Commento alle letture della II domenica di Quaresima anno C, a cura di Carmela Pietrarossa.

 

In ascolto della Parola, Verità sul nostro cammino

 In quei giorni, Dio condusse fuori Abram e gli disse: «Guarda in cielo e conta le stelle, se riesci a contarle» e soggiunse: «Tale sarà la tua discendenza». Egli credette al Signore, che glielo accreditò come giustizia (Prima lettura, Gen 15,5-12.17-18).

La nostra cittadinanza infatti è nei cieli e di là aspettiamo come salvatore il Signore Gesù Cristo, il quale trasfigurerà il nostro misero corpo per conformarlo al suo corpo glorioso, in virtù del potere che egli ha di sottomettere a sé tutte le cose (Seconda lettura, Fil 3,17- 4,1).

In quel tempo Gesù prese con sé Pietro, Giovanni e Giacomo e salì sul monte a pregare. Mentre pregava, il suo volto cambiò d’aspetto e la sua veste divenne candida e sfolgorante (Lc 9,28-36).

 

La Parola ci traccia la Via

 In questa seconda tappa del cammino quaresimale che stiamo vivendo, dopo aver riflettuto sulle tentazioni di Gesù nel deserto, prototipo delle nostre, il vangelo svela al nostro sguardo di fede lo scenario del Tabor, su cui sono condotti Pietro, Giovanni e Giacomo.
Dinanzi a loro Gesù, in amoroso colloquio con il Padre, rivela la sua gloria, suscitando stupore nei suoi amici, i quali sperimentano così la bellezza dello stare con Lui a tal punto da voler “piantare le tende” in quel luogo idilliaco.

Toccano con mano la trasfigurazione operata nella vita dell’uomo, di cui Gesù è il Maestro, dalla preghiera, dal fermarsi, cioè, con Dio per ascoltarlo, amarlo e seguirne le ispirazioni; sperimentano, dunque, la forza trasfigurante dell’amore. Quando si ama e si è ricambiati anche le sembianze del volto mutano rivelando la gioia di un cuore appagato dalla persona amata. Occorre, allora, custodire il ricordo di queste teofanie perché la routine quotidiana con le sue incomprensioni non appesantisca le nostre vite.

La preghiera, tuttavia, non sempre, è trasfigurazione, rivelazione, cioè, dell’onnipotenza e splendore divini; talvolta, essa è silenzio di Dio, che, però, continua ad essere presente nella vita dei suoi figli, ma chiede di essere visto con gli occhi della fede e dell’Amore, al pari di quanto avviene quando il cielo nuvoloso impedisce la visibilità delle stelle, che pur ci sono e torneranno a splendere nel firmamento non appena quella nuvolosità scomparirà: Dio come le stelle è sempre presente nella vita dell’uomo.
Nella vita di ogni cristiano si alternano Tabor e Calvario in una ciclicità che rende, reciprocamente, l’uno in funzione dell’altro; lo splendore del Tabor illumina il Calvario, mentre la donazione cruenta del Calvario apre le porte al Tabor.
Il Padre certifica questa rivelazione indicando Gesù quale suo Figlio eletto con l’imperativo di ascoltarlo.
L’Amore se non si traduce in Ascolto è puro sentimentalismo, se si ama veramente si segue in tutto la persona amata.

In questa settimana, pertanto, siamo invitati a riflettere sulla qualità del nostro ascolto della Parola, del Verbo che è Gesù.
Il S. Curato d’Ars a chi gli chiese cosa avrebbe provato se, dopo la morte, avesse scoperto che il cristianesimo era solo un’invenzione, rispose: “Anche se fosse, non mi pentirò mai di avere creduto in un Dio che è Amore” e la croce che contempliamo in questo speciale tempo di grazia ne è la prova più eloquente.
Chiediamoci:
Ho sperimentato nella mia vita i benefici dell’incontro con il Signore nella preghiera?
Mi fermo in ossequioso ascolto della sua Parola?
Alla soavità dell’incontro con Lui fa seguito la sottomissione della mia volontà alla sua?
L’ombra del Calvario nella mia vita offusca completamente la luce del Tabor o mi fa attendere fiduciosa l’irruzione del suo splendore?

 

La Parola diventa Vita, nell’oggi del tempo

Dal Salmo di questa domenica:

Il Signore è mia luce e mia salvezza: di chi avrò timore? Il Signore è difesa della mia vita: di chi avrò paura? (Sal 26).

 

Buona Domenica in Gesù Maestro, Via, Verità e Vita!

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