In considerazione della nota squadra di calcio uruguayana del Peñarol (nome di un quartiere di Montevideo, allora periferico e oggi centrale), la derivazione di questo suo nome – così a noi chiaramente vicino alla pronuncia piemontese della città di Pinerolo – viene sommariamente rapportata alla generica migrazione di presunti abitanti pinerolesi andati per lavoro in Uruguay.
Ma la vera storia di questo nome non risulta esattamente così. Anche perché di questi migranti provenienti da Pinerolo riferiti alla società sportiva uruguagia si conosce ben poco, e semmai il loro riferimento ad una possibile presenza a Montevideo è da collocare a dopo la seconda metà dell’Ottocento; mentre al contrario molteplici documentazioni sulla denominazione di Peñarol a Montevideo sono riscontrabili facilmente nella storia passata della capitale sud-americana.
La più diffusa attestazione di questa località si ritrova in una iscrizione commemorativa incisa dalla municipalità sulla pavimentazione del luogo storico di attestazione “penaroliana” che riferisce come «Peñarol, proviene da Pinerolo, località del Piemonte. E dal 1780, questo pezzo di terra era stato chiamato Peñarol da Giovanni Battista Crossa, oriundo di quel luogo».
Però anche in questa lapide ufficiale si incontrano due errori: la data esatta di denominazione della località in questione e il cognome del suo fondatore. Perché fu nel 1776 che Juan Bautista Crosa (scritto con una esse sola), nativo di Pinerolo e oriundo uruguayano dal 1751, decise di aprire nella zona rurale periferica a Montevideo che ancora non possedeva un riconosciuto nome specifico un negozio di alimentari. Nella lingua locale era chiamato “pulperìa”, una sorta di osteria inizialmente impiantata sotto un tendone oppure in un rustico casolare per la vendita al minuto di bevande e cibarie di prima necessità, trasformata poi anche in locale ad attività multipla per soddisfare le crescenti «necessità della vita quotidiana: cibo, bevande, candele, medicine, tessuti», ed quindi adattato «a locanda di alloggio» periodico, che le cronache dell’epoca riportano quali edifici che «Insieme con le chiese sono stati i principali siti di riferimento comunitario» all’inizio della colonizzazione dei territori.
Il proprietario pinerolese chiamò il suo locale El Penareul, trascritto nella dizione dialettale del luogo, e apponendone il nome chiaramente sulla insegna di entrata.
Oggi quel negozio non esiste più, sopraffatto dalla grande espansione urbana di Montevideo, ma rimane il ricordo del posto dove si trovava (all’intersezione dell’odierno Corso Colonnello Raìz con la Strada Perimetrale 102, sull’impianto stradale che adesso ha coperto il torrente Miguelete, originariamente scorrente in un’area libera occupata soltanto da una distesa di campi agricoli, costellata di piccole fattorie rurali).
Chi era Giovanni Battista Crosa
Del nostro concittadino denominatore del quartiere di Montevideo, esistono differenti informazioni biografiche, alcune documentate e precise, ed altre ricomposte. Una vaga notizia italiana lo riconosce come «maestro della corale che nel 1770 venne chiamato in Uruguay», per esercitare il suo servizio musicale nella capitale uruguayana; ma altre fonti storiche invece attestano (in particolare quella riportata dal ricercatore Emilio Carlos Tacconi, autore di un lungo saggio sul Barrio Peñarol pubblicato nel numero 10 della rivista ‘Raices’ nel 2016) che egli era soltanto «primo pifferaio del Secondo Battaglione del Reggimento di Maiorca […] stanziato a Montevideo […] nel maggio 1765»; dove, «accompagnato dalla moglie Francisca Pérez Bracamán e dal loro figlio Juan Antonio» nel «1769 figura tra i residenti della città». Ma poi, «lasciato il servizio militare attivo, […] nell’aprile del 1772 […] compare iscritto come taverniere, di 40 anni d’età, accasato e con tre figli piccoli».
Ulteriori notizie vengono fornite dall’altro storiografo – studioso e genealogista rioplatense – Juan Alejandro Apolant, che nel suo libro sulle “Origini della famiglia uruguagia” del 1966 riporta «una scrittura del giugno 1775» redatta «in occasione dell’acquisto di una sorta di azienda agricola sul Miguelete» nella quale si rileva come «Giambattista Crosa […] fosse figlio dell’avvocato Francesco Crosa, di famiglia considerata tra le maggiormente distinte della zona» di sua origine del Pinerolese.
Ancora, più circostanziatamente Antonio Pereyra, membro della Commissione Permanente di Peñarol composta per la protezione del patrimonio edilizio e urbanistico della città vecchia di Montevideo, in una intervista del 2015 ha precisato che «il processo di insediamento della popolazione nel Quartiere Peñarol» è cominciato col «primo abitante ufficiale della zona, […] Juan Bautista Crosa, nato in Pinerolo nel 1730»; di cui «Si considera come sua data di arrivo a Montevideo il luglio 1765, e che «Di sicuro è colui che nel 1769 figura come lavorante nella Tenuta Aldecoa», e successivamente, nel 1772, è classificato quale negoziante.
Nella ricognizione pereyrana, viene inoltre indicato «possibile considerare una seconda fase» migratoria di Italiani in Uruguay, «avvenuta a metà del XIX secolo, contrassegnata da cognomi italici», dei quali nelle località montevideiche ancora «Oggi rimangono agglomerati famigliari vecchi di più di 150 anni di tradizione: tra cui Campi, Bresesti, Panizza, Patron, Berrutti, Mazzuco e Faccio», non tutti però appartenenti alla città di Pinerolo ed alle sue valli circostanti.
Infine, a chiarimento delle attribuzioni nomenclatorie dei nuovi venuti e delle loro sistemazioni localizzative, Mario Delgado, direttore aggiunto di arti e scienze della intendenza municipale, avverte però che «La maggioranza dei nomi della geografía uruguagia […] comprende varie denominazioni che vennero riprese da […] città o zone del paese», e particolarmente nelle situazioni di allocamento dei primi colonizzatori, in origine soprattutto «lavoratori, allevatori, e contrabbandieri»; in cui anche «rientra il caso di Peñarol». Era infatti solito a «quell’epoca […] che i documenti personali contenessero il luogo di provenienza degli immigrati», e negli atti pubblici «Crosa si trasformò quindi in Crosa Pinerolo», poi trascritto Crosa Peñarol.
E così, la conversione di Pinerolo in Peñarol finì per designare «anche tutto il luogo in cui la persona aveva fondato la propria casa e svolto il suo commercio».

La squadra di calcio

Crosa morì nel 1790 e fu sepolto nella Cappella del Cimitero che era stata costruita un decennio prima e della sua locanda si perse il ricordo. Restò tuttavia il nome Peñarol dato alla località; e una nuova affermazione della sua riproposizione si verificò più avanti attraverso l’impianto ferroviario che intervenne a modificare il terreno agrario della zona in una industrializzata area residenzial-operaia, da cui ulteriormente provenne la composizione del quartiere con la propria rinomata squadra calcistica.
Dal 1878 al 1890 nel contesto penaroliano si sviluppò la prima rivoluzione industriale della città, ad opera della società ferroviaria inglese Central Uruguay Railway, che oltre alla sistemazione della strada ferrata si occupò di erigere i primi laboratori tecnici e le relative abitazioni operaie. A queste semplici costruzioni abitative si aggiunsero subito anche le prime attività pubbliche e sociali, civiche e culturali, tra cui venne la fondazione, al 28 Settembre del 1891, del Circolo Sportivo penarolese (il Central Uruguay Railway Cricket Club), che aveva una compagine calcistica (di fútbol, come dicono i sud-americani), i cui componenti non diedero dall’inizio – come impropriamente viene riferito – il nome di Peñarol in esplicito riferimento al sito ed a ricordo dell’originario quartiere, poiché quella titolazione fu assegnata molto dopo, il 13 dicembre 1913, quando il CURCC cambiò denominazione in Club Atlético Peñarol.
Qualcuno sostiene che il mutamento avvenne «anche perché tra i soci fondatori alcuni erano di origine piemontese», ma questa affermazione è dubbia e incerta, in quanto nella lista dei creatori della iniziale squadra di calcio, e dei successivi sostenitori del nuovo titolo della società sportiva, non appaiono nominativi italiani e tanto meno del Piemonte («Dei 118 membri fondatori del club, 72 erano britannici, 1 tedesco, e 45 uruguayani»).
Questa italianità di attribuzione è stata forse confusa, ed eccessivamente enfatizzata, con l’originario personaggio piemontese Crosa, che aveva inizialmente dato il nome al quartiere.
Peñarol comunque, da quando la compagine calcistica di Montevideo è assurta all’onore delle cronache sportive, ha indelebilmente prolungato quel ricordo di provenienza dal Piemonte del proprio nome, assegnatogli dall’ignaro commerciante, all’inizio della grande espansione colonica dell’Uruguay.

Corrado Gavinelli

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