Recensione del film di Goro Miyazaki

Nel 2011 il figlio di Hayao Miyazaki, Goro, ha diretto il suo secondo lungometraggio di animazione dal titolo “La collina dei papaveri”, che è basato su un manga del 1980 di Chizuru Takahashi.

Molti conoscono Hayao, fondatore dello studio di animazione “Studio Ghibli” insieme a Isao Takahata anni or sono. Di Miyazaki in particolare si conoscono lungometraggi come La città incantata e Il Castello errante di Howl. Nel 2006 Goro si era cimentato con I racconti di Terramare, lungometraggio sintesi di una serie di scritti fantasy della scrittrice americana Ursula Le Guin dal titolo “Tales from Earthsea”. Il film non ebbe molto successo.

La locandina del film

La collina dei papaveri, distribuito in Italia dalla Lucky Red, è stato proiettato in Italia solo ed esclusivamente il 6 novembre 2012 in alcuni selezionatissimi cinema.
Il film è ambientato nel 1963, in un giappone ancora fondamentalmente rurale che si sta affacciando alla modernità. Una cittadina marittima, dove la vita si svolge abbastanza serenamente. Seguiamo le avventure di un gruppo di studenti che si sta strenuamente battendo per evitare che un importante edificio storico venga abbattuto per far posto all’edificazione di un altro stabile. Infatti, il Quartier Latin è un simbolo non solo storico, ma culturale e tradizionale, dove gli studenti possono giostrare il loro tempo tra studi di poesia, filosofia, musica, chimica, etc.

 

Evitare l’abbattimento serve a intrecciare gli sguardi affinchè guardino sia al passato sia al futuro: solo così il futuro sarà migliore. Se si guarda al futuro disprezzando il passato, non v’è speranza. Una storia d’amore sullo sfondo della guerra di Korea è la storia più in dettaglio.
Da un punto di vista tecnico i disegni ineccepibili, fatti visibilmente a mano, gli unici in grado di dare al cartone animato quella sensazione di pienezza e passione che ormai non esiste quasi più, in un’epoca in cui “cartone animato” è quasi interscambiabile con l’espressione computer grafica. I fondali sono bellissimi, particolareggiati all’estremo, una vera gioia per gli occhi.

Da notare la sala piena anche se si tratta di un autore poco conosciuto. E’ un cinema di animazione per adulti. E’ bello rendersi conto che sopravvive un modo di fare animazione che coinvolge più che altro gli adulti.
Il film ha una colonna sonora a mio avviso superba, con anche canzoni giapponesi vere e proprie cantante in lingua, che appartengono all’epoca in cui il film è ambientato.

Resta senz’altro un ottimo film dello Studio Ghibli. Un plauso a Goro.

Massimiliano Denitto