04 aprile 2015

Pasqua è speranza. Sono due parole inseparabili. In un bellissimo canto della liturgia c’è questa espressione: «Cristo mia speranza è risorto» che riassume tutti i sentimenti che ci sono nel nostro cuore in questa festa che è il compimento di ogni speranza umana.

Quest’anno, nella notte di Pasqua, leggiamo il Vangelo di Marco. Nel racconto della risurrezione vengono riportate le parole delle donne che, di buon mattino, vanno correndo al sepolcro: «Chi ci rotolerà via il masso dall’ingresso?» (Mc 16,3). La pietra era certamente pesante e la grotta inaccessibile. Eppure la fede di queste donne vince la paura e crede nell’impossibile.

Esse vogliono onorare il corpo di Gesù e portano con se olii profumati. Ma la pietra è già ribaltata e Gesù non c’è più. Tutto cambia con il sepolcro vuoto, la vita di ciascun discepolo e della comunità.

L’annuncio dell’angelo attraversa la storia e giunge fino a noi. Dovremmo ascoltare le sue parole con lo stupore di quelle donne, insieme allo spavento e alla paura. Che reazione avremmo noi, se una persona ci venisse a dire: «Un tuo parente è risuscitato dai morti»? Forse la stessa delle donne al sepolcro.

Ma ci crediamo veramente alla risurrezione di Gesù? Mi auguro di sì! Altrimenti saremmo davvero gente infelice. Che senso avrebbe la nostra vita se tutto si concludesse con un pugno di polvere? Ha ragione San Paolo quando scrive: «Ma se Cristo non è risorto, vuota è allora la nostra predicazione, vuota anche la nostra fede» (1 Cor. 15, 14).

Auguro che queste feste di Pasqua segnino un risveglio della nostra adesione a Cristo. È lui la nostra speranza. Accogliendo Gesù nella nostra vita, la risurrezione è già iniziata. Già qualcosa cambia. Anzi, cambia l’orizzonte, che da terreno diventa eterno. Cambiano i rapporti umani, che da conflittuali si possono rendere fraterni col perdono. Cambia il modo di valutare la vita, perché tutto è misurato dalla capacità di amare.

Con questi pensieri auguro a tutti una Santa Pasqua. Certamente i primi destinatari sono le persone che sentono in sé spegnersi la speranza; quelle che soffrono e stentano a vivere. Per loro l’augurio sia accompagnato da grande solidarietà. In questi giorni di Pasqua, come segno di conversione del cuore, dobbiamo offrire gesti credibili di perdono e di condivisione.

+ Pier Giorgio Debernardi

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