08 giugno 2014

La persona umana ha le sue radici nella sponsalità? La domanda è di tipo antropologico cioè riguarda l’essenza stessa dell’essere umano. La sponsalità, intesa come dono reciproco tra uomo e donna, più che essere radice della persona umana è ciò che la aiuta a muoversi, che apre un orizzonte grande per il suo cammino. La condizione sponsale è originaria, in quanto fondamentale per la vita dell’uomo, che può essere visto come un albero a rovescio le cui radici sono in alto (Platone). La Genesi inizia a parlare della creazione del cielo e della terra con le parole “In Principio”, nel Vangelo di Matteo Gesù dice «In principio Dio creò l’uomo e la donna», mettendo l’accento sul fatto che l’inizio vero del mondo non è la creazione del cielo e della terra, ma quella dell’uomo e della donna. Solo allora nasce il linguaggio e con esso la capacità di raccontare la storia e misurare il tempo: prima di questa apparizione c’era un universo statico; la nascita della differenza sessuale inaugura il correre della storia. Perché ci fosse una vera novità non è bastata la creazione dell’uomo, ma è stata necessaria la creazione della donna: la loro condizione sponsale esiste affinché l’umanità non rimanga chiusa in se stessa ma abbia sempre, nella diversità, il dinamismo necessario per non logorarsi, evitare la noia e generare. Quando si nega l’esistenza stessa di maschile e femminile, non si perde tanto un passato “tradizionale” ma si chiude ad un futuro di vero progresso. Perciò cosa sia essere uomo ed essere donna e quale sia il rapporto tra il maschile ed il femminile lo si deve “narrare”, svelando l’origine e la fine attraverso una storia biblica dove si incontrano la salvezza rivelata con l’esperienza più profonda del cuore dell’uomo: la Storia di Abramo e Sara (Genesi 12 e seg.). Essa ci da la possibilità di cogliere alcuni significati sulle differenze e le dinamiche insite nella coppia sponsale uomo-donna. Abramo lascia la sua terra, simbolo del radicamento nel mondo: nella Bibbia l’uomo, senza la terra con cui è creato, cioè il suo corpo, non può comprendere quali siano la sua origine ed il suo destino. Abramo deve lasciare la sua terra per riceverla nuova da Dio; il suo viaggio non è una fuga ma un processo di trasformazione della propria terra in un nuovo modo di abitarla: nuova presenza nel mondo e nuova fecondità. Una tale concezione del corpo appare in chiaro contrasto con la mentalità contemporanea che vuole piuttosto l’uomo “libero” di uscire dal proprio corpo, trasformarlo, renderlo immagine dei suoi sogni di autonomia, fino all’estremo progetto di voler ridefinire da capo la condizione sessuata della sua persona. L’umanità invece è chiamata a rispondere alla parola che Dio ha scritto nella sua corporeità, recuperare la meraviglia davanti al suo corpo, accettarlo come segno di benedizione originaria e garanzia di presenza costante. Perché ciò sia possibile l’uomo deve riceverne testimonianza concreta dall’inizio della vita, nell’amore dei suoi genitori, attraverso il quale può affermare che nasce da un mutuo dono. In questo senso la differenza sessuale costituisce la radice della persona umana: avere un corpo significa procedere da un amore, nel quale si percepisce la memoria di una nascita da Dio. La differenza sessuale non è solo nell’origine che ci ha generato ma anche nella strada che si apre davanti a noi. Nei capitoli seguenti Abramo nega la sposa: identifica la moglie con la sorella. In questo modo perde la possibilità di accogliere una vita più grande e abbondante nella discendenza. La donna è anche sorella in quanto condivide con l’uomo la stessa origine, tuttavia la differenza è essenziale affinché l’uomo non cada nel mito di Narciso innamorandosi della propria immagine, della propria origine. Chi accetta la differenza rinuncia all’isolamento dei propri progetti, ricevendo in cambio un tempo nuovo capace di aprirsi al di là di sè in un futuro fecondo. Uomo e donna diventano una sola carne sempre attraverso un’altra carne, anche se dalla loro unione non nasce un figlio, perché il loro amore li porta al di là di loro stessi, verso il mistero, e genera la nuova creatura del noi comune.

MANUELA BARBERO – GIUSEPPE CAGGIANO

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