscoli UNAR.

Certo una vittoria, ma non definitiva, poiché – ha aggiunto Musso – ci sono in cantiere anche altri progetti che se non legati a direttive nazionali, lo sono a quelle internazionali come quelle dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, che anch’essa obbliga idee LGBT. Di fronte a ciò, il docente ha invitato gli insegnati e i genitori presenti a non avere paura ma ad unirsi, prendendo spunto da realtà come la “Manif Pour Tous”, le “Sentinelle in Piedi” e il “Comitato Sì alla Famiglia” che dimostrano che lo stare insieme – pur provenendo da diverse esperienze, religiose e  politiche – ripaga, specialmente se c’è da difendere un bene universale come la famiglia.

Daniele Barale

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