Scegliamo per la nostra riflessione una parola che, a prima vista, può suscitare una certa reazione di disagio e di ripulsa: la croce. Quando si parla del messaggio cristiano non c’è tuttavia parola che sia tanto spesso ripetuta; il segno della croce, infatti, è uno dei primi gesti che si insegnano ai bambini. Il termine “croce” ci può mettere istintivamente sulle difensive e non è raro sentir dire: il messaggio cristiano sarebbe bello se non ci fosse la croce! Vediamo allora che cosa in realtà significa, partendo  da alcuni brani del vangelo secondo Marco. I vari esempi di ricorrenza della parola “croce” o del verbo “crocifiggere”, si possono dividere in tre sezioni. Ci sono testi in cui si descrive come Gesù fu crocifisso: la gente «gridava di nuovo: “Crocifiggilo!”, e gridarono più forte: “Crocifiggilo!”» (Mc 15,13-15). Siamo di fronte alla descrizione della passione di Gesù, delle tortura nelle quali muore. Un secondo uso della parola “croce” riguarda più direttamente noi. Gesù dice: «Se qualcuno vuol venire dietro a me, prenda la sua croce» (Mc 8,34). È uno dei brani che maggiormente ci sgomentano quando vogliamo prendere sul serio il messaggio cristiano: caricarci della croce. Infine troviamo un ultimo testo, al termine del vangelo di Marco, dove si racconta la proclamazione della risurrezione di Gesù alle donne da parte dell’angelo. L’angelo dice: «Gesù Nazareno che cercate, il crocifisso, è risorto!» (Mc 16,6). È un grido di vittoria.
Si tratta dì tre modi diversi di intendere la croce all’interno dell’esperienza cristiana. A seconda che prevalga l’uno o l’altro di questi modi di vedere la croce, noi interpretiamo diversamente il cristianesimo. Modi diversi che forse non sono tutti ugualmente autentici. Cerchiamo di chiarire. Anzitutto c’è la croce che è la nostra croce: «Se qualcuno vuol venire dietro a me, prenda la sua croce». Se si guarda solo a questo aspetto del cristianesimo si ha quella forma di religiosità che si presenta come un grosso peso da portare, un fardello gravame morale e ascetico, una somma di doveri che ci pesano molto e che dobbiamo portare con pazienza, con rassegnazione a volte passiva e lamentosa. Evidentemente, se noi diamo alla parola croce soltanto questo significato, ne restiamo scoraggiati e spaventati.
C’è tuttavia un secondo elemento estremamente importante, quello del cristianesimo “liberante”: è la proclamazione che la morte di Gesù in croce è stata vinta dalla vita. È questo il Vangelo della croce; è il Vangelo che fa passare dalla disperazione alla speranza, dalla solitudine all’amicizia, dalla tristezza alla gioia, dalla debolezza alla forza dello Spirito di Dio in noi. Questo è il vero significato della croce: è la forza di Dio che si manifesta in Gesù crocifisso e risorto. Abbiamo qui allora un nuovo volto della croce: in essa si manifesta il cristianesimo del “dono”. Perché questa speranza nella croce, questa potenza della croce? Perché Gesù, nella croce, ci ha amato per primo fino alla morte e in lui Dio ci ha amati, si è ricordato di noi, si è rivelato a noi come dono. Allora tutta l’esistenza umana ci appare come dono dell’amore di Dio, che ci impegna a vivere la nostra esistenza donandola.

fr. Carlo Roccati