“Diciassettemila prigionieri, un solo Leonida” raccoglie le memorie di guerra del pinerolese Leonida Rainaudo, classe 1918, che prese parte con l’VIII Reggimento Alpino alla campagna di Grecia durante la seconda guerra mondiale. Fu ferito e sperimentò la durezza della prigionia, prima in Grecia, poi nell’isola di Creta.

Quello di Rainaudo non si presenta come il classico “diario di guerra” quanto piuttosto come una raccolta di episodi dal sapore aneddotico, destinati originariamente solo alla cerchia dei suoi familiari, in particolare al figlio Lorenzo e alla nipote Emanuela. All’esperienza bellica vera e propria è anteposta la parte dedicata ad un vivace e personale affresco dell’Albania, conosciuta dall’autore per avervi soggiornato per circa un anno prima dello scoppio del secondo conflitto mondiale.

Leonida si rivela un osservatore attento e preciso, capace di ammirazione e stupore di fronte alle bellezze del territorio e dei monumenti storici. Molti degli episodi narrati mettono in rilievo gli avvenimenti più ordinari della vita di un soldato, ma la predilezione va specialmente a ciò che è curioso, insolito, particolare. Sullo sfondo di una immane tragedia l’autore conserva la capacità di sorridere e di raccontare ogni cosa con stile leggero e venato di un’ironia elegante e sottile.Non mancano notazioni di taglio antropologico, dedicate agli usi e costumi locali, come pure ai risvolti gastronomici dell’avventura bellica. Tuttavia, seguendo il racconto, veniamo condotti in un percorso segnato da un crescendo di intensità e drammaticità.

Se all’inizio la guerra pare sia qualcosa di lontano, destinato a rimanere sullo sfondo, essa poi irrompe, quasi di colpo, nell’orizzonte del protagonista. Ciò che era iniziato quasi come un reportage di viaggio e di costume, assume allora le tinte crude e brutali di ciò che, al di là di ogni retorica, la guerra è: carne dilaniata, fame, disperazione, esistenze annullate, futuro negato. La narrazione si fa essenziale, sobria, racconta ogni cosa con realismo mai compiaciuto, ma che non si tira indietro né nasconde nulla, neppure gli aspetti più orribili e le immagini più disturbanti. Leonida è un comunicatore molto efficace. Il sapore amaro delle sue pagine più drammatiche rimane a lungo nell’anima…

 

In appendice al libro alcune fotografie, con le didascalie “d’epoca” dello stesso autore, ritraggono un mondo che sembra ormai smarrito nel tempo.

Il curatore del libro, Massimo Damiano, ha arricchito il testo di preziose note storiche e geografiche che aiutano il lettore a contestualizzare gli avvenimenti narrati.

«Questo scritto – ha scritto nella prefazione Gian Vittorio Avondo – racchiude le memorie di guerra (e non solo di guerra…) che un nonno fissa sulle pagine a beneficio della nipote e per far sì che ella le tramandi. Memorie che, se da un lato mantengono abbastanza integro il ricordo dello svolgersi degli avvenimenti, trasudano però, dall’altro canto, di tutta la saggezza, la compostezza e, perché no? La nostalgia che l’incedere degli anni scolpisce sulla umana natura».

 

A.C.

Leo Rainaudo, “Diciassettemila prigionieri, un solo Leonida”, Vita editrice, € 12.50

Il libro è disponibile presso la redazione di Vita Diocesana Pinerolese (via Vescovado, 1 – Pinerolo). Per info e prenotazioni 0121.37.33.35 – diffusione@vitadiocesanapinerolese.it