Commento alle letture della XXXIII Domenica del Tempo ordinario – Anno A a cura di Carmela Pietrarossa 

Avverrà infatti come a un uomo che, partendo per un viaggio, chiamò i suoi servi e consegnò loro i suoi beni. A uno diede cinque talenti, a un altro due, a un altro uno, secondo le capacità di ciascuno; poi partì.  (Mt 25, 14-30).

 

Un uomo, prima di partire per un viaggio, chiama a sè i suoi servi ed affida loro i suoi beni. Al ritorno verifica il rendimento di quel deposito, constatando che c’è chi ha investito i cinque e i due talenti, guadagnandone rispettivamente altri cinque e altri due, e chi, invece, ha sotterrato il talento per paura del suo padrone.

Questa parabola, come altre, ci invita, innanzitutto, a riflettere sul rapporto che abbiamo con Dio: egli è per noi Padre amoroso, che si prende cura di noi e a cui apriamo il cuore, rivelando noi stessi, oppure è quel giudice severo, un tempo raffigurato con l’Occhio che tutto vede, a cui obbedire non per amore, ma solo per timore?

E’ evidente, infatti, che se le nostre giornate saranno scandite da una dimensione di paternità e, quindi, di figliolanza, ogni nostro respiro, deliberazione ed azione assumeranno una connotazione unica ed imprescindibile per il regno. Neanche un bicchiere di acqua fresca offerto, ci viene detto nel vangelo, resterà senza ricompensa (cfr Mt 10,42). Se, invece, il timore e la sterile osservanza legalistica ci muoveranno, saremo anche noi come quel servo a cui viene tolto l’unico talento ricevuto.

L’uomo del Vangelo di questa domenica, inoltre, affida ai suoi servi “i suoi beni”, poi diversamente identificati con il termine “talenti”. Ciò che siamo e ciò che abbiamo è un bene del Signore, le nostre persone e le nostre esistenze sono il bene per eccellenza con tutti gli affetti e le relazioni che le costellano; su di esse Dio ha investito e si attende che producano frutto.

Non si pensi, tuttavia, che il Signore pretenda da noi imprese straordinarie, egli invece si aspetta straordinarietà nelle nostre incombenze quotidiane, che ciascuno, cioè, si dedichi con grande dedizione e premura a quanto gli viene richiesto ogni giorno: “Non desiderare punto di essere quello che non sei, ma desidera bene di essere quello che sei” (P. Pio), senza ma e recriminazioni di sorta.

Facciamo nostra allora l’esortazione rivoltaci da P. Francesco nell’Evangelii gaudium: “Invito ogni cristiano, in qualsiasi luogo e situazione si trovi, a rinnovare oggi stesso il suo incontro personale con Gesù Cristo o, almeno, a prendere la decisione di lasciarsi incontrare da Lui, di cercarlo ogni giorno senza sosta. Non c’è motivo per cui qualcuno possa pensare che questo invito non è per lui, perché nessuno è escluso dalla gioia portata dal Signore”.

Buona domenica!

parabola talenti