Il messaggio dei Vescovi del Piemonte per il tempo della crisi

Con forza e con fermezza ci sentiamo, in questo tempo di crisi per tutti, coinvolti e partecipi e vogliamo essere vicinissimi alle sofferenze, ai timori, al possibile smarrimento che toccano tante persone. Condividiamo con voi le preoccupazioni del contesto sociale in cui anche noi siamo immersi. Insieme con voi, vogliamo evitare il rischio che la vita nei nostri territori perda in umanità e si cancellino valori fondamentali di convivenza civile.

E però, nello stesso tempo, vogliamo annunciare la grande speranza che ci anima in prima persona, noi vescovi con ciascuno di voi, rendendoci protagonisti e corresponsabili nel discernimento, nell’impegno, nel «mettercela tutta».

La situazione è davvero difficile: le famiglie versano in una crisi economica e sociale preoccupante, a causa soprattutto del lavoro che manca, e di tutte le conseguenze che da questa realtà discendono. Per molti sta diventando difficile anche mantenere la casa, un bene irrinunciabile oggi messo in forse dall’impossibilità di far fronte al mutuo o all’affitto. Ed è sempre più pesante per le fasce più deboli l’impegno fiscale dovuto. Anche il lavoro femminile è ulteriormente penalizzato; e tutte le difficoltà materiali hanno un pesante e negativo influsso sulle relazioni dentro le famiglie, che rischiano di diventare più fragili e difficili.

I giovani, e lo diciamo con particolare affetto e preoccupazione, pagano oggi il prezzo più alto: cioè la difficoltà a immaginare e costruire un loro futuro, con un lavoro, una casa, una famiglia. Anche per questo forse troppe volte vivono la scuola, oggi in forte sofferenza sia quella statale che in particolare quella paritaria, come inevitabile parcheggio; per loro è ancor più forte il rischio di lasciarsi andare, di rinunciare alla sfida della vita.

Abbiamo ben presenti le difficoltà e le fatiche degli anziani, toccati da povertà economiche e, spesso, dalla solitudine che sconfina nella marginalità sociale. Forte preoccupazione solleva poi il futuro della sanità, sia del servizio pubblico sia dei presidi di ispirazione cristiana, in gravissima difficoltà.

Quello che sperimentiamo nelle relazioni e incontri che abbiamo con tante persone è la carenza di gioia, di «pace del cuore» e di comunione fraterna nei rapporti personali, l’assenza dell’abbandono fiducioso, provvidente, propositivo, nel Buon Dio.

Crediamo che ci sia un bisogno forte e urgente: riannodare tutti i fili del dialogo tra le generazioni, nelle relazioni educative, tra le istituzioni e le famiglie; e con i giovani, con i nostri anziani, con chi è ammalato, con i fratelli immigrati.

Dobbiamo poter condividere i valori irrinunciabili: la difesa e promozione della vita, la famiglia, la dignità e centralità della persona umana, la cultura, la libertà religiosa e il dialogo interculturale, la salute, la pace, la legalità, la solidarietà, la giustizia sociale, la gratuità.

Ci permettiamo, con viva fraternità e con la paternità che ci dà l’annunciare la Parola di Dio, di coinvolgervi, in questo momento storico, in tre impegni, perché la nostra vita comune non debba essere solo un «grido di dolore» ma un canto di speranza, e una sollecitazione al «risveglio».

Cerchiamo di contribuire insieme, anche nel confronto aperto e leale, alle scelte importanti che siamo chiamati a compiere per il bene del nostro Paese;
Esaminiamo con accuratezza, alla luce dei valori cristiani e civili, le diverse proposte socio-politiche che ci vengono fatte e le persone proposte ad attuarle;
Assumiamoci con responsabilità il dovere di dare il nostro contributo. Tenendo presente anche la necessità di scelte personali e collettive coerenti con uno stile più sobrio e solidale di vita.

Abbiamo la grande speranza che Gesù, il Signore “nato per noi”, nostro straordinario compagno di cammino crocifisso e Risorto, non solo è presente ma è per noi Vita, verità, Via che illumina il nostro pensare, vivifica la nostra fondata possibilità di sperare e ci aiuta nella rinnovata capacità di amare. Affrontiamo con fiducia il futuro che ci attende: sappiamo che Dio cammina con noi, e che le prove cui siamo chiamati non sono superiori alle nostre forze.

In fraterna cordiale vicinanza e con efficace assidua preghiera

I Vostri Vescovi Mons. Cesare Nosiglia, Arcivescovo di Torino e presidente della Conferenza Episcopale Piemontese