Una felice meditazione sulla luce che illumina la vita, è l’enciclica Lumen vitae dei due Papi. Visto che si avverte sino in fondo la cultura profonda di Ratzinger, il suo dialogo anche critico con i pensatori dell’occidente mentre si coglie l’immediatezza dello stile di Papa Francesco. Certo tra i pensatori, se si escludono Agostino, il Tommaso d’Aquino, il Guardini sono citati Nietzsche e Wittgenstein, ma nel sottofondo di alcune espressioni si intuiscono i nomi di alcuni capisaldi della cultura moderna. Il filosofo della morte di Dio, Nietzsche, per aver decretato che seguire l’illusione della fede significa rinunciare alla verità. E L. Wittgenstein, che pur da credente, aveva confinato la fede nell’irrazionale, nella mistica, perché le uniche verità possibili, dimostrate sono soltanto quelle della scienza e dei risultati della tecnica. Invece conta anche la memoria, perché ci si rivolge anche a chi ci ha preceduto come sono i martiri, i profeti, gli apostoli, Gesù, i profeti.

Dunque i due papi entrano nella nostra contemporaneità. Anzi in quella modernità che vedrebbe nella fede addirittura “una verità che si imponga con la violenza”, per cui chiede un passo indietro alle religioni nella vita pubblica, in nome dell’universalismo, dLumen fideiella tolleranza, dell’inclusione come vorrebbe J. Habermas. Verità e religione invece non sono assolutamente causa di intolleranza e fanatismo, anche sei conflitti non sono mancati.

Vedendo che le religioni non scompaiono come prevedeva la sociologia ma rinascono nuove religiosità, almeno nel resto del mondo fuori dell’Europa, or alcuni sociologi sostengono una sorta di religione fai da te, risultante da un assemblaggio di diverse verità, di diverse riti. Le chiamano le religioni individualizzate, personalizzate, costruite su misura di ciascuno. Ricorda invece Papa Francesco che la “ fede non è un fatto privato, una concezione individualistica, un’opinione soggettiva”, come vorrebbe invece il sociologo tedesco Ulrich Beck.

Certo il linguaggio dell’enciclica è semplice. Il testo non è infarcito di citazioni a piè di pagina. Scorre velocemente. Va a incontrare gli interrogativi del dubbioso, del laico, dello stesso credente. Proprio perché si rivolge a tutti senza distinzioni o esclusioni per cultura la lettera apostolica sulla luce della fede cerca di mostrare l’efficacia pratica del credere.

Anzitutto perché porta luce nell’esistenza personale. Ma anche nella società. O il bene comune, il bene di tutti, che deve perseguire la politica, ha un fondamento nell’amore di un Padre, oppure lo sviluppo è guidato dall’utile e dalla misura del profitto. Si potrebbe chiosare che l’utilitarismo – di pochi – è proprio il sistema adottato da quel capitalismo finanziario che ha generato la grande crisi attuale. I rapporti sociali, il bene comune vanno ripensati nella chiave dalla “fraternità”. Né si può scindere il credere, la sua luce, dal diritto e dalla giustizia, dalla pace se essa si fonda in un Dio che è Padre e madre. La fede mostra la sua efficacia anche come fondamento della famiglia in quanto legge l’unità di essa come rispecchiamento di un’alleanza più grande, quella di Dio.

Se la fede è efficace nello scorrere dell’esistenza significa ancora di più che non è una illusione.

Del resto chi afferma che è un’illusione ricorre poi come sta accadendo anche in Italia ad una ateismo che pretende addirittura il riconoscimento pubblico attraverso un’intesa come le religioni. Anzi pensano ad organizzare delle ritualità scimmiottando le religioni. Purtroppo è già accaduto nella storia, anche nel peggiore dei modi, nella follia hitleriana.

Il Dio non solo non può morire ma illumina la città terrena prima ancora di quella celeste.

Bruno Cescon

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