22 giugno 2014

Nel numero precedente abbiamo tentato di fare alcune riflessioni sulle radici sponsale della persona umana, facendoci guidare dalla storia di Abramo e Sara. Continuiamo a seguire la loro storia. Il cammino di Abramo può essere letto come una sorta di educazione alla paternità, che passa per l’imparare ad essere sposo. Dopo la prima tentazione di scegliere una vita isolata e sterile prescindendo dalla differenza, arriva la seconda: la mancanza di figli che fa dubitare della promessa divina. Per assicurare una discendenza Sara concede allor ad Abramo la sua schiava Agar, dubitando della capacità del suo corpo di ospitare il mistero. Abramo accetta, per garantire la promessa: se i figli non arrivano secondo quanto detto da Dio, potrebbero arrivare secondo le leggi della natura a disposizione del potere umano. Abramo, come uomo, dovrà imparare che la promessa non può compiersi al di là dell’incontro con sua moglie: non basta una donna qualsiasi perché si trasmetta la promessa divina. La sessualità umana non è come quella animale: perché passa per il riconoscimento dell’unicità dell’altro e della sua apertura al mistero. Il figlio non è solo compimento delle forze dell’uomo, è sempre figlio di una promessa, possibile perché Dio agisce e opera nell’unione coniugale. Sara, come donna, deve imparare ad accettare il mistero del figlio che viene da Dio: si nasconde dietro la porta della tenda, vale a dire, dietro il suo corpo femminile, dietro la quotidianità di un amore stanco, che pensa sia impossibile dare fede a una notizia così grande. All’inizio della tentazione la donna, poiché più vicina alla fonte della vita, è chiamata a testimoniare con il suo corpo l’azione di Dio nell’ambiente umano. Solo perché Dio stesso benedice l’amore di uomo e donna, può aver luogo una generazione che si accorda pienamente con la dignità della persona, altrimenti il figlio diventerebbe solo un risultato della volontà di pianificazione umana, la proiezione del suo desiderio e il circolo generativo si chiuderebbe su se stesso, perdendo il suo dinamismo perché Abramo si auto-donerebbe ciò che desiderava avere. Non basta un ˝figlio del desiderio”, capace di ricevere il nostro amore ma c’è bisogno di un figlio amante, e per generarlo è necessario il tempo dell’educazione, in cui la famiglia apre lo sguardo al di là di se stessa verso gli uomini, nell’orizzonte della loro alleanza con Dio. Abramo e Sara hanno capito che la differenza era necessaria al loro cammino, perché questo diventasse veramente grande. Essi si trovavano davanti ad una scelta: potevano accogliere un progetto di autoformazione del loro corpo e della loro storia, oppure abbracciare la logica della generazione, per cui ogni uomo riceve dall’altro la vita e la fa fruttificare, rendendola così più grande. La differenza sessuale, infatti, non è una cosa che si chiude su se stessa ma si apre sempre al di là di sé verso il mistero più grande dell’altra persona. Punto privilegiato di osservazione di ciò è il rapporto di padre e madre con il figlio. La donna, attraverso la gestazione, rappresenta per il bambino l’accoglienza originaria: davanti alla madre il bambino impara a dire, non solo “Tu sei un altro Io”, ma, innanzitutto “Io sono un altro Tu”. Il padre presente dopo la nascita avrà il compito di indicare la strada lontana, di rappresentare sia l’origine ignota che lo ha generato, sia il futuro distante che lo attende. Così, senza madre, l’uomo resterebbe nudo davanti a un mondo ostile, privato dal padre, invece, non avrebbe la capacità di collegarsi all’origine ed aprirsi verso il compimento della vocazione a cui lo chiama Dio. Abramo è colui che riceve la promessa, che vede l’orizzonte futuro e lo trasmette, Sara è colei che riceve la benedizione che accoglie la presenza concreta dell’azione di Dio, offrendo alla promessa una dimora. Il femminile si descrive allora come presenza che, indipendentemente dal suo lavorare o meno fuori casa, deve riuscire a creare dimora intorno a sé dovunque vada. Il maschile, da parte sua, è sempre in ricerca: egli non trova se stesso in un modo immediato; deve arrivare a se stesso attraverso la donna, per rendere presente al mondo l’origine iniziale e il compimento ultimo. Lo Spirito opera all’interno del rapporto tra l’uomo e la donna: Abramo e Sara sperimentano un corpo sterile che sembra non poter veicolare la promessa, rispondono a questa sfida con la fede nella promessa futura. Nella loro storia il futuro ultimo è la presenza di Cristo, colui che rivela l’uomo a se stesso. In Gesù, che rappresenta un modo nuovo di essere generato, si comprende in modo definitivo la bontà della differenza sessuale e la sua capacità generativa il cui frutto è capace di andare al di là della morte, come testimonia la risurrezione.

 

MANUELA BARBERO – GIUSEPPE CAGGIANO
UFFICIO PASTORALE PER LA FAMIGLIA

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