Una delle guardie presenti diede uno schiaffo a Gesù, dicendo: “Così rispondi al sommo sacerdote?”

 

Uno schiaffo sembra nulla rispetto a ciò che deve venire: la corona di spine, la flagellazione, gli sputi, il cammino verso il Golgota sotto il peso della croce, i chiodi nella carne, l’agonia, la morte.
Eppure in quello schiaffo è concentrato tutto il male del mondo.
È la violenza fine a se stessa.
È l’arbitrio dei potenti.
È la presunzione di avere in tasca la giustizia.
È la prepotenza dei forti.
È la follia dell’uomo che pretende di imporsi sugli uomini.
È la banale crudeltà della burocrazia.
È il fanatismo legalizzato.
È la perversione della religione.
È la stupidità gerarchica.
È la menzogna che soffoca la verità.
È la compiacenza dell’impunità.
Tutto questo e altro ancora in quello schiaffo.
E Gesù risponde: «Se ho parlato male, dimostra il male che ho detto; ma se ho parlato bene, perché mi percuoti?»
È la risposta di un Dio disarmato.
Un Dio che si lascia prendere a schiaffi.
Ai tanti perché dell’uomo
si oppone un solo perché di Dio.
Al peccato,
il perdono.
Al chiasso assordante della folla invasata del “crucifige”,
il silenzio salvifico della domenica di Pasqua.
A quello schiaffo sul volto,
la carezza dello Spirito
il giorno di Pentecoste.

 

Patrizio Righero

Gesù