«Colori, segni e significati che portano oltre il senso letterale del testo biblico» «Quando un artista lavora in ambito sacro si personalizza e cerca di essere l’opera stessa: così è successo a me più volte. Lavorare per una chiesa non è come lavorare per un committente qualsiasi: una banca, un museo, un mecenate o un gallerista. C’è tutt’altra tensione, sai di essere in un crocevia dove la storia spirituale della tua anima si incontra con la spiritualità degli altri». Dalle parole dell’artista stesso riusciamo a intuire lo spirito che anima Alessandro Nastasio, nato nel 1934 a Milano, dove tuttora vive e lavora. Osservando le sue opere si entra in un mondo fatto di materia, colori, segni forti e significati non puramente didascalici, che portano oltre al senso letterale del testo biblico e aiutano ad andare all’essenza del messaggio evangelico. Tra le rotture e le screpolature si percepisce il senso dell’instabilità, del tempo che corrode tutto, ma anche della speranza, con Gesù che attende e consola con la promessa della Risurrezione. Non sono semplici quadri, xilografie o sculture, ma opere meditate e sentite, capaci di far emergere i sentimenti dei personaggi che vanno oltre l’ovvietà per rappresentare il tormento dell’animo umano. Spesso il disegno è sintetico e veloce, con un accenno ai fatti, si concentra sui gesti e sulle relazioni tra i protagonisti, attivando l’immaginazione di chi osserva e aiutando la Parola a far scaturire la preghiera. I colori, quando presenti, sono volutamente anti-naturalistici, per dare ancor di più quel senso di “oltre”, e nella loro semplicità appaiono sontuosi. È bello immergersi nelle pagine del Cantico dei Cantici, del libro di Giobbe o di Qohelet e cogliere il richiamo a vivere la vita senza perdere nessun frammento, gioioso o triste che sia, percepire la fatica dell’umanità ma anche il fascino dell’Amore. Si può “assaggiare” un po’ di tutto questo sfogliando le pagine di “Il sacro nell’arte di Alessandro Nastasio”. Questo volume, a cura del professor Mario Marchiando Pacchiola, è ben definito nella sua introduzione come una «piccola antologia di un immenso lavoro, con autorevoli testimonianze critiche ed esegetiche». Il libro viene presentato sabato 7 maggio alle ore 17 nella sala “Pacem in terris” del Museo Diocesano (via Del pino 49). Sempre presso il Museo Diocesano (Piccola Galleria “Pietro Giachetti”) si potranno ammirare 23 bozzetti originali tratti dalle pagine del Cantico dei Cantici, nell’esposizione “Dodì, amato mio…” (apertura tutte le domeniche di “Maggiolibri” dalle ore 10.45 alle 12 e dalle 15.45 alle 18). Un’occasione per scoprire in che direzione si è mossa l’arte sacra negli ultimi cinquant’anni e avvicinarsi ad episodi biblici cui è stato dato volto, figura e pensiero.

Silvia Aimar La copertina del libro