Commento alle letture della solennità dei santi Pietro e Paolo a cura di Carmela Pietrarossa – Domenica 29 giugno 2014

 

Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente (Mt 16, 16).

 

Pietro e Paolo apostoli con trascorsi diversi, l’uno pescatore, l’altro fariseo zelante e, tuttavia, con una passione comune, quella per Cristo e l’annuncio della sua Parola per la salvezza dell’uomo.
Di Pietro si occupa la prima lettura, che descrive la sua prigionia e liberazione per un particolare intervento divino. Nella rappresentazione che l’autore sacro ci fornisce dell’episodio, colpisce la presenza di una Chiesa orante che sostiene l’apostolo; infatti, “una preghiera saliva incessantemente a Dio dalla chiesa per lui” (At 12,5). Tale è dunque la Chiesa che il Signore vuole costruire, una Chiesa solidale con chi è nel bisogno, che piega le ginocchia per impetrare aiuto e protezione, e il Signore, che è buono ed ascolta la preghiera di chi confida in lui, libera Pietro attraverso il suo angelo: “Essi oltrepassarono la prima guardia e la seconda e arrivarono alla porta di ferro…la porta si aprì davanti a loro” (At 12,10). Quanti ostacoli Pietro deve ancora superare per potersi dire libero: una prima guardia, una seconda e poi addirittura una porta di ferro, simboli delle traversie che fanno parte del cammino di ogni uomo e che non possono immobilizzarlo e, quindi, farlo morire, ma devono spronarlo ad andare avanti. Nulla con Dio è impossibile!
Pietro è così libero! Il Signore ha bisogno di uomini liberi per compiere la sua missione, scevri da fariseismi e forme varie di dipendenze, ma retti nella dedizione a Lui; o ci si pone alla sua sequela o si serve noi stessi ed il nostro io, rivestito di orgoglio e prestigio.
Nella seconda lettura S. Paolo ci offre una delle pagine più belle da lui scritte; sa che sta per compiersi per lui l’ora del sacrificio supremo e fa una sorta di resoconto della sua vita, di cui vede scorrere tanti flashback: “Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la corsa, ho conservato la fede” (II Tim 4,7). La vita è, quindi, rappresentata come combattimento e corsa, oserei aggiungere, ad ostacoli, in cui talvolta si cade, si inciampa o ci si ferma perché non si ha la forza di proseguire, e, tuttavia, anche in queste circostanze si sperimenta di non essere soli perché il Signore pone sul nostro cammino tanti angeli che ci incoraggiano e ci rialzano: “Il Signore mi è stato vicino e mi ha dato forza, perché per mio mezzo si compisse la proclamazione del messaggio” (II Tim 4,17).
Nella nostra debolezza eccelle la sua forza, Egli ci prende per mano e come a Pietro attraverso l’angelo, ci dice: “Alzati, in fretta!… Mettiti la cintura e legati i sandali” (At 12,7-8), “Non perdere tempo, la vita va vissuta intensamente e con gioia, riconciliati con il fratello, investi i tuoi talenti, portami con te, parla al cuore della gente, vivi ogni giorno come se fosse l’ultimo!”
Nel vangelo in un colloquio personale con i suoi, Gesù rivolge loro questa domanda: “La gente chi dice che sia il Figlio dell’uomo?” (Mt 16, 13); da questa interrogazione scaturisce la solenne proclamazione di Simon Pietro: “Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente” (Mt 16, 16).
Oggi Gesù pone la stessa domanda anche a noi chiamandoci per nome: “Chi sono io per te?”
Il tempo donato alla Parola, ascoltata, meditata e custodita nel cuore ci aiuterà a dire la verità di noi stessi in relazione al Signore, senza scoraggiarci, ma per riprendere gioiosi il nostro andare verso di Lui.
BuonaSanti Pietro e Paolo Domenica