Dal Re Sole ai Moti del 1821, fino all’improvvido abbattimento nel 1960 La caserma fu costruita nella seconda metà del XVII secolo, tra il 1670 ed il 1690, durante la seconda occupazione francese (1630-1696), su progetto di Sébastien Le Prestre Marchese di Vauban, architetto militare di Luigi XIV, il Re Sole di Francia, nel quadro della realizzazione delle opere fortificate della città di Pinerolo. Per tale scopo, vennero costruite numerose caserme, ed anche la caserma di cavalleria rientrò nel suddetto piano di costruzioni. I lavori vennero eseguiti sotto la direzione dell’ingegnere La Motte de la Mire, appaltatore delle opere fu il capomastro Cristoforo Carenzana. Le spese relative furono a carico del governo francese per ordine del Genio Militare.
La caserma, originariamente denominata ” Hôtel de Cavalerie ” venne destinata ad alloggiare gli squadroni di cavalleria appartenenti alla guarnigione della piazzaforte di Pignerol (Pinerolo alla francese).
Si trattava di un massiccio ed imponente edificio, a forma pentagonale, a quattro piani, con un portale d’ingresso in pietra, rivolto sulla attuale Via Clemente Lequio, completo di cavallerizza – maneggio coperto.
Nella prima metà del 1800 la caserma, intitolata a “Vittorio Amedeo II”, diviene sede di reparti di cavalleria sabauda; da questa caserma partirono – il 10 Marzo del 1821- ben 300 Cavalleggeri del Re, al comando degli ufficiali Guglielmo Moffa di Lisio e Santorre di Santarosa, per chiedere la Costituzione al Reggente Carlo Alberto di Savoia, primo atto aurorale del Risorgimento italiano.
Soltanto verso la fine del 1800, quando venne ultimato il nuovo quartiere di cavalleria sulla strada provinciale di Torino, la Caserma “Vittorio Amedeo II” dopo che, per due secoli, fu destinata all’alloggiamento della cavalleria, venne adibita a sede del 70° Distretto Militare. Tra fine ‘800 ed inizi ‘900, il Distretto Militare fu trasferito alla caserma “Bricherasio” (altra antica caserma francese, attuale Tribunale) e la “Vittorio Amedeo II”, divenne sede di reparti del Battaglione Alpini “Pinerolo”.
Nel 1937, quando il 3° Reggimento Alpini venne trasferito a Pinerolo nella nuova caserma “Berardi”, la “Vittorio Amedeo II” venne utilizzata per i magazzini di mobilitazione, laboratori di sartoria, calzoleria, selleria ed armi del 3°.
Nel secondo dopoguerra, venne denominata caserma “Adolfo Serafino”, in memoria del caduto partigiano medaglia d’oro, fratello di Ettore, uno dei comandanti Liberatori di Pinerolo nel 1945; successivamente, la caserma fu sede abitativa per una quarantina di famiglie e per locali di esercizi commerciali al piano terra. Tutto ciò snaturò la funzione originaria della caserma che, tra l’altro, fu in quel periodo assillata da condizioni progressive di degrado, non avendo più ricevuto azioni di manutenzione.
Il 1° aprile 1959 venne approvato dal Consiglio dei Ministri un disegno di legge che autorizzava la permuta di molte caserme, atto che implicò, tra l’altro, la cessione della caserma “Serafino” al Comune. Ma questo passaggio restò solo un atto formale in quanto il destino della caserma fu irrimediabilmente segnato il 9 Aprile 1960 quando, nelle prime ore del giorno, crollò un soffitto nell’ala dell’edificio che dava su Via Lequio, ospitante un negozio di mobili.
L’Amministrazione non perse l’occasione ! Furono sufficienti tre giorni, il tempo necessario per sgombrare e sistemare le famiglie che ancora abitavano la caserma, per dar modo al Sindaco di firmare l’ordinanza d’urgenza (con la Giunta convocata nottetempo) per decretare l’immediato abbattimento di tutta la costruzione, dichiarata inabitabile e pericolante, sebbene vincolata quale Monumento nazionale.
In poche settimane vennero accumulati e smaltiti 13.000 mc. di macerie, in parte utilizzate come materiale di fondazione da una nascente fabbrica di conglomerati legnosi al bivio di Frossasco, macerie che erano i resti di quella che fu la più imponente caserma nella storia di Pinerolo. Questo incredibile atto, barbaro e sciagurato, prodromico di altri successivi periodi di sventura per la conservazione del patrimonio storico-architettonico-monumentale di Pinerolo, ha dato all’antica capitale piemontese dei Principi d’Acaja il primato europeo di essere l’unica città ad aver abbattuto un edificio del Vauban, architetto del Re Sole, non a causa di eventi bellici. La speculazione edilizia però non partì, non si ebbe una fungaia di grattacieli e ancora oggi rimane l’immenso spiazzo–parcheggio su cui sorgeva la Caserma Vauban, area dedicata al 3° Alpini.
Sull’angolo Est-Sud-Est del piazzale, dal 2000, è sorto un piccolo monumento, voluto dal Rotary Club locale, per esporre il timpano in pietra del portale contenente lo stemma del Re Sole, unico testimone superstite dell’ enorme edificio, elemento architettonico scoperto e studiato dal CeSMAP – Museo Civico di Archeologia e Antropologia di Pinerolo che l’aveva ritrovato nel giardino del medievale Palazzo del Senato, unitamente a reperti di altre epoche.

(Scheda a cura di Dario Seglie; consulenza specialistica di Franco Carminati; segnalazione del timpano Dorino Piccardino. Dal sito http://alleporteditaliapinerolo.ilcannocchiale.it ) La Caserma del Vauban