Commento al Vangelo della XXIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO C) a cura di Patrizio Righero. Domenica 4 settembre 2016

Se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo. (Lc 14,26)

C’è il Gesù storico. Quello della filosofia e quello della teologia (meglio: delle teologie). Poi c’è il Gesù degli artisti e quello degli scienziati. Il Gesù degli scrittori, dei poeti, dei registi cinematografici e dei musicisti. Ognuno presenta, a modo suo, un volto di Gesù e una strada per andargli incontro.  E il punto sta proprio qui: quale è la strada migliore per conoscerlo?

Mentre noi ci scervelliamo, il Vangelo ce lo dice in poche e semplici parole: è una questione d’amore!

Tutte le vie sono buone per avvicinarsi. La ragione e l’arte sono parte della natura dell’uomo e sono in grado di illuminare largamente la via della fede. Ma il Gesù vivo, quello che ci può cambiare la vita, lo si incontra solo amandolo. E questa è – inutile dirlo – la via più difficile. Perché è quella che pretende tutto. Come in ogni storia d’amore. Non è possibile amare un poco, amare a giorni alterni, amare con un pezzo di cuore. O si ama al massimo o non si ama per niente.

Questo è Gesù: prendere o lasciare! 

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