Pasqua 2014

Che cosa augurare per la festa di Pasqua? Non vorrei rovinare la bellezza di questo giorno con parole inutili e banali. Chi vuole celebrare la Pasqua nella verità deve andare come pellegrino al sepolcro vuoto nel giardino situato ai piedi del monte Calvario e lì ascoltare le parole degli angeli: «Perché cercate tra i morti colui che è vivo? Non è qui, è risorto» (Lc 24, 5-6). Parole strabilianti. Anche oggi a udirle qualcuno resterà perplesso, altri non ci crederanno, altri ancora – sono tanti – in queste parole giocano la loro vita. Tutto il cristianesimo sta o cade sull’evento che Gesù è risorto e sulla decisione che ognuno prende difronte a questo annuncio. È questione di fondamentale importanza: se Gesù è risorto, è vivente, allora mi è contemporaneo. Io posso incontrarlo, oggi, parlare con Lui e lasciare che la sua presenza mi affascini e lo possa seguire come suo discepolo.
Ecco il mio augurio: che tutti possano riscoprire la festa di Pasqua, cioè il sepolcro vuoto, la morte vinta per sempre. Così si esprime la liturgia: «Morte e vita si sono affrontate in un prodigioso duello. Il Signore della vita era morto; ma ora, vivo, trionfa».
Sì, credere alla risurrezione ci proietta oltre la scena di questo mondo e ci riempie già nel presente di quello che troveremo in pienezza nell’eternità: solo amore, perché Dio è amore.
Chi crede che il sepolcro è vuoto, ha la certezza che l’esistenza non è un cieco destino. No! Se la vita è consumata nell’amore come quella di Gesù, essa continua per sempre in un amore divino che non ha fine. Il nostro rapporto con Lui ci spinge a cambiare il volto di questa nostra storia, spesso dolorosa, per renderla primizia della civiltà dell’amore inaugurata nel giorno in cui Egli risuscitò dai morti.
Invito tutti a dare “segni” di novità pasquale, gesti di autentico cambiamento. Ne cito alcuni: rinunciare al superfluo e al lusso o ad una parte del conto in banca per aiutare chi ha perso il lavoro; sostenere una famiglia che stenta a pagare la retta della casa; non lasciare sfitte seconde o terze case, ma ospitare chi è sfrattato; evitare le occasioni che possono portare alla divisione della famiglia; cercare ogni occasione per offrire il perdono; custodire e difendere la vita, sempre.
Propongo questi esempi (ma quanti altri se ne possono trovare!) come aiuto per verificare se il nostro modo di agire è orientato, anzi “performato” dalla verità della Pasqua.
Si racconta che San Serafino di Sarov (Russia), alle persone che si rivolgevano a lui con qualche sofferenza nel cuore egli rispondeva con il sorriso sulle labbra: «Gioia mia, Cristo è risorto!» Erano così convincenti queste parole che ogni pena si scioglieva come neve al sole.
Anche la prossima canonizzazione di Giovanni XXIII e di Giovanni Paolo II è un bel segno di speranza. Ambedue ci ricordano che non dobbiamo avere paura: Dio ha le mani sul timone della storia.
Buona e Santa Pasqua a tutti!

+ Pier Giorgio Debernardi

Resurrexit (1)