Solennità dell’Ascensione del Signore – XLIX Giornata mondiale delle Comunicazioni sociali. Commento alle letture a cura di Carmela Pietrarossa – Domenica 17 maggio 2015

 

In ascolto della Parola, Verità sul nostro cammino                                                                           

«Uomini di Galilea, perché state a guardare il cielo? Questo Gesù, che di mezzo a voi è stato assunto in cielo, verrà allo stesso modo in cui l’avete visto andare in cielo» (At 1,11).

 

“Ed egli ha dato ad alcuni di essere apostoli, ad altri di essere profeti, ad altri ancora di essere evangelisti, ad altri di essere pastori e maestri […] fino a raggiungere la misura della pienezza di Cristo” (Ef 4, 11).

 

“E disse loro: «Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura. […]Allora essi partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore agiva insieme con loro e confermava la Parola con i segni che la accompagnavano” (Mc 16, 15-20).

 

La Parola ci traccia la Via

Oggi la Chiesa celebra la XLIX Giornata mondiale delle Comunicazioni sociali che ha per tema: “Comunicare la famiglia: ambiente privilegiato dell’incontro nella gratuità dell’amore”.

Papa Francesco nel lasciarci spunti di riflessione su un tema così importante quale quello delle comunicazioni sociali, si  lascia ispirare dall’icona evangelica della visita di Maria ad Elisabetta (Lc 1,39-56) in cui la comunicazione si esplicita in un dialogo che coinvolge anche il linguaggio del corpo: il bambino sussulta nel grembo di Elisabetta.

“Il grembo che ci ospita”, ci dice il Papa,  “è la prima “scuola” di comunicazione, fatta di ascolto e di contatto corporeo, dove cominciamo a familiarizzare col mondo esterno in un ambiente protetto e al suono rassicurante del battito del cuore della mamma. Anche dopo essere venuti al mondo restiamo in un certo senso in un grembo, che è la famiglia. Un grembo fatto di persone diverse, in relazione […] Possiamo dare perché abbiamo ricevuto”.

In famiglia, inoltre, abbiamo imparato “quella forma fondamentale di comunicazione che è la preghiera”, colloquio con Dio, presente in noi ed intorno a noi.

In famiglia abbiamo appreso, continua il Papa, la “capacità di abbracciarsi, sostenersi, accompagnarsi, decifrare gli sguardi e i silenzi, ridere e piangere insieme, tra persone che non si sono scelte e tuttavia sono così importanti l’una per l’altra”.

“Visitare”, come ha fatto Maria, “comporta aprire le porte, non rinchiudersi nei propri appartamenti, uscire, andare verso l’altro”.

La solennità dell’Ascensione di Gesù al cielo vuole essere allora il momento privilegiato per riflettere sulla chiamata di ciascun cristiano a non fermarsi a contemplare “il cielo”, tappa pur sempre importante ed imprescindibile nel cammino personale, ma a favorire l’incontro, ad andare oltre se stessi e la propria prossimità, per allargare gli orizzonti del proprio sguardo e ricomprendervi il mondo intero. Il Signore chiama la Chiesa a pensare in grande, ad uscire per seminare e condividere speranza, a non risparmiarsi nel dono di sé, a ricominciare ogni giorno parlando il linguaggio nuovo appreso dal Crocifisso risorto. Questa missione così impegnativa ha come destinatari non uomini ben preparati e coraggiosi, bensì ignoranti e pusillanimi, di cui il Signore si fida e a cui affida la sua Parola, cioé se stesso. Il loro annuncio si radica nella fedeltà del Maestro, che non cessa di operare nel credente e per mezzo di lui.

Mai, pertanto, chiudersi in se stessi, ma sperimentare sempre quella comunicazione inclusiva che si traduce in gesti concreti di accoglienza. A questo proposito un ricordo particolare il Papa riserva alle famiglie con figli segnati da una o più disabilità. “Il deficit motorio, sensoriale o intellettivo è sempre una tentazione a chiudersi; ma può diventare, grazie all’amore dei genitori, dei fratelli e di altre persone amiche, uno stimolo ad aprirsi, a condividere, a comunicare in modo inclusivo; e può aiutare la scuola, la parrocchia, le associazioni a diventare più accoglienti verso tutti, a non escludere nessuno”.

“In un mondo, poi, dove così spesso si maledice, si parla male, si semina zizzania, si inquina con le chiacchiere il nostro ambiente umano, la famiglia può essere una scuola di comunicazione come benedizione”.

Impariamo, dunque, anche attraverso i nuovi mezzi di comunicazione sociale, a dire bene di Dio, di noi stessi, dei fratelli, della natura, del cosmo intero.

 

La Parola diventa Vita, nell’oggi del tempo

Con il salmista preghiamo:

“Ascende Dio tra le acclamazioni, il Signore al suono di tromba. Cantate inni a Dio, cantate inni, cantate inni al nostro re, cantate inni. Perché Dio è re di tutta la terra, cantate inni con arte. Dio regna sulle genti, Dio siede sul suo trono santo” (Sal 46).

Buona Domenica!

Giornata Comunicazioni Sociali 2015