Commento alle letture della V Domenica di Quaresima B a cura di Carmela Pietrarossa. Domenica 22 marzo 2015

 

In ascolto della Parola, Verità sul nostro cammino

“Ecco, verranno giorni – oracolo del Signore –, nei quali con la casa d’Israele e con la casa di Giuda concluderò un’alleanza nuova”(I lettura, Ger 31,31).

“Pur essendo Figlio, imparò l’obbedienza da ciò che patì e, reso perfetto, divenne causa di salvezza eterna per tutti coloro che gli obbediscono” (II lettura, Eb 5,8).
Alcuni Greci si avvicinarono a Filippo, che era di Betsàida di Galilea, e gli domandarono:
«Signore, vogliamo vedere Gesù». Gesù rispose loro: «[…] Se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. Chi ama la propria vita, la perde e chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna» (Gv 12, 20-25).

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La Parola ci traccia la Via
“Vogliamo vedere Gesù”: cos’ha spinto i Greci a porre questa domanda? Curiosità o desiderio sincero di incontrare una Persona speciale ed affidabile? Il vedere nell’etimologia del verbo greco rimanda al conoscere e, dunque, all’aspirazione profonda scritta nel cuore di ogni uomo di consolidare il proprio rapporto con il suo Creatore, fatto di notevoli oscillazioni e, tuttavia, sempre presente anche se “in nuce”. Gesù risponde loro non mostrando miracoli, ma con l’immagine del chicco di grano, che apparentemente è sterile ed, invece, possiede la vita in potenza, che attende solo di manifestarsi. E’ il mistero della croce, umanamente irrimediabile sconfitta, da cui, però, dopo tre giorni rinasce la vita, donata a ciascun uomo in pienezza e per sempre.
Dal chicco coperto dalla terra ha origine la piantina, il fiore ed i frutti. In quello stesso chicco rivediamo l’esistenza di ciascuno di noi collocato in ambienti diversi, nei quali il Signore ci ha posto perché i frutti di benevolenza ed accoglienza rimandino al suo volto amorevole e misericordioso. Gli altri hanno diritto di vedere in noi il volto di Dio e legittimamente lo reclamano: vogliamo “vedere il Signore”. Maggiore sarà la fatica, più numerosi i frutti; non dimentichiamo, tuttavia, che come amava esprimersi don Tonino Bello, la croce ha una “collocazione provvisoria”: «Non abbatterti, tu che non sei calcolato da nessuno, che non sei creduto nemmeno dalla tua gente e che sei costretto a ingoiare bocconi di amarezza! Non avvilirti, amico sfortunato, tu che nella vita hai visto partire tanti bastimenti e tu sei rimasto sempre a terra! Coraggio! La tua croce, anche se durasse tutta questa vita terrena, è sempre “COLLOCAZIONE PROVVISORIA”. Il Calvario, dove la Croce è piantata, non è “zona residenziale”. Sì! Perché ricordati sempre che, dopo tre giorni, Gesù è risorto. Ricordati che, dopo ogni Venerdì Santo, viene sempre la Pasqua di Risurrezione. E, dopo ogni inverno, nasce una nuova primavera!» (Don Tonino Bello).

La Parola diventa Vita, nell’oggi del tempo
Signore, dalla tua obbedienza alla volontà del Padre è scaturita la nostra salvezza e la nostra gioia. Rendici il tuo collegamento ipertestuale, perché i nostri gesti, nella disponibilità a compiere il tuo volere, consentano di vedere il tuo volto, rimandando a te ed al tuo Amore.
Poniamo dinanzi a te, della cui compassione siamo certi, le lacrime di chi si è imbattuto nella croce perché, confortato dalla tua presenza, non si senta schiacciato, ma la viva come collocazione provvisoria da cui rinascerà la vita.

Buona Domenica!