In Africa, Brasile, Filippine, India milioni di famiglie vivono ancora oggi in capanne di paglia Il vangelo che abbiam letto la prima domenica di Avvento ci ha lasciato un po’ tutti con qualche interrogativo. Da sempre il Natale è un messaggio di serenità, dolcezza e gioia semplice.
Mi son sempre chiesto come lo si possa associare all’immagine della fine del mondo, preceduta da guerre, cataclismi, distruzione, con tanto di giudice finale.
Oggi vedo il legame che c’è fra i due avvenimenti.
Ed è anche molto bello.
Tutti e due gli avvenimenti dicono attesa: è DIO che viene.
Natale: Dio viene, ed è un bimbo.
Alla fine: è ancora Dio che viene, ed è il giudice.
Veri tutti e due, belli e pieni di speranza tutti e due. Ma sarebbe un errore vedere nel giudice finale solo paura e freddezza d’un tribunale. Come sarebbe errore vedere nel bambino di Betlemme solo sentimento e poesia: un bambinello tra le braccia delicate di Maria, giovane mamma.
Il Dio che a Betlemme viene per restare con noi, per condividere con noi questo cammino temporaneo, alla fine verrà ad accoglierci, a prenderci per stare con Lui , a condividere la Sua vita, la sua gioia.
È così che Dio «condivide», con l’uomo.
E non sono solo parole le Sue, o dei gesti occasionali.
Tra queste due venute, tra queste due attese si svolge tutta la nostra avventura terrena: la vita.
È la nostra occasione, unica! Di 20, 40, 80 anni….; da non perdere, da non sprecare.
E tra queste due venute, l’avventura terrena l’ha vissuta anche Gesù: figlio di Dio, figlio dell’uomo.
Ci sono due frasi nel Vangelo che fan luce, stella cometa che indica il cammino:
“Vegliate e pregate”: i pastori si sono accorti che un bimbo era nato perchè aspettavano vegliando.
“A Betlemme per loro non c’era posto”: la gente di Betlemme non li considerò; proprio il contrario con quanto Lui ci dirà alla fine: venite! nel posto che il Padre vi ha preparato fin dall’eternità.
“Non siate tristi, vado a prepararvi un posto”: dove vivo io, vivrete anche voi.
Per tanti anni ho aspettato che arrivasse Gesù bambino, da molti anni sento che cammina con me, oggi più che mai Lo aspetto; non con paura, un po’ d’ansia sì, perché la morte non è bella per nessuno! Ma vivo la grande attesa.
Che pena una vita senza attese, quando non aspetti più nessuno, quando aspetti… nulla!
Benedetto il Natale che ci fa vivere ancora l’attesa.
Faremo Natale a Pinerolo e a Muhanga: faremo festa e pregheremo.
La religiosità che sta dentro tutte le società riuscirà comunque, e riuscirà sempre, a far breccia nelle potenti barricate che pretendono di proteggere la libertà umana.
Nessuna crisi economica, nessuna guerra, nessuna povertà ci impedisce di godere a fondo il Natale: Dio che viene per restare con noi.
Ma Gesù aggiunge, «vegliate, state attenti!» perché – non dimentichiamolo – il Natale nasconde pure una triste realtà, di ieri e di oggi: Venne tra la sua gente ma i suoi non lo hanno accolto (Gv.1, 11).
Fu messo su un po’ di paglia perché “per loro non c’era posto” (Lc 2,7).
Abbiamo sentito per anni, e forse lo sentiamo ancora in questi giorni che Lui ha scelto di nascere in una stalla.
La stalla, la mangiatoia, l’asinello ed il bue sono bellissimi. Belli per fare il presepio.
Pensate proprio che Maria avrebbe rifiutato se qualcuno a Betlemme le avesse aperto la porta di casa? Le sarebbe proprio dispiaciuto un materassino invece della paglia? Pensate che sarebbero stati scontenti i due sposini Giuseppe e Maria se, invece dell’asinello ed il bue, avessero avuto lì vicino un ostetrica, un rabbino, il vice sindaco?
Ha veramente cercato e scelto una stalla? Oppure è nato lì perché è tutto quel che la gente di Betlemme è riuscita a trovargli?
La gente di Betlemme non era cattiva: chissà quanti problemi aveva già per se stessa.
E poi sicuramente c’erano disposizioni chiare, per accogliere tutta quella gente venuta per il censimento, leggi di sicurezza, di igiene… non si poteva lasciare così alla buona volontà, all’improvvisazione.
Ed allora capitò questo: per Lui , un piccolo bimbo e due personaggi spaesati: non è riuscita a trovargli altro che una stalla.
Oggi in alcune parrocchie c’è ancora la bella abitudine di andare a visitare i presepi, si fanno anche i concorsi dei presepi.
Anche noi abbiamo fatto il presepio a Muhanga; i nostri ragazzi sono ingegnosi nel raccogliere muschio di foresta, sassolini, foglie di palma: tutto vero.
Una capanna, proprio come quella in cui dormono, mangiano, con i porcellini d’india che ti guizzano tra le gambe.
In Africa, in India, in Brasile, alle Filippine, in Bangladesh… Tantissime capanne, con un po’ di paglia, due stracci per avvolgere un bimbo appena nato, qualche pastore attento che gli porta due uova e un fagotto di patate.
Quanti presepi esistono ancora nel mondo!
Anche molto belli da visitare, passare qualche giorno insieme, commuoversi davanti a tanta semplicità, fare una preghierina davanti al neonato.
Vi assicuro che per me è piacevole vivere a Muhanga: capanne di paglia, alberi, patate e fagioli.
Ma per loro: Cesarina, Gerlas, Katé, bimbi meravigliosi;
Musafiri, Safi, Desanges, Ombeni; giovani senza un domani;
Janvier, Oliva, Ndotole, Clementina, famiglie senza un campicello…
loro non lo hanno scelto, è tutto quel che le nostre società gli lasciano.
In Italia se n’è parlato, giornali e TV questa volta hanno trovato uno spazio.
A Goma, il capoluogo del nostro nord Kivu, e a Sake, oltre 200 mila famiglie han dovuto scappare di casa, vivono sotto ripari di foglie e qualche telone, 3-4 giorni senza cibo ed oggi con qualche scarso aiuto; non c’è posto, neppure a casa loro.
Brevi flash, comete di passaggio, che per qualche istante fan luce sulla realtà di questo nostro mondo.
Africa, Brasile, Filippine, India : poco cibo, poco tutto. Una stalla, un po’ di paglia.
Gesù a Betlemme e a Nazaret trovò queste realtà. Non erano così visibili a tutti come lo è oggi, per noi. Ma il mondo era già così.
E Gesù restò, raccolse un gruppetto di amici che cercò di sensibilizzare.
Ai suoi discepoli di allora e di oggi non insegnò a risolvere tutti i problemi.
Ma aprì gli occhi ai ciechi, alzò e fece camminare chi non camminava più.
Vegliate! Perché Lui un posto per noi ce lo troverà, alla fine ; anzi è già pronto.
Buon Natale.

Giovanni padiri
Ufficio Missionario Diocesano