Commento al Vangelo della XVII Domenica del Tempo ordinario a cura di Carmela Pietrarossa

Quando pregate, dite: “Padre” (Lc 11, 1-13).

A Gesù che si era ritirato in un luogo solitario, i discepoli chiedono che venga insegnato loro a pregare. Egli, allora, introduce la nota preghiera che ha il suo esordio ed il suo compendio nel termine “Padre”. Sì, perché, nella parola “padre” è racchiusa una missione ed un’identità che si traducono in condivisione di sentimenti e di cose; quanto viene detto dopo da Gesù, non è che meramente esplicativo di questo termine.

Chiamare Dio con il nome di Padre significa riconoscergli, pertanto, quel primato nella nostra vita e nella gerarchia dei nostri affetti, che compete a chi ci ha generato e continua a generarci ogni giorno nell’amore.
I figli, infatti, non si generano una sola volta, ma quando cadono, sbagliano, si feriscono, necessitano di sostegno, di aiuto o di correzione; su questi terreni diversi e spinosi si gioca la vera ed autentica paternità. Troppo facile dirsi genitori se non ci si fa carico delle loro pene e se non si assume su di sè il loro percorso di vita. Generare significa continuare a dare la vita, quella vera fatta di aiuti concreti, di trasfusione di fiducia, di incoraggiamento, di auterevolezza nell’indicare la via del bene. La paternità di Dio è tutto questo, a Lui apriamo il cuore, consapevoli che nulla di noi è a lui celato; questa paternità ci affascina e ci disseta nel nostro andare, sentendoci tutti figli di serie A, da lui amati e stimati.
In quanto padre desideriamo che il nome di Dio venga conosciuto e santificato perché tutti possano beneficiare del suo tenero e provvidente aiuto; non vogliamo tenere per noi un tesoro che potrebbe arricchire e portare gioia anche nella vita degli altri.
Dal brano evangelico letto nell’odierna liturgia domenicale emergono, inoltre, tre caratteristiche che la nostra preghiera dovrà assumere; innanzitutto essa dovrà essere presente nella nostra vita; Gesù, infatti, ci dice di chiedere per ottenere, di cercare per trovare, usando dei verbi all’imperativo (chiedete, cercate!); in secondo luogo la fiducia nel chiedere la contraddistinguerà perché “Quale padre tra voi, se il figlio gli chiede un pane, gli darà una pietra?” (Lc 11,11); in terzo luogo l’insistenza perché dell’amico importunato a mezzanotte per tre pani, Gesù dice: “Vi dico che, se anche non si alzerà a darglieli per amicizia, si alzerà a dargliene quanti gliene occorrono almeno per la sua insistenza (Lc 11,8)”.
La preghiera è la fune che ci lega a Dio, su cui possiamo contare in ogni circostanza della vita, occorre averla sempre nel nostro zaino, così come portiamo i nostri effetti personali e ciò di cui non possiamo fare a meno. A quella fune ci siamo aggrappati con decisione in passato e ad essa continueremo a ricorrere chiamando Dio con il nome di “Padre”.
Buona domenica!

 

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