Commento alle letture della XXV Domenica B 20 settembre 2015
a cura di Carmela Pietrarossa

In ascolto della Parola, Verità sul nostro cammino

«Tendiamo insidie al giusto, perché ci è di imbarazzo ed è contrario alle nostre azioni; ci rimprovera le trasgressioni della legge e ci rinfaccia le mancanze contro l’educazione da noi ricevuta» (I lettura, Sap 2, 17).

“Fratelli miei, dove c’è gelosia e spirito di contesa, c’è disordine e ogni sorta di cattive azioni. Invece la sapienza che viene dall’alto anzitutto è pura, poi pacifica, mite, arrendevole, piena di misericordia e di buoni frutti, imparziale e sincera. Per coloro che fanno opera di pace viene seminato nella pace un frutto di giustizia” (II lettura, Gc 3,16-18).

“Quando fu in casa, chiese loro: «Di che cosa stavate discutendo per la strada?». Ed essi tacevano. Per la strada infatti avevano discusso tra loro chi fosse più grande. Sedutosi, chiamò i Dodici e disse loro: «Se uno vuole essere il primo, sia l’ultimo di tutti e il servitore di tutti». E, preso un bambino, lo pose in mezzo a loro e, abbracciandolo, disse loro: «Chi accoglie uno solo di questi bambini nel mio nome, accoglie me; e chi accoglie me, non accoglie me, ma colui che mi ha mandato» (Mc 9,30-37).

 

La Parola ci traccia la Via
“Il Figlio dell’uomo viene consegnato nelle mani degli uomini e lo uccideranno…dopo tre giorni risorgerà”: a fronte di queste parole dal sapore amaro e di difficile comprensione, i discepoli di Gesù si trattengono su discussioni pertinenti la piramide della gerarchia sociale. Stridente appare, pertanto, il contrasto tra quanto il Maestro sta cercando faticosamente di far loro comprendere e queste dissertazioni incapaci di alzarsi un palmo da terra. Egli parla di sofferenza, morte ed umiliazione, loro, invece, di gloria, riconoscimenti umani, onori e primi posti. Lui di vita vissuta unicamente per compiacere il Padre, facendo fino in fondo la sua volontà, a costo di morire in croce per amore suo, loro di un’esistenza arroccata su compromessi tra la veste del Vangelo riadattata su misura e l’importante immagine sociale da salvaguardare strenuamente.

Gesù, allora, chiama i dodici in disparte perché comprendano cosa significhi realmente stare con Lui. Sì perché il Signore non ha bisogno di ambasciatori del suo nome, ma di figli che stiano con lui e a lui consacrino se stessi, senza alcuna riserva mentale. Ai suoi seguaci egli non garantisce successo ed onori, anzi! Chi lo segue sposa valori scomodi e desueti quali l’onestà, la giustizia e l’accoglienza. Chi di noi non fa esperienza oggi di disonestà? Quanto è difficile trovare amministratori della cosa pubblica non corrotti! Senza parlare del temine “accoglienza”, mai come oggi attuale a tal punto da generare diatribe sulle “quote” da destinarsi alle varie nazioni.

“Quote”, un termine a cui eravamo abituati, ma riferito alla pur rilevante questione delle Quote latte; ora, invece, viene usato con riferimento alle “Quote umane”. Ci fregiamo di citazioni giuridiche tratte da altisonanti convenzioni internazionali sui diritti dell’uomo, ma non guardiamo negli occhi chi dovrebbe beneficiarne. Gesù, invece, è come sempre chiaro: “Chi accoglie uno di questi bambini nel mio nome, accoglie me; chi accoglie me, non accoglie me, ma colui che mi ha mandato”. Nei bambini, allora, dobbiamo vedere ricompresi tutti coloro che vivono situazioni di disagio, debolezza, mancanza di qualcosa o di tutto. Un bimbo, infatti, necessita di tutto; senza l’assistenza dei suoi genitori morirebbe. Queste situazioni di povertà materiale, intellettuale e morale ci vengono raccomandate, e se realmente desideriamo accogliere Dio nelle nostre vite non possiamo far finta di non vedere.

Dio sta con i più deboli, emarginati e disprezzati! E noi da che parte stiamo?

La Parola diventa Vita, nell’oggi del tempo

Dal Salmo di questa domenica:

“Dio, per il tuo nome salvami, per la tua potenza rendimi giustizia. Dio, ascolta la mia
preghiera, porgi l’orecchio alle parole della mia bocca” (Sal 53).

 

Buona Domenica in Gesù Maestro, Via, Verità e Vita!