È un saggio ricco e arguto quello del gesuita Andrea Dell’Asta, direttore della Galleria San Fedele di Milano e della raccolta Lercaro di Bologna. Una ricerca storica prima e analitica poi del travagliato rapporto tra chiesa e arte (e di conseguenza tra chiesa e artisti). L’eclissi – questo il titolo dell’opera – riguarda non solo questo rapporto ma l’arte in sé che, soprattutto negli ultimi due secoli, ha rimesso in discussione parametri estetici e filosofici che parevano consolidati. La chiesa per centinaia di anni ha fatto dell’arte uno strumento privilegiato dell’evangelizzazione e della catechesi, stimolando e producendo, per mano di artisti anonimi o celeberrimi, opere di assoluto valore. Poi le strade si sono separate.
«Oggi – scrive Dell’Asta, a proposito delle immagini realizzate per gli spazi liturgici – siamo immediatamente colpiti dalla sensazione di una forte frammentazione, come se non si fosse ancora compiuta, a distanza di cinquant’anni dal Concilio Vaticano II, una serie riflessione sul senso dell’immagine, non solo dal punto di vista teologico, ma anche critico». E passa in rassegna una serie di sperimentazioni e tentativi più o meno riusciti. Negli ultimi anni, rileva l’autore, domina un certo gusto del ritorno al passato con il proliferare dei vari “neo”: neo-bizantinismo, neo-romanico, neo rinascimentale e neo barocco. Tentativo spesso infelici e incapaci sia di dire il mistero della fede che di dialogare con l’oggi (sia quello della società che quello dell’arte). Nella sua analisi, il gesuita non risparmia pesanti frecciate a critici contemporanei, primo tra tutto Vittorio Sgarbi che definisce “anacronistico” nel suo proporre soluzioni «in cui l’artista imita il passato in modo da mimetizzare la sua opera con il contesto». Ancora più duro con gli artisti proposti dal tele-critico: «abbiamo la sensazione di trovarci di fronte al trionfo del kitsch, del vuoto accademismo e spesso volgare. A fumettoni pubblicitari. Sembra un’arte abitata da un falso desiderio di verità, nella ripresa esteriore dei grandi modelli del passato».
L’autore, che pone un’attenzione specifica alle aree liturgiche, non esita poi a portare alcuni esempi di adeguamenti e inserimenti realizzate in alcuni edifici: dalle cattedrali di Santa Maria Assunta di Padova e di Reggio Emilia fino all’obitorio di Garches realizzato dall’artista Ettore Spinelli. Molte pagine sono dedicate alla chiesa di San Fedele di Milano dove sono intervenuti, tra gli altri, artisti come David Simpson, Jannis Kounellis, Nicola de Maria e Mimmo Palladino. Ma esiste una ricetta per sanare il divorzio tra chiesa e arte, senza scadere in grotteschi tentativi di imitare il passato o di violentare la storia?
Certamente risulta fruttuosa una riflessione comune che porta al confronto la committenza ecclesiale e gli artisti chiamati ad entrare nel mistero della fede e della celebrazione. «Il problema dell’immagine porta a quello dell’identità della comunità ecclesiale», riflette Dell’Asta. E indica nell’Evangelii gaudium di papa Francesco una strada percorribile, quella della formazione alla “via pulchritudinis” inserita «nella trasmissione della fede. È auspicabile che ogni Chiesa particolare promuova l’uso delle arti nella sua opera evangelizzatrice, in continuità con la ricchezza del passato, ma anche nella vastità delle sua molteplici espressioni attuali, al fine di trasmettere la fede in un nuovo “linguaggio parabolico”».
Il libro, nel complesso, si offre come strumento di riflessione tanto per le comunità ecclesiali che per gli artisti e gli architetti chiamati ad intervenire negli edifici di culto, antichi o nuovi che siano.

Il contributo della nostra diocesi
A Pinerolo, tralasciando le chiese di recente costruzione (Fatima, Spirito Santo, Murialdo e Santi Michele e Lorenzo), abbiamo almeno due casi di interventi contemporanei in edifici storici di grande importanza artistico-architettonica: la cattedrale di San Donato e la Basilica di San Maurizio. Per entrambe è stato ricreata l’area presbiterale. In cattedrale, nel 2001, le opere di Mario Rudelli (altare, ambone e cattedra) hanno sostituito l’antico arredo ligneo (ora conservato nel Museo Diocesano).
A San Maurizio la scuola del Beato Angelico di Milano, nel 2006, su disegni di don Marco Melzi, ha ripensato radicalmente l’intera area presbiterale avanzandola verso il centro dell’edificio. Due interventi, nonostante alcune osservazioni critiche, sostanzialmente riusciti.
Una probabile nuova chiesa a Riva di Pinerolo – si stanno vagliando diverse soluzioni – potrebbe essere un nuovo e stimolante banco di prova per proseguire e rinnovare un percorso che veda fianco a fianco comunità cristiana e artisti contemporanei.

P.R.

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