Commento al Vangelo della XXV Domenica del Tempo Ordinario a cura di Carmela Pietrarossa.

“Un uomo ricco aveva un amministratore, e questi fu accusato dinanzi a lui di sperperare i suoi averi” (Lc 16, 1-13).

 

Questo “l’incipit” del vangelo di questa domenica che ha, pertanto, per protagonista un amministratore di beni altrui giudicato inadempiente ed inaffidabile dal suo padrone. Costui, però, resosi conto del grave disagio in cui sarebbe caduto in seguito al licenziamento, mette in atto una strategia di sopravvivenza, chiamando i vari debitori del suo dominus e riducendone il debito.
Non è il “falso in bilancio” che Gesù vuole lodare, giammai! È sua, infatti, l’espressione: “Date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio” (Mt 22,21); egli vuole concretamente dimostrare che “i figli di questo mondo verso i loro pari sono più scaltri dei figli della luce” (Lc 16, 8), di coloro, cioé, che si lasciano guidare dalla luce del Vangelo.
Per salvare se stesso e mettersi al sicuro per il futuro, facendosi amici attraverso la posizione ricoperta, l’amministratore disonesto si industria inventandosi una soluzione che si rivela fruttuosa, colpisce nel segno, perché costoro, in futuro, gli saranno riconoscenti.
Gesù, invece, rimprovera ai figli della luce questa mancanza di iniziativa o di intraprendenza per procurarsi il Bene per eccellenza, cioé la salvezza dell’anima; spesso essi sono scoraggiati, spenti, senza entusiasmo, perdendo di vista la meta del loro andare, cioé la comunione eterna con Dio da condividere con i fratelli. Gli stessi beni materiali, che ribadiamo, come espresso già in precedenti commenti, hanno in sé una valenza positiva, non sono intesi come “talenti” da investire perché fruttifichino, ma sovente sono vissuti nella dimensione del geloso possesso, a cui attaccare il cuore, noncuranti dell’unico investimento valevole dinanzi a Dio, quello per il benessere personale e degli altri.
Ma beni da investire non sono solo quelli materiali, ma tutti quei doni che il Signore ci ha concesso e di cui siamo solo amministratori pro tempore, quali la salute, la serenità, l’intelligenza, il titolo di studio, il tempo, la casa; sono proprio questi beni che ci spalancheranno le porte del Regno.
Gesù ci dice ancora: “Nessun servitore può servire due padroni, perchè o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire Dio e la ricchezza” (Lc16, 13). Dio è geloso di noi, non vuole essere secondo a nessuno; esige spazio, tempo, dedizione, non in un rapporto a due di rigoroso isolamento, ma in un rapporto a due aperto agli orizzonti del mondo intero.
Non monadi, ma gestori di beni, che non ci appartengono, per i quali a suo tempo redigeremo anche noi il nostro bilancio.
Chiediamoci: Qual è il “dominus” della mia vita? A chi o a che cosa ho consegnato il mio cuore? I miei pensieri più ricorrenti vanno all’idolo che mi sono costruita o alle trame che Dio vuole tessere ogni giorno aspettandosi la mia collaborazione?
Potrebbe essere il modo per salvarci in calcio d’angolo!
Buona domenica!

jesus