Abbiamo incontrato il vescovo Derio Olivero per approfondire con lui alcuni aspetti della recente esortazione apostolica di Papa Francesco “Gaudete et exsultate. Sulla chiamata alla santità nel mondo contemporaneo”.
Perché il papa ha sentito la necessità di scrivere una esortazione apostolica sul tema della santità?
Uno dei motivi di fondo è l’esigenza di smentire la convinzione che la santità sia solo per superuomini e che il cristianesimo sia solo per qualcuno o per gruppi eletti. Per questa ragione il Papa scrive questo documento dove dice: la santità e il cristianesimo sono per tutti. Infatti parla di “classe media delle santità” o, in altre parole, dei santi della porta accanto. È una meraviglia perché ci ridice la portata umana del vangelo nel duplice senso: è per tutti gli uomini e fa diventare davvero uomini. Lo scopo del documento è quello di appassionarci alla bellezza del cristianesimo.
Nel testo il papa parla anche ideologie e di “corruzione spirituale”.
Lui cita neopelagianesimo e neognosticismo. Quel che il papa vuole indicarci è la grande tentazione del mondo moderno: l’autosalvezza. Credere, cioè, in modi diversi (lo gnosticismo con la conoscenza e il pelagianesimo con la volontà), di poter risolvere la vita da soli. È l’illusione di un cristianesimo che pensa di potersi salvare ripetendo le dottrine o barricandosi in sforzi personali, e dimentica tutto l’agire di Dio. Così Dio diventa inutile. Il cristianesimo, al contrario, ci deve far riscoprire la bellezza di essere sostenuti, accompagnati e soprattutto salvati da Dio. E lì dentro possiamo fare meraviglie.
La bellezza di questo testo sta anche nel rianimarci a valori alti. Rianimarci a mete alte e all’audacia. Siamo umani in quanto abbiamo voglia di giustizia, di pace, di condivisione. Papa Francesco ci invita a lottare per il Regno. «La tua identificazione con Cristo e i suoi desideri – scrive – implica l’impegno a costruire, con Lui, questo Regno di amore, di giustizia e di pace per tutti (GE n. 25).
La corruzione spirituale di cui parla è il non vedere più questi grandi appelli e adagiarsi molto in basso. Questo documento ci aiuta a riappassionarci. Il tutto visto nella prospettiva della gioia presente nelle parole del titolo, e anche nei precedenti documenti (Evangelii gaudium e Amoris laetitia).
Il papa non smette di dirci che la strada cristiana della santità è per la gioia.
Forse per la prima volta in un documento ufficiale della chiesa si parla anche di “senso dell’umorismo”.
È interessante la scelta di questo termine, declinato soprattutto come sguardo positivo sulla vita, che è tipico di Papa Francesco, ma penso sia tipico di ogni santo. Lutero diceva: sono vivo, Dio esiste, mi stupirei di esser triste!
«Il santo – dice la lettera – è capace di vivere con gioia e senso dell’umorismo. Senza perdere il realismo, illumina gli altri con uno spirito positivo e ricco di speranza». Questo senso dell’umorismo è legato anche al senso di gratitudine, mentre la tristezza è legata all’ingratitudine «con lo stare talmente chiusi in sé stessi da diventare incapaci di riconoscere i doni di Dio».
La santità per Francesco riveste una dimensione comunitaria. Possiamo dire che “santi si diventa insieme”?
Sì. A me è piaciuta moltissimo questa sottolineatura. Il papa dice: «nessuno si salva da solo». E su questo tema ritorna più volte. Abbiamo davvero bisogno di questo appello in un mondo molto concentrato sull’individuo dove spesso anche il cristiano si ritiene un bravo cristiano perché ha fatto questo o quell’altro e non perché ha costruito relazioni o ha camminato con altri. La santità, invece, è insieme con gli altri.
Oggi abbiamo gruppi che si concepiscono come “veri cristiani” perché costruiscono un grande senso di appartenenza all’interno e guardano con sospetto e anche un po’ di superiorità gli altri che sono “poveri cristiani” o di serie B perché non han fatto tutta una serie di pratiche tipiche del loro gruppo. Un insieme che esclude gli altri è sempre un insieme mascherato. La vera comunità cristiane è sempre una comunità aperta.
Il cristianesimo è sempre universale e non è mai setta perché la santità è per tutti. Il santo è tale perché aperto a tutti. Sta lì la sua santità.

Combattimento, vigilanza e discernimento. Papa Francesco conclude l’esortazione con queste tre parole che sembrano un po’ datate. Qual è la loro attualità?
«La vita cristiana – si legge – è un combattimento permanente. Si richiedono forza e coraggio per resistere alle tentazioni del diavolo e annunciare il Vangelo. Questa lotta è molto bella, perché ci permette di fare festa ogni volta che il Signore vince nella nostra vita» (GE 158). Mi piace molto la parola combattimento. Nel mondo dello spontaneismo, dove lo spontaneo è il valore più alto e le cose sono belle se sono spontanee e non esigono cammino e fatica, dove spontaneo e autentico sono assimilatati, dove la parola limite e fatica sono bandite come cose bruttissime, il papa, in modo molto serio, ridice che la vita è un combattimento permanente. Questo mi sembra un punto enorme da recuperare perché rimette in gioco la parola limite che è il nostro compagno di viaggio. E rimette in gioco anche le parole “ricerca”, “sforzo” e “sacrificio”, non come peso ma come unica possibilità di cammino.
Lo stile della “Gaudete et exultate” è quello tipico di Papa Francesco, semplice e diretto: quindi accessibile a tutti?
Sì. La consiglio davvero a tutti. Questa lettera è di facile lettura, apre il cuore e la mente e fa riprendere ancora una volta voglia di essere credenti.

 

Patrizio Righero