Commento alle letture della III Domenica di Avvento (C) a cura di Carmela Pietrarossa. Domenica 13 dicembre 2015

In ascolto della Parola, Verità sul nostro cammino

“In quel giorno si dirà a Gerusalemme: «Non temere, Sion, non lasciarti cadere le braccia! Il Signore, tuo Dio, in mezzo a te è un salvatore potente. Gioirà per te, ti rinnoverà con il suo amore, esulterà per te con grida di gioia»” (I lettura Sof 3, 4-18).

“Fratelli, siate sempre lieti nel Signore, ve lo ripeto: siate lieti. La vostra amabilità sia nota a tutti. Il Signore è vicino!” (II lettura Fil 4, 4-7).

“In quel tempo, le folle interrogavano Giovanni, dicendo: «Che cosa dobbiamo fare?». Rispondeva loro: «Chi ha due tuniche, ne dia a chi non ne ha, e chi ha da mangiare, faccia altrettanto»” (Lc 3, 10-18).

La Parola ci traccia la Via

La prima e la seconda lettura della liturgia della Parola di questa terza domenica d’Avvento contengono un esplicito e rassicurante invito alla gioia. L’apostolo Paolo, in particolare, esorta i cristiani di Filippi ad essere sempre lieti, di un’amabilità nota a tutti; similmente il profeta Sofonia nella prima lettura chiede di non permettere allo scoraggiamento di prendere il sopravvento nelle nostre vite, perché il Signore, salvatore potente, ci rinnoverà con il suo amore, ci renderà, cioè, creature nuove e belle innanzi a lui, in quanto da lui amate e redente.

Nel Vangelo, poi, per ben tre volte viene ripetuta la medesima domanda: “Che cosa dobbiamo fare?”, rivolta a Giovanni Battista dalle folle, dai pubblicani ed, infine, dai soldati.

Ogni autentica conversione ha al suo inizio questo interrogativo che è un mettere in discussione la propria vita per orientarla diversamente. Finché non ci sentiamo interpellati personalmente dalla Parola di Dio, anche il nostro cristianesimo rischia di annacquarsi e di perdere di vista la sua peculiarità, l’essere, cioè, adesione ad una Persona, Gesù Cristo, che in questo tempo forte dell’anno liturgico contempliamo nel mistero della più irrazionale povertà ed umiltà.

Notiamo che la risposta del Precursore è diversificata a seconda degli interlocutori: alle folle e, quindi, a tutti, viene chiesto di vivere le opere di misericordia e mai, come in quest’anno di grazia dedicato alla misericordia, non possiamo lasciar cadere nel vuoto tale esortazione. Ognuno dovrebbe prendere un impegno concreto per vivere bene quest’anno, non permettendo che esso passi senza lasciare traccia dentro ed intorno a noi. Chiediamo al Signore di aiutarci a comprendere cosa vuole da noi in questo giubileo della misericordia.

Ai pubblicani ed ai soldati, invece, il Battista dà delle indicazioni che si riferiscono ai doveri del loro stato esortandoli a viverli onestamente e senza esagerazioni o degenerazioni.

Pertanto, a tutti si chiede di compiere opere di misericordia e, soprattutto, di essere misericordia, la mano tesa di Dio verso l’umanità che incrociamo tutti i giorni e con cui percorriamo un tratto di strada; più in particolare, poi, chi lavora, studia o si occupa in altro modo della propria famiglia, viene sollecitato a riconsiderare quell’impegno come vera e propria missione a cui si è chiamati personalmente da Dio stesso. Esso, quindi, rappresenta il luogo specifico nel quale Cristo vuole continuare ad incarnarsi. Occorre ripetersi: “Il Signore mi ha mandato in quell’ambiente, mi ha messo accanto quella persona e mi accompagnerà sempre nel cammino che mi chiede di percorrere”.

Nella parte conclusiva del Vangelo di questa domenica, infine, Giovanni sposta l’attenzione dei suoi ascoltatori dalla sua persona a quella di Cristo, da cui soltanto riceviamo lo Spirito che suscita ed alimenta in noi quel fuoco d’amore che ci porta a vivere la nostra esistenza rispondendo ad una chiamata e non per ammazzare il tempo.

Giovanni, infatti, si mette da parte perché la vera luce possa essere accolta, sa di essere solo uno strumento del quale Dio si sta servendo per uno scopo specifico. E’ consapevole che abbandonerà la scena per lasciarla al vero protagonista della storia della redenzione, sa di essere un uomo al servizio della Parola e svolge questa missione con somma umiltà e massima dedizione.

Nell’incontro personale con Dio, in questa domenica, allora, con umiltà lasciamo risuonare in noi questa domanda: “Signore, cosa vuoi che io faccia?”, e restiamo aperti e disponibili a quanto lo Spirito ci suggerirà per essere docili strumenti nelle sue mani affinché la Parola si faccia carne nell’oggi del mio tempo e nel luogo a me familiare.

La Parola diventa Vita, nell’oggi del tempo

Dal Salmo di questa domenica:

Ecco, Dio è la mia salvezza; io avrò fiducia, non avrò timore, perché mia forza e mio canto è il Signore; egli è stato la mia salvezza (Is 12).

Buona Domenica in Gesù Maestro, Via, Verità e Vita!

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