05 aprile 2015

Dal “Compianto sul Cristo morto” al “Giudizio universale”. Da Torino a Miradolo. L’imminente ostensione della Sindone ha portato in Piemonte il Beato Angelico e la sua arte intrisa di teologia tomista e di spiritualità vissuta.

I contesti delle esposizioni sono diversi ma unico l’invito a contemplare il mistero della salvezza compiuta in Cristo, tra il “già” del Regno in mezzo a noi e l’escatologico “non ancora” degli ultimi giorni.

A Torino il “Compianto sul Cristo morto” verrà esposto nel Museo Diocesano (nella cripta del Duomo) esattamente sotto la Sindone. «Non c’è nessuna relazione diretta, ovviamente, tra un quadro e l’immagine del Telo – ha spiegato l’arcivescovo di Torino, Cesare Nosiglia –. Ma l’uno e l’altra ci richiamano con forza a quel “vedere” che è il centro del pellegrinaggio sindonico.

L’intera ostensione ci richiama a questo: contemplare la Passione e la morte di Gesù Cristo non come un momento di fruizione “estetica”, ma piuttosto come un forte richiamo a riflettere sul senso della nostra vita, e della nostra morte».

Questo approccio squisitamente spirituale caratterizza anche l’allestimento della mostra del Castello di Miradolo. Il percorso che conduce all’incontro con le opere – i dipinti ma anche le miniature – si configura come un cammino interiore.

Al di là dei colori si coglie l’anima mistica del Beato Angelico. È di aiuto, in questa sorta di iniziazione, il buio che avvolge e invita al raccoglimento, e la luce che evidenzia le riproduzioni e i dettagli. Come pure le note intime del “Requiem” di Franz Liszt che prendono per mano il visitatore e lo trasformano in un pellegrino.

L’arte sacra lascia spazio al sacro dell’arte. E dalla fruizione estetica alla preghiera il passo si fa breve.

P.R.

Cristo_morto_Angelico