Aprile 2014

Quello di Loredana Bessone è veramente un lavoro tra cielo e terra. Si occupa, infatti, della preparazione degli istruttori degli astronauti e dei controllori di volo delle stazioni spaziali dell’ESA. Negli anni ha coordinato e diretto corsi di informatica, di robotica, di attività extra veicolare, di sopravvivenza, e anche spedizioni esplorative in grotta. E proprio le grotte, quali luoghi di addestramento per gli astronauti, sono state al centro di un conferenza che Loredana Bessone ha tenuto a Pinerolo giovedì 17 aprile, nell’ambito di “Lunedì scienza”.

Dottoressa Bessone, ci aiuta anche a capire qualche sigla. Che cosa sono l’ESA e l’ATD? 

L’ESA (Agenzia Spaziale Europea) è l’agenzia che coordina le attività di esplorazione spaziale in Europa. L’ATD (Astronaut Training Development and implementation system) è un sistema informatico per la gestione di tutte le attività di addestramento relative alla stazione spaziale internazionale.

Dalle caverne alle stelle, il passo è davvero breve? Dove si volgono e come gli addestramenti per i futuri astronauti?

Gli astronauti devono prepararsi a missioni di 6 mesi in ambienti confinati, isolati, in piccoli gruppi di culture e provenienze diverse. L’ambiente esterno è ostile, le loro attività sono critiche e richiedono continua attenzione, devono condurre ricerche scientifiche e gestire tutti gli aspetti della loro vita in comune. Le spedizioni speleologiche a carattere scientifico e l’ambiente della grotta offrono delle ottime analogie con i voli spaziali: la progressione in grotta e le camminate spaziali usano protocolli di movimento molto simili, e richiedono continua attenzione nei movimenti, ma anche nell’assicurazione di sacchi e oggetti, con visibilità limitata, e con rischi molto alti in caso di disattenzioni.

Durante la mia ricerca per un ambiente e attività che permettessero di ricreare gli stress e le situazioni che gli astronauti incontrano durante le loro missioni nello spazio, la grotta è stata quella che ha offerto il migliore substrato per la creazione di un corso, che ormai è considerato uno dei migliori se non il migliore per prepararli al loro lavoro.

Dove si svolgono questi addestramenti? E come?

I miei corsi si tengono in Sardegna, in una zona del Supramonte che ospita grotte con caratteristiche che si prestano a queste attività.

I corsi si svolgono in tre fasi, come le missioni spaziali: una fase di preparazione tecnica e scientifica, una fase operativa, in cui gli astronauti spendono 6 giorni e notti in grotta, esplorando, documentando, fotografando, facendo rilievi topografici ed esperimenti scientifici, e una fase in cui la loro documentazione viene condivisa con gli scienziati che poi analizzeranno i loro campioni e i loro dati.

Da grande farò l’astronauta! Uno sogno che si realizza o un lavoro come un altro? Preferisco dire «da grande farò un lavoro che mi entusiasma e per il quale darò tutto me stesso».

L’astronauta è l’operatore remoto che nello spazio, seguendo delle procedure, conduce esperimenti scientifici, ripara equipaggiamenti che si sono rotti, fa manutenzione, fa le pulizie, manipola dei bracci meccanici che fungono da gru per la stazione spaziale, fa l’infermiere… Insomma è un tuttofare, visto che non si può chiamare qualcuno se qualcosa si rompe o lasciare in giro la spazzatura, o chiamare l’idraulico se si intasa il gabinetto.

E per 6 mesi di volo nello spazio un astronauta spende come minimo 2 anni e mezzo di preparazione al volo, 6 mesi per recuperare dopo il volo, e qualche anno aspettando di essere assegnato al prossimo volo. La parte “spaziale” è una minima parte del lavoro di un astronauta. Gran parte è seguire lezioni e mantenersi in allenamento, in grado di fare tutto quello di cui sopra, e andare in giro a raccontare le proprie esperienze.

Chi sono oggi i candidati al tuffo nello spazio? 

Ingegneri, biologi, geologi, informatici, medici, persone con una formazione tecnica o scientifica, persone con capacità operative, che se non lo sono già poi acquisiscono un brevetto di piloti, sommozzatori. Vengono addestrati alla sopravvivenza.

Quali i requisiti richiesti?

La capacità di imparare e di reagire in modo controllato a situazioni di stress, lo stato di salute fisica e mentale ovviamente, il talento a imparare lingue straniere (inglese e russo sono necessari, ed in future forse anche il cinese).

Che cosa spinge l’umanità ad esplorare lo spazio? È solo ricerca scientifica o c’è di più?

L’ umanità ha sempre esplorato lo spazio intorno a sé. Esploriamo lo spazio attorno alla terra, la terra dallo spazio e lo spazio oltre il sistema solare, e anche oltre la nostra galassia per arrivare a capire di più l’origine e l’evoluzione del nostro universo o dei multiversi intorno al nostro. Esploriamo per capire come i processi fisiologici si adattano e quanto invece l’evoluzione ci leghi indissolubilmente a questo pianeta ed al proprio ecosistema.

L’umanità è curiosa e anche ambiziosa, e l’esplorazione spaziale ci spinge anche a trovare soluzioni tecnologiche che ci permettono la sopravvivenza oltre questo ecosistema, e il movimento oltre i confini di questo pianeta stupendo.

Poi ovviamente il nostro cervello ha anche componenti dedicate a stupirsi e ad incantarsi di fronte alla bellezza che la fisica, la chimica e la biologia hanno creato, e che attraverso gli stessi processi fisici, chimici e biologici ci permettono di osservare. Così possiamo diventare poeti, filosofi, o rimanere semplici esseri umani innamorati della bellezza che ci circonda.

Penso ognuno abbia le proprie ragioni per voler esplorare. Lo spazio è la frontiera più remota e attualmente meno accessibile. È compito di chi ha il privilegio di esplorarlo condividere con tutti noi.

 
Pa.To.

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