IL SETTECENTO FU un secolo complesso e pieno di contraddizioni. Contraddizioni che videro l’acuirsi delle incomprensioni e delle ostilità tra il papato e il potere temporale. L’illuminismo considerava la Chiesa (e le religioni in generale) l’espressione massima del giogo dell’ignoranza e dell’oscurantismo, tanto da esaltare la sola ragione umana come fonte di verità e conoscenza. Questa ispirazione culturale e filosofica accompagnata al consolidamento delle monarchie nazionali, misero in crisi l’influenza del papato nei confronti del potere temporale. Emblematica in tal senso, la decisione di papa Clemente XIV di sopprimere l’Ordine dei gesuiti, dopo che ne era stata stabilita l’espulsione dalla maggior parte dei regni europei nel decennio precedente. Ricordiamo che la Compagnia di Gesù era convinta sostenitrice del primato della Chiesa anche in ambito temporale: predicazione che non persuadeva più la maggioranza dei sovrani cattolici.

Il riflesso del terrore

A partire dal 1789, la Francia conobbe un periodo di violenze e atti di protervia senza precedenti, le cui conseguenze portarono allo scardinamento degli assetti politici ed istituzionali conosciuti fino a quel momento (la Rivoluzione francese determinò un nuovo modo di intendere i rapporti umani e il governo stesso della “cosa pubblica”). A seguito dell’immane crisi finanziaria che colpì l’economia francese, re Luigi XVI convocò gli Stati generali, cioè l’assemblea in cui si riunivano i rappresentanti dei tre ordini della società: aristocrazia, clero e terzo stato. I lavori dell’assemblea, però, si trasformarono ben presto in un’ondata rivoluzionaria senza precedenti, che permise ai rappresentanti del terzo stato di modificare arbitrariamente l’assetto di potere del Paese. Fu abolito il regime feudale e venne approvata la “Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino”; ma (e troppo spesso si sottace questo fatto) furono altresì soppressi tutti gli ordini religiosi, salvo quelli dediti all’assistenza ospedaliera o all’insegnamento.

Il giuramento che divise la Francia frantumando la chiesa francese

Nel 1790 fu approvata la Costituzione civile del clero, che assegnava ad assemblee locali il potere di nominare vescovi e parroci, e obbligava gli ecclesiastici a giurare fedeltà alla nazione. La Chiesa francese si spaccò, dal momento che solo una parte del clero prestò giuramento. Lo stesso atteggiamento refrattario alla nuova Costituzione francese, venne perseguito da papa Pio VII, che nel 1791 condannò senza ambiguità il documento. Ma fu il 1793 l’anno orribile per la cristianità francese. I Giacobini al potere condussero un vero e proprio processo violento di scristianizzazione della società (basti pensare all’abolizione delle feste religiose, a vantaggio di quelle laiche), sostituendo il calendario improntato sulla celebrazione della messa domenicale con un nuovo calendario laico. Ma poiché non c’è fine al peggio, si procedette alla distruzione delle statue dei santi e delle campane delle chiese. Vennero inoltre rimossi dalla pubblica vista i cimiteri, impedendo di fatto il culto cristiano dei defunti. Senza parlare poi del genocidio della Vandea che si ribellò al governo di Parigi (117 mila morti su 800 mila abitanti).

Una falsa rivoluzione egualitaria

È fuor di dubbio che una certa stampa progressista ha mitizzato nel corso dei secoli la Rivoluzione francese (in Italia come dimenticare gli sproloqui ideologici di Augias e Scalfari?) esaltando lo spirito egualitario che la produsse (a fronte di una società dove ingiustizia sociale e soprusi dei più ricchi nei confronti dei diseredati era comunque all’ordine del giorno) ma ridimensionando fino all’inverosimile gli orrori prodotti dal giacobinismo materialista. La Rivoluzione francese fu figlia della cultura illuminista che esaltava l’io sopra ogni cosa, dove in nome di un egualitarismo formale, si soffocavano le libertà individuali e il bisogno naturale insito nell’uomo alla trascendenza. Oggi che viviamo in un’epoca storica contrassegnata dalla secolarizzazione della società, urge non dimenticare la lezione di quel lontano 1789. La tradizione culturale (prima ancora che religiosa) del cristianesimo (e squisitamente del cattolicesimo) non possono essere espunti dal tessuto connettivo dell’Europa. Senza radici cristiane, non avremmo avuto le libertà fondamentali di cui oggi ci possiamo fregiare.

Enzo Cardone

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