Commento alle letture dalla XIX Domenica del tempo ordinario (C)  a cura di Carmen Pietrarossa. 

 

“Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli”  (Lc 12, 32-48).

 

Il “Non temere” rappresenta l’esordio rassicurante e consolante del vangelo di questa domenica, presente in tutta la Bibbia per 365 volte, ossia per ogni giorno dell’anno, a significare che Dio chiede a chi si pone alla sua sequela di porre in lui ogni preoccupazione, rassicurandolo che ogni giorno, quale padre amorevole e provvidente quale è, si prenderà cura di lui.

“Non temere, piccolo gregge, perché al Padre vostro è piaciuto dare a voi il Regno”: Gesù sta parlando ai suoi discepoli e li definisce usando un’immagine biblica molto ricorrente, quella del gregge di cui Dio è pastore. A loro viene promesso il regno se vivranno il tempo presente con l’atteggiamento di chi è sveglio, né addormentato né nel dormiveglia, ma in piena capacità di intendere e di volere per fare le scelte giuste che il Vangelo reclama, e per comprendere e saper leggere i segni dei tempi, intervenendo opportunamente in nome della Verità.

Cristiani “sentinelle”, dunque, non rinchiusi nelle sacrestie o in angusti spazi ecclesiali, ma aperti al mondo per coglierne le necessità e farsi poi mediatori, con la preghiera incessante presso Dio.

Nessuna “fuga mundi” può caratterizzare chi crede in Dio, che si è incarnato nella storia ed in essa continua ad incarnarsi grazie all’annuncio della Parola e la testimonianza di chi crede.

Cristiani che vangando i terreni delle povertà umane si procureranno un tesoro sicuro, che né ladri né tarli potranno intaccare, che a questo tesoro fatto di fragilità e di coinvolgimento con questa fragile umanità, attaccheranno il cuore certi che lì il Signore vuole trovarli con le vesti strette ai fianchi e le lampade accese.

Questa veste cinta ai fianchi contraddistingue chi è sveglio, sta lavorando, sta sudando e sta attendendo a diverse occupazioni in vista del regno, finalizzando ogni impegno all’avvento della giustizia, della pace e della fraternità. Con la lampada accesa costui opera per compiere il bene finché è giorno e gli è dato di operare. Ciò che accende la lampada della sua esistenza è la carità che lo contraddistingue verso Dio e verso il prossimo; le scelte egoistiche, invece, e quelle finalizzate solo ad accrescere il suo prestigio, il suo orgoglio o i suoi soldi, spegneranno quella lampada e lo avranno visto affannarsi invano.

“Beati” definisce il Signore questi servi che al suo ritorno troverà ad aver agito così; egli stesso, ci dice il Vangelo, si cingerà le vesti ai fianchi e passerà a servirli perché chi si fa servo per amore di Dio, sarà da lui servito, di un servizio che è ricompensa eterna nell’amore.

Nella parte finale del brano evangelico di questa domenica vi è poi un esplicito riferimento a quanti sono stati scelti quali amministratori fidati della comunità, cioè hanno responsabilità nella stessa, costoro più degli altri dovranno vigilare perché a loro sarà chiesto conto della gestione delle rispettive comunità a capo delle quali sono stati posti.

Per tutti l’invito, dunque, a non dormire, ad essere svegli, a cingersi la veste per operare il bene, a tenere accesa la lampada dell’amore che ci farà attendere Dio come sposo che viene incontro all’umanità, sua sposa, anche se egli arriverà “nel mezzo della notte o prima dell’alba” (Lc 12,38).

Il giorno dell’incontro con il Signore non ci troverà impreparati se avremo speso salute, forze, sorrisi, studi, beni, talenti tutti, per alimentare le nostre lampade con gesti concreti di solidarietà; se non ci saremo risparmiati imparando a compiere i piccoli gesti quotidiani nella dimensione del dono.

sera

Buona domenica in Gesù Maestro, Via, Verità e Vita.