Commento alle letture della XXXIII Domenica del tempo ordinario a cura di Carmela Pietrarossa 

 

“Nemmeno un capello del vostro capo andrà perduto” (Lc 21,5-19).

 

La pagina evangelica di questa domenica annuncia terremoti, pestilenze, persecuzioni e tradimenti che vedranno coinvolti gli amici di Cristo.

Questo discorso si colloca immediatamente prima dell’annuncio della sua passione a voler preparare i discepoli a quella storia sacra che sarà scritta sulla croce e che si ripeterà nella vita di chi lo segue.

Cerchiamo di schematizzare questa pericope lucana utilizzando tre nuclei argomentativi:

  1. I terremoti; II) I falsi profeti; III) La speranza che non delude.

 

I Terremoti

Il riferimento ai terremoti ed al tempio distrutto è quanto mai attuale, tuttavia, pur prendendo le distanze dall’esprimere qualsivoglia giudizio morale su questi eventi – giudizio che non ci compete affatto -, probabilmente ciò che crolla invita a riflettere su ciò che resta in piedi nonostante la terra tremi. E’ una parola forte quella che Gesù ci rivolge oggi, che ci sprona a costruire l’edificio della nostra esistenza sulla solida roccia del Cristo, l’unica che non verrà mai meno.

Gli edifici possono cedere, gli affetti e la stima delle persone mutare, la vita terrena giungerà un giorno al suo traguardo, ma ciò che, invece, durerà per sempre e si perfezionerà dopo la morte, sarà solo la nostra unione con Dio alimentata da quei piccoli gesti che compiamo solo per amore suo, nel nascondimento, mossi da un cuore che cerca unicamente di piacere a Lui e non agli uomini. Diceva a questo proposito il Beato Alberione: “Quando si sbaglia indirizzo, la lettera non giunge a destinazione; così mettendo un’intenzione storta tutto va perduto per l’eternità. Com’è importante vigilare sulle intenzioni e sui pensieri!”.

Durante la settimana, allora, recuperiamo questa motivazione profonda delle nostre azioni e con semplicità diciamo al Signore: “E’ per amore tuo, che sto operando”.

 

I falsi profeti

Gesù mette in guardia, poi, dai falsi profeti, soprattutto profeti di sventura, che  avendo la presunzione di parlare a nome suo, annunciano che il “il tempo è vicino”: “Non andate dietro a loro” (Lc 21,8), ci viene detto. Con questo imperativo il Signore ci esorta a non seguire quanti ostentano un rapporto privilegiato con Lui; il credente, infatti, non ha bisogno di pseudo-profeti per vivere il suo rapporto con Dio perché nella Parola e nell’Eucaristia ha tutto il nutrimento necessario per andare avanti e superare anche gli inevitabili scogli quotidiani. Nella Parola Dio gli parla; nell’Eucaristia gli comunica la sua Grazia; restando, poi, in adorazione davanti a lui, il Signore lo sostiene e lo illumina, orientando le sue scelte. La visita al SS. Sacramento diceva ancora il Beato Alberione “E’ un incontro dell’anima e di tutto il nostro essere con Gesù. E’ la creatura che s’incontra con il Creatore. E’ l’infermo con il Medico delle anime. E’ il povero che ricorre al ricco. E’ l’assetato che beve alla Fonte. E’ l’amico che va dal vero Amico”. Anziché andare da maghi o profeti di sventura, andiamo da Gesù che ci aspetta nel Tabernacolo; trascorriamo del tempo insieme a lui sempre solo nelle nostre Chiese; la luce proveniente dal Tabernacolo ci riscalderà e torneremo nei nostri ambienti con maggiore entusiasmo e forza.

 

La speranza che non delude

Gesù ci dice infine nel vangelo di questa domenica che “metteranno le mani” sui suoi seguaci, li perseguiteranno, ma in queste circostanze essi avrannno occasione di dargli testimonianza: “Io vi darò parola e sapienza, cosicché tutti i vostri avversari non potranno resistere né controbattere”;  le ostilità potranno lasciare dei segni sul loro corpo, ma non mineranno il loro rapporto con Lui.

Sebbene, dunque, ad una prima lettura il vangelo di questa domenica appaia fondamentalmente apocalittico, tuttavia esso si apre alla speranza che la nostra vita è in Cristo, che nemmeno un capello del nostro capo andrà perduto, perché in lui la morte è già stata sconfitta. Anche se talvolta può sembrare che intorno ci sia tanto buio, quanto compiamo non è mai inutile se operiamo per la gloria di Dio e la salvezza delle anime. Ora riusciamo a percepire solo qualcosa della pienezza e della gioia della vita che Dio ci dona in Cristo nello Spirito Santo, ma un giorno questa vita si dischiuderà in tutta la sua ricchezza a chi si sarà lasciato animare da questa speranza.

Procediamo, dunque, con uno sguardo al futuro che ci fa ripartire e ricostruire nella certezza che “Dio è infinitamente più  potente dell’uomo” (B. Alberione).

 

Buona domenica in Gesù Maestro, Via, Verità e Vita!

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