Commento al Vangelo della III Domenica di Pasqua a cura di Carmela Pietrarossa – 4 maggio 2014

Resta con noi perché si fa sera (Lc 24,13-35).

 

Il Vangelo di questa domenica ha per protagonisti i discepoli di Emmaus, dai quali, probabilmente, un po’ tutti ci sentiamo rappresentati.
Luca ci dice che “Si fermarono col volto triste” (Lc 24, 17), si arrestano nel loro andare con scolpita sul volto la motivazione del loro immobilismo: la tristezza. “Noi speravamo… ma” (Lc 24, 21), pensavamo che il Signore intervenisse in questa situazione, ma…, ci credevamo amati, ma le cose sono andate diversamente, hanno preso una piega diversa. Non hanno compreso il mistero pasquale, anzi la crocifissione del loro Maestro li ha scandalizzati ed impietriti.
Il mistero pasquale di morte e risurrezione non può essere inteso se non con l’intelligenza che lo Spirito dona ai nostri cuori, aprendoci a comprendere la Parola, che riscalda il cuore perché ci comunica il pensiero di Dio.
“Stolti e tardi di cuore a credere in tutto ciò che hanno detto i profeti!” (Lc 24,25), tutte le Scritture erano finalizzate a preparare l’incarnazione di Cristo nel tempo e tante volte esse erano state oggetto di lettura e meditazione da parte degli apostoli, senza alcun esito. La Parola era stata sentita, ma non ascoltata, non era entrata nella loro vita, scivolando velocemente, senza lasciare traccia alcuna.
Gesù apre i loro occhi e consente loro di coglierne l’identità; il Cristo risorto non si riconosce con gli occhi fisici, ma solo con quelli della fede.
I discepoli di Emmaus erano rinchiusi in una gabbia di dolore senza spiraglio alcuno di luce, talmente concentrati su di sé da bypassare il loro Signore e in lui altri crocifissi.
Il dolore, sovente, ci rende ciechi e incapaci di cogliere la sofferenza dei nostri fratelli ed i segni della presenza di Dio nella nostra vita, eppure egli continua a vivere in noi lì dove siamo ed operiamo, ponendo sempre sul nostro percorso tracce concrete del suo amore; quante volte ne abbiamo fatto esperienza stupendoci e rendendo grazie.
Il Cristo si manifesta a quei discepoli mentre camminavano per via, nel loro quotidiano, nelle loro incombenze giornaliere e, soprattutto, si fa riconoscere allo spezzare del pane.
Evidente il riferimento all’Eucaristia in cui Gesù si fa pane spezzato per nutrire la nostra fame di Vita, chiedendo a noi di diventare, parimenti, pane spezzato per chi è nel bisogno. Nel tabernacolo Gesù rimane con noi, attendendo che ciascuno gli faccia visita per lasciarsi illuminare.
Usciamo allora dai nostri sepolcri, nutriamoci di Gesù Eucaristia, dedichiamo tempo alla sua Parola perchè riscaldi il nostro cuore, voltiamo pagina deponendo, finalmente, la maschera di dolore a cui, purtroppo, siamo legati ed indossando, invece, quella della gioia che ci deriva dalla consapevolezza di essere stati liberati “con il sangue prezioso di Cristo, agnello senza macchia” (1Pt 1,18, II lettura), certi che “questo Gesù, Dio lo ha risuscitato e noi tutti ne siamo testimoni” (At 2, 32 I lettura).
Buona domenica!

 

La cena di Emmaus - Jacopo da Bassano

La cena di Emmaus – Jacopo da Bassano