24 giugno 2015

Il «Vangelo della famiglia» non schiacci ma «dia speranza» ai coniugi, ai figli, alle famiglie, ai fidanzati. Per il Sinodo sulla famiglia dell’ottobre 2015 non si riparte da zero: l’«instrumentum laboris» – reso pubblico martedì 23 giugno – riporta la «relatio Synodi» 2014. Ribadisce l’importanza della famiglia fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna; suggerisce pazienza e delicatezza sulle famiglie ferite; riafferma che le unioni omosessuali non sono paragonabili al matrimonio; auspica  processi gratuiti per la nullità matrimoniale; getta l’allarme sulla pedopornografia, l’uso distorto del web, le donne e i bambini vittime di sfruttamento sessuale.

Il numero dei matrimoni è in calo; crescono separazioni, divorzi, denatalità; i giovani hanno paura a formare una famiglia; è inaccettabile sostenere che «l’identità personale e l’intimità affettiva devono affermarsi in una dimensione svincolata dalla diversità biologica tra maschio e femmina» e a riconoscere «la titolarità matrimoniale» alle coppie omosessuali. Spesso le istituzioni non sostengono la famiglia e contro la famiglia ci sono molti attentati: guerre, migrazioni, tossicodipendenza, alcolismo, disoccupazione, povertà, usura, cultura dell’«usa e getta», congiuntura economica. Ma la famiglia resta «pilastro fondamentale e irrinunciabile del vivere sociale, risorsa insostituibile per lo sviluppo armonico di ogni società umana». La famiglia è importantissima per le categorie più fragili. Si chiede di valorizzare il ruolo della donna per ridurre sfruttamento, violenza, aborti,  sterilizzazioni forzate, utero in affitto, mercato dei gameti, il desiderio di figli a ogni costo. La «rivoluzione biotecnologica» permette di manipolare «l’atto generativo svincolandolo dalla relazione sessuale tra uomo e donna».

L’indissolubilità del matrimonio è «un dono» e non «un giogo imposto agli uomini». Si chiede di «dare un annuncio di speranza, che non schiacci perché ogni famiglia sappia che la Chiesa non l’abbandona mai», ma «senza nascondere ciò in cui crede» e la comunità cristiana non sia una mera «agenzia di servizi». I cristiani si impegnino nella politica e nella società per tutelare la famiglia.

Sui divorziati risposati si sottolinea che «vanno ripensate le forme di esclusione praticate in campo liturgico-pastorale, educativo e caritativo» perché questi fedeli «non sono fuori dalla Chiesa», e quindi i cammini di integrazione siano realizzati «secondo una legge di gradualità». Sull’accostamento all’Eucaristia per i divorziati risposati emerge il «comune accordo» su una «via penitenziale». Resta ferma e immutata la contrarietà della Chiesa alle nozze gay – ma «ogni persona, indipendentemente dalla tendenza sessuale, va rispettata e accolta con sensibilità e delicatezza» – e alla difesa della vita dal concepimento alla morte naturale. Di fronte all’aborto la Chiesa afferma «il carattere sacro e inviolabile della vita umana» e «il diritto alla morte naturale» senza accanimento terapeutico ed eutanasia.

Pier Giuseppe Accornero – AGD

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