9 dicembre 2015

 

Caravaggio come punto di partenza, una pittura brillante il mezzo, una vera e propria rivoluzione il risultato destinato a cambiare la visione dell’arte italiana  ̶ e non solo  ̶ all’indomani della Controriforma. Artemisia Gentileschi, Battistello Caracciolo, Cecco del Caravaggio, Jusepe de Ribera, Gregorio e Mattia Preti sono solo alcuni dei nomi di quell’esercito che prende accademicamente il nome di “Caravaggeschi” e che con esiti sorprendenti interpretò l’arte del maestro lombardo. Li ritroviamo insieme – fino al 10 aprile 2016 – dopo secoli, nella mostra “Caravaggio e il suo Tempo” allestita nel Castello di Miradolo dalla Fondazione Cosso.

Armati di pennelli, di una luce innovativa, di un realismo quasi spietato, questi artisti abbandonano gli orpelli del “bello ideale” di Raffaello, sviluppando quella che per il Merisi è una quotidianità da fotografare così com’è: senza abbellimenti, senza artifizi, ma nuda e cruda nell’immediatezza del momento. Fermata, come se fosse ripresa da uno scatto fotografico è la vita reale, un susseguirsi di sequenze che vengono trasposte su un supporto di tela e legno intriso di colore.

Ma quella che si dipana tra le pareti del Castello di Miradolo, non è solo una rassegna di quadri satura di riflessi e linee morbide che si fanno carne, ma una vera e propria ricostruzione di un’epoca che dalla metà del XVI secolo si dipana fino al XVII. Curata da Vittorio Sgarbi e coordinata da Antonio D’Amico, l’esposizione, che consta di 43 opere firmate dall’artista padre del Realismo cinque-seicentesco (una certa e due attribuite) e dai suoi “seguaci”, ha registrato consensi e un grande successo sin dalla sua inaugurazione.

Cuore nevralgico dell’ esposizione la “Maddalena penitente” della Galleria Doria Pamphilj di Roma. Dipinta nel 1597 da Caravaggio, rappresenta una giovane donna agghindata con stoffe pregiate e preziosi gioielli che, se a primo acchito sembra esprimere una profondità spirituale toccante, in realtà, spiega Sgarbi, altro non è che «una modella cui Caravaggio ha rubato il sonno- e aggiunge- mai nessun pittore aveva ritratto una persona dormiente, in quanto dormiente, con tanto di testa reclinata. Caravaggio inventa la fotografia non nel senso di prodotto della macchina fotografica, ma come attimo decisivo che è lì a cogliere la realtà, non un minuto prima, non un minuto dopo». Nel suo realismo disarmante, l’artista lombardo non smette di essere sorprendentemente attuale.

In particolar modo con la rappresentazione delle teste mozzate – come nel caso della “Decollazione di Oloferne” «in cui ferma l’istante, il momento esatto in cui Giuditta è intenta ad effettuare la decapitazione»– il Merisi anticipa quella violenza di cui oggi siamo attoniti spettatori. Capolavori artistici, ma anche tematiche di bollente attualità sono stati, infatti, affrontati nel corso dell’inaugurazione della mostra avvenuta il 21 novembre, quasi a voler mostrare l’indissolubilità che lega l’arte alla società. Il furto delle 17 pregiatissime tele del museo di Castelvecchio a Verona – definito dal critico d’arte una vera e propria “mutilazione” – o la paura che ancora si respira a Parigi dopo l’attentato che, tra l’altro, ha visto ridurre musei come il D’Orsay a contenitori svuotati da qualsivoglia visitatore, «fanno emergere l’incertezza e l’insicurezza morale che caratterizzano questo millennio». Ancora, la questione dei Crocifissi nelle scuole, o esposti in alcune mostre o collezioni di alto valore culturale come quelli del Mantegna, o di Chagall, definendo “demente” chi rinuncia a far prender visione di tali capolavori, testimoni di civiltà, ai propri alunni per paura di turbare qualcuno: «Cristo in croce è uno che soffre per tutti, anche per i musulmani e non vedo in che modo un crocifisso possa far male se non sbattendolo in testa ai “coglioni” che dicono che fa male». Le parole di Sgarbi non hanno “fatto sconti” a nessuno, neppure alle risate, sopravvenute in seguito alla battuta secondo la quale la “Cleopatra” di Artemisia Gentileschi si è tolta la vita per sottrarsi alla vecchiaia e all’aumento di peso temendo di diventare come… Rosi Bindi.

Se un linguaggio colorito, elevate capacità oratorie e preparazione culturale di inconfutabile livello hanno fatto dell’inaugurazione un vero e proprio “Sgarbi show”, gli enigmi irrisolti, la potente intuizione del vero, i grandi nomi degli interpreti di un’arte rivoluzionaria sempre attuale e una location suggestiva, offrono al visitatore una mostra originale e d’ impatto che, come ha concluso il critico e storico dell’arte, si presenta «piena di sorprese, piena di capolavori, in larga misura sconosciuti perfino a noi che l’abbiamo realizzata».

 

Cinzia Pastore

Allestimento Mostra Caravaggio e il suo tempo- foto2