Le vicende storiche (e non leggendarie) che hanno coinvolto il famigerato ordine cavalleresco nel nostro territorio Nella seconda parte del Medioevo varie attestazioni certificano la presenza stabile di sedi istitutive dei Cavalieri del Tempio nel contado pinerolese

Prima di entrare in argomento, occorre rilevare che la storia stessa degli Acaja pinerolesi è strettamente dall’inizio collegata (forse a non tutti è noto) alla vicenda delle crociate, perchè quel casato risale al matrimonio, avvenuto nel 1297, del capostipite acajano Filippo con Isabella di Villehardouin, unica discendente ed erede del maresciallo Goffredo di Champagne (a sua volta iniziatore di «una delle più grandi famiglie di crociati», come ha ricordato lo storico pinerolese Ugo Marino nel 1996), che nella quarta crociata aveva ricevuto (dal 1204) il principato di Acaja e Morea (località situate in Grecia) per i suoi servigi prestati all’imperatore di Costantinopoli Baldovino, conte di Fiandra (tra l’altro Gran Maestro del Tempio di Salomone in Gerusalemme e di conseguenza dell’Ordine dei Templari). Inoltre i rapporti di Pinerolo con crociati e cavalieri del Tempio possiedono radicamenti più antichi, provenienti da un paio di secoli prima, di cui è opportuno ripercorrere brevemente gli episodi sostanziali per comprendere tutti gli intrecci ulteriori. Nel 1099, quattro anni dopo l’inizio della prima crociata indetta dal papa Urbano II al Concilio di Clermont, Gerusalemme viene conquistata dagli eserciti cristiani comandati da Goffredo il Pio, duca di Buglione. Subito egli istituisce il Priorato di Sion (congregazione, o confraternita, fondata per custodire e conservare – nonchè tramandarne i valori, spirituali e materiali – del “segreto del Tempio” di Salomone; e non, come ha poi fantasticato Dan Brown nel suo “Codice da Vinci”, per proteggere una presunta stirpe di Gesù – il cosiddetto sangue reale – avuta dalla Maddalena), che viene riconosciuto nel 1100, e che costituirà l’organismo di emanazione dell’Ordine Templare, al quale verrà affidato l’incarico basilare di procedere alla importante protezione dell’importante patrimonio salomoniano-gerosolimitano. In realtà poi i Cavalieri del Tempio perseguirono anche altri còmpiti più pratici e terreni, con i quali verrà individuata la loro identità operativa rivolta alla assistenza religiosa ed alla difesa delle popolazioni cristiane. Nei testi ufficiali viene riferito che la “Militia Christi” (i Militi di Cristo, come furono inizialmente chiamati i Templari) venne istituita intorno al 1118 dal conte – appunto – di Champagne Hugues de Payens (Ugo de Pagano); ma egli ne fu soltanto il suo primo comandante (Gran Maestro), perchè in realtà i “Cavalieri di Cristo e del Tempio di Salomone”, come vennero subito denominati, furono costituiti nel 1111 su diretta designazione del Priorato di Goffredo di Buglione. Fu comunque per merito di Bernardo di Chiaravalle che i “Poveri Cavalieri di Cristo” (definiti poi più semplicemente Templari) ottennero il loro ufficiale riconoscimento nel Concilio di Troyes del 1128, e da questo momento proseguirono in quei loro intenti istitutivi che protrassero fino al 1314 (quando il loro Ordine venne disciolto) e che svolsero anche ampiamente in Piemonte (e nel pinerolese), dove – soprattutto nelle zone alpine e pede-montane, e nei luoghi di provenienza dei tragitti di collegamento con i percorsi europei dei pellegrini – presidiavano le strade per proteggere viandanti e mercanti, attivando anche (come attesta la loro storica Anna Maria Nada-Patrone) utili servizi umanitari, in “ospizi” (edifici di accoglienza sanitaria e di cura medica) e “mansioni” (sorta di alberghi per le soste, con cambi di cavalli e fucina da maniscalco. Direttamente ripresi dal sistema stradario romano) appositamente organizzati. Le presenze templari piemontesi, con le loro proprietà, sono documentate ad Alessandria (in due cascine, una in frazione Astuti – la Torrevecchia, detta anche Torre del Tempio, demolita nel 2000, sopra un pilastro della quale era riconoscibile una pietra con incisa la tipica croce a punte sdoppiate – e l’altra alla Masona); a Biandrate (chiesa di Sant’Apollinare, donata nel 1174 dai conti locali al Gran Ricettore d’Italia frate Bonifacio); nel canavese (in località non precisata); a Casale Monferrato (Santa Maria del Tempio, situata nel Vicolo dei Templari); a Caselle (in San Giacomo, fondato nel 1301); a Cavallermaggiore (nel tempio di San Bartolomeo, chiamato Castello dei Templari, e da loro costruito nel 1204-06); a Chieri e dintorni (in San Leonardo, possesso templare dal 1157); a Livorno Ferrari (chiesa di Santa Maria, risalente al 1208-22, passata nel 1312 ai Gerosolimitani dopo il disfacimento dei beni dei Cavalieri del Tempio); a Moncalieri (in Sant’Egidio, dietro la cui abside si trovano due steli – lapidi tombali – con croci templari); a Murello (nella chiesa, più volte riadattata dai Cavalieri di Malta); a La Rotta (nell’edificio ecclesiale riedificato nel 1452-55); a Valmala (San Giovanni, che una iscrizione all’ingresso, posta dall’Ordine Maltese, dichiara «delupro dei Templari»); e quindi a Staffarda (famosa abbazia cistercense alla cui fondazione non è estraneo lo stesso Bernardo di Chiaravalle, nella cui corte esterna sorge un rude cippo lapideo con una croce a braccia uguali – ma non proprio di genere templare – sormontante la Tau delle congregazioni ospedaliere di carità; e che dentro la chiesa mostra molti emblemi cruciformi arrotondati – rappresentanti la coscienza e la conoscenza – di invece tipica connotazione templaristica); ed infine a Pinerolo. In questa città, secondo Alberto Pittavino, «i famosi Cavalieri del Tempio prendevano stanza» (cioè si stanziarono) intorno al 1235, e possedettero «delle case e dei beni» dentro ed appena fuori dalle mura urbane, come comprova un atto di affitto del 1248 per un edificio di tre piani, occupato da Oggerio di Pinavia: il caseggiato confinava «da una parte con la casa della milizia del tempio nel luogo di Pinerolo», e «per un terzo era appoggiata alla chiesa dei frati minori» (cioè di San Francesco). La sede principale pinerolese (“Magione dei Tempieri”) si trovava invece «prope et extra castrum loci Pineroli», ovvero vicino alla città murata ma fuori di essa, in un sito tuttavia non chiaramente identificato (che alcuni ritengono però sotto la attuale via Principi d’Acaja proprio all’incrocio con la via del convento francescano, dove restano larghe camere sotterranee e un pozzo) perché “confiscata” nel 1309, proprio all’inizio delle persecuzioni dell’Ordine. Si conosce anche – dai documenti archivistici – un nome specifico di un templare locale, che nel Borgo Alto pinerolese gestiva una proprietà sulla antica Ruata de Moneriis (strada non più esistente, ubicata nella odierna area rimasta senza costruzioni della Cittadella, sulla prosecuzione dell’attuale via De Amicis, nel tratto superiore e parallelo alla parte iniziale interna di via Gabotto): si chiamava Jacobus de Pagano, ovvero Jacques de Payens, ed era discendente diretto di Hugues, fondatore dei Cavalieri Templari e loro primo Gran Maestro. Non molte notizie, certamente, ma di una intensità storica unica, e di immenso interesse sociologico per la cronaca culturale di Pinerolo. Molti influenti personaggi dell’epoca, nel territorio pinerolese o limitrofo, hanno inoltre avuto incarichi istituzionali e rapporti di confidenza con l’Ordine del Tempio: nel 1203 era Precettore (cioè comandante in capo) dei Templari itialiani Aimerico di Saluzzo, che quello stesso anno aveva convocato il Capitolo dei propri membri ad Asti, per discutere la costruzione della nuova città di Villastellone; gli stessi marchesi saluzzesi erano amici di quella congregazione crociata, e altrettanto i potentati di Busca; ma ancòra di più lo furono i marchesi di Ponzone, alcuni dei cui familiari erano stati protettori dei Cavalieri Templari, ed altri perfino loro appartenenti. Ulteriormente, un altro importante riferimento storico collega i Templari piemontesi agli ultimi avvenimenti, avventurosi ed in parte misteriosi, del nascondimento frettoloso dei loro rigogliosi averi: quando nel 1314 il re francese Filippo IV il Bello ordina la cattura simultanea di tutti gli appartenenti ai Miliziani del Tempio per confiscarne ogni bene ed impossessarsi delle loro ricchezze, tre giorni prima i tesorieri dell’Ordine, tempestivamente avvisati, riuscirono a mettere in salvo ogni loro preziosa proprietà materiale e religiosa, caricando in tutta fretta gli averi della comunità su tre carovane di carri, che si diressero rispettivamente a La Rochelle (dove stanziava la flotta dei Templari, che salpò per non si sa dove: ma probabilmente per la Scozia, o addirittura per l’America!), in Spagna oltre i Pirenei (forse nel convento francescano a Calatrava), ed in Italia a Valvisciolo in Toscana (nell’abbazia cistercense di quella località). Chi venne incaricato di organizzare questo eccezionale trasporto fu il biellese Ugone Peraldo (latinamente Hugonis de Peraudo, ed in francese Hugon de Peraud), che si ritrovò la tremenda responsabilità di trasferire ed occultare il leggendario tesoro dei Templari, del quale si racconta facessero parte gli autentici manoscritti del Mar Morto (e quindi – stando a tale versione tuttavia discutibile – quelli scoperti a Qumran nel 1947 sarebbero pertanto solo una copia originale), l’Arca dell’Alleanza (che dunque non sarebbe custodita ad Axum, nella chiesa di Santa Maria di Sion, come ha sostenuto Graham Hancock nel 1992, ricorrendo alla vicenda di Menelik – figlio del re Salomone e della regina di Saba – che la sottrasse al Tempio di Gerusalemme portandola in Etiopia), la croce di Cristo (che pertanto non sarebbe stata ritrovata dalla madre di Costantino e dispersa poi in vari pezzi dentro differenti templi cristiani), la vera Sindone (per cui quella conservata a Torino potrebbe risultare una riproduzione medievale, acquistata in seguito dai Savoia), ma non il Santo Graal (il che confermerebbe l’altra leggendaria vicenda del suo trasporto in Inghilterra da parte di Giuseppe di Arimatea). Per tali ultimi fatti però (trattandosi di supposizioni e ipotesi non confermate) si esce dal sistema documentato della storia reale, penetrando nei meandri più suggestivi ma vaghi della congettura fantasiosa e delle teorizzazioni senza concreta (almeno finora) accertabilità documentaria.

Corrado Gavinelli Uno scorcio di Pinerolo Medievale Il manoscritto miniato da Mattheo di Parigi nel 1215 con “Due Cavalieri Templari su un solo cavallo” nella loro convenzionale rappresentazione medievale di Poveri Soldati di Cristo (potevano permettersi un solo destriero per ogni coppia di guerrieri) Pinerolo nel Tardo Medioevo (al 1428) - ricostruzione di Marco Calliero del 1999