Tutti desideriamo una vita felice; tutti siamo assetati di serenità. Nessuno ama i pesi, i limiti, le sofferenze. Vorremo una vita leggera, sciolta, libera! Tra tutti i sogni questo è forse quello che ci sta più a cuore. Come fare? La mentalità diffusa ci suggerisce che per essere felici e leggeri basta «chiudere gli occhi» e convincerci che i pesi non esistono, che il male non c’è. Ma noi non siamo così ingenui e sappiamo che il male c’è: è il male che faccio io, che subisco degli altri, che trovo sulla terra e non so spiegarmi. Un male con molte facce: ingiustizia, falsità, violenza, arroganza, disperazione, malattia, solitudine, abbandono. Un male che ci lascia svuotati, arrabbiati, soli, frustrati… Non basta dire: «È colpa dei cattivi» o «Il mondo è fatto così, io sono fatto così»

Noi ci siamo dentro come vittime e come aguzzini perché tutti subiamo e generiamo un po’ di male: sarà il nostro carattere, sarà la voglia di dominare, sarà il dubbio sulle persone che ci circondano, sarà la pigrizia, l’avarizia, la superbia, la noia…

E allora? In nome dell’amore per la nostra vita e soprattutto in nome della nostra fede noi «non vogliamo darla vinta al male» e lottiamo perché il male non ci abbatta, non ci imprigioni, non ci renda suoi schiavi o sue vittime.

La Quaresima è una bella occasione per rinnovare questo grido: «Voglio lottare contro il male!»: il mio, quello degli altri, quello del mondo. La Quaresima non è una “cosetta dell’anima”. É una splendida occasione per essere uomini e donne “in piedi”.

E come si fa ad essere uomini e donne in piedi?

Se ci rompiamo una gamba e non possiamo stare in piedi che cosa facciamo?

Riconosciamo la nostra frattura, cerchiamo un dottore capace, facciamo la cura adeguata.

Così è per la vita intera: occorre saper riconoscere le proprie fratture (del carattere, dei sentimenti, dei desideri), cercare un dottore e osare una cura. E torneremo in piedi!

La Quaresima è il tempo giusto per riscoprire un dottore particolare che ci dice: «Venite a me voi tutti che siete affaticati ed oppressi e io vi ristorerò. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite ed umili di cuore, e troverete ristoro per la vostra anima» (Mt 11,28-29).

La cura sta nel seguire i suoi consigli, la sua Parola.

Buon cammino!

+ Derio Olivero