Commento al Vangelo della Solennità dell’Ascensione del Signore a cura di Carmela Pietrarossa.

“Mentre li benediceva, si staccò da loro e veniva portato su, in cielo” (Lc 24, 46-53).

 

La presenza fisica di Gesù sulla terra ha termine con la sua ascensione al cielo, che non ha affatto il sapore dell’abbandono perché, diversamente, egli sarà con noi fino alla fine dei tempi.
Gesù sale al cielo e siede alla destra del Padre; diviene, così, la meta dei credenti che sanno di essere chiamati a vivere il tempo presente intensamente, ma con lo sguardo rivolto verso il cielo, protesi verso il futuro, e questo futuro è rappresentato proprio dal cielo, qui il Signore ci attende per la ricompensa senza fine.
L’ascensione che la Chiesa ci fa contemplare oggi è, quindi, un invito a guardare il cielo e non per la sua indiscussa bellezza, ma perché al cielo orienterà le sue scelte di vita quotidiana chi vorrà condividere la beatitudine eterna. Qualche santo sintetizzerebbe di buon grado questo concetto ripetendo: “Preferisco il Paradiso!” (San Filippo Neri). Siamo creati per il cielo, per sperimentare già sulla terra la presenza paterascensionena di Dio, mera anticipazione di quella che ci sarà donata domani, perché dalla fede in contemplazione sgorghi dal cuore dell’uomo la fede in cammino, a volte stanca, affaticata, talvolta scoraggiata, ma sempre pronta a ricominciare per donarsi e spendersi per il Regno di Dio.
In questa giornata la Chiesa celebra anche la Giornata mondiale delle comunicazioni sociali, perché l’ascensione del Signore è associata al mandato conferito agli apostoli di predicare la parola in tutto il mondo, mandato reso possibile attraverso questi potenti mezzi, che sono, però, solo strumenti nelle mani dell’uomo, capaci di determinare cambiamenti nei destinatari, nella misura in cui chi se ne serve, si sforzi di essere autentico testimone del Vangelo.
Riprendiamo, a questo proposito, quanto Benedetto XVI ha comunicato in occasione di questa giornata: “Se i network sono chiamati a mettere in atto questa grande potenzialità, le persone che vi partecipano devono sforzarsi di essere autentiche, perché in questi spazi non si condividono solamente idee e informazioni, ma in ultima istanza si comunica se stessi […] I credenti, infatti, avvertono sempre più che se la Buona Notizia non è fatta conoscere anche nell’ambiente digitale, potrebbe essere assente nell’esperienza di molti per i quali questo spazio esistenziale è importante.[…] L’autenticità dei credenti nei network sociali è messa in evidenza dalla condivisione della sorgente profonda della loro speranza e della loro gioia: la fede nel Dio ricco di misericordia e di amore rivelato in Cristo Gesù. Tale condivisione consiste non soltanto nell’esplicita espressione di fede, ma anche nella testimonianza, cioé nel modo in cui si comunicano scelte, preferenze, giudizi che siano profondamente coerenti con il Vangelo, anche quando di esso non si parla in forma esplicita” (Dal messaggio di Benedetto XVI per la XLVII Giornata Mondiale delle Comunicazioni sociali).
Chiediamo al Signore di donarci apostoli capaci di unire nella loro vita “l’antenna ed il campanile, fedeli al mondo presente e fedeli alla patria promessa, in grado di coniugare le due fedeltà con professionalità e con amore” (Card. Martini).
“Vi sia la persuasione che in questi apostolati: stampa, radio, cinema, televisione, ecc., si richiede maggior spirito di sacrificio e pietà più profonda. Occorrono dei santi che ci precedano in queste vie non ancora battute ed in parte neppure indicate” (Beato Giacomo Alberione, apostolo della nuova comunicazione).