7 marzo 2014

Nel Nuovo Testamento non c’è nessuna donna apostolo o evangelista, eppure emerge una uguaglianza anzitutto spirituale (in Galati 3,28 si legge proprio che in riferimento alla salvezza non c’è più uomo o donna, schiavo o libero…). La prima persona cui Gesù ha rivelato di essere il Messia è stata una donna, la samaritana (Giovanni 4). Gesù guarì delle donne (Matteo 8:14-15), insegnò loro (Luca 10:38-42) e permise loro di servirlo (Luca 8:3). Sotto la croce, dopo che tutti gli uomini fuggirono, le donne rimasero (Matteo 27:55-56). Ed è stata una donna a vederlo risorto (Marco 16:9; Giovanni 20:11-18). Negli ultimi anni, molto spesso anche i papi hanno parlato della donna: Giovanni Paolo II , oltre alla famosa “Mulieris dignitatem”, in un brano inedito del 1984, scrive «La femminilità significa il futuro dell’uomo. La femminilità significa la maternità e la maternità è la prima forma dell’affidamento dell’uomo all’uomo. “Dio vuole darti un altro uomo cioè Dio vuole affidarti quest’uomo, e affidare significa che Dio crede che tu sappia accogliere questo dono, lo sappia abbracciare con il tuo cuore, che sappia rispondere a questo dono con il dono di te stesso”. In tal modo creando l’uomo come maschio e femmina Dio trasmette nell’umanità il mistero di quella comunione che è il contenuto della sua vita interiore…» (in “Come Gesù” di Mauro Leonardi; ed Ares). Benedetto XVI, citava Nazareth e Magdala, Assisi e Siena, Avila e Lisieux (l’elenco potrebbe continuare in lungo nella storia e in largo nella geografia) e dimostrava come «la storia del Cristianesimo avrebbe avuto uno sviluppo ben diverso se non ci fosse stato il generoso apporto di molte donne». Papa Francesco ha fatto notare come «la Chiesa non è “il” Chiesa ma “la” Chiesa, la Chiesa è “donna”, è Madre». Certo bisogna evitare che il ruolo di “servizio”(che tutti dobbiamo avere) della donna, scivoli verso un ruolo di “servitù”… E tuttavia il servizio, rettamente inteso, è la massima aspirazione del cristiano, se è vero che per prima Maria si è dichiarata la serva del Signore e la Chiesa vede in Maria la massima espressione del “genio femminile”. Mettendosi a servizio di Dio, Ella si è posta anche a servizio degli uomini: un servizio di amore. Proprio questo servizio le ha permesso di realizzare nella sua vita l’esperienza di un misterioso, ma autentico “regnare”. È Regina del cielo e della terra, ma il suo “regnare” è servire! È solo partendo da un “servizio” – che, se reso con libertà, reciprocità ed amore, esprime la vera “regalità” dell’essere umano – è possibile accogliere, senza conseguenze svantaggiose per la donna, anche una certa diversità di ruoli, nella misura in cui tale diversità non è frutto di arbitraria imposizione, ma sgorga dalle peculiarità dell’essere maschile e femminile.

Stefania Perna

Mimosa