Commento al Vangelo della Solennità di N.S. Gesù Cristo, Re dell’Universo, a cura di Carmela Pietrarossa. 24 novembre 2013

“Il popolo stava a vedere” (Lc 23,35-43).

Di fronte a quella tragedia cruenta che si stava consumando sotto i suoi occhi, la folla resta a guardare.
È una folla che ha conosciuto Gesù, lo ha amato e seguito e ancora lo ama ed è, pertanto, impietrita dal dolore di quell’uomo-Dio, che vorrebbe aiutare, constatando, tuttavia, la propria impotenza.
Lì c’è anche una folla sconvolta e vacillante poichè non comprende quanto si sta compiendo sul Golgota, e pertanto, non proferisce parola. La mente annebbiata confonde i sentimenti e l’affetto di un tempo.
E’, altresì, una folla curiosa, che sta a guardare la sorte di qualcuno che resterà nell’anonimato nella propria vita, essendo il Maestro passato senza lasciare in lei alcuna traccia. E’ lì solo per cercare qualcosa di spettacolare da raccontare, che appaghi il proprio nulla interiore.
È ancora una folla che di fronte all’ignominia di Gesù non prende posizione, lo ha seguito, ma non fino alla croce, perché Dio, secondo la logica umana, non può morire in croce. E’ il trionfalismo che avrebbe voluto vedere, non la morte cruenta; non solo, essa sperava che Gesù fosse il liberatore politico per Israele dalla tirannia romana, dai propri problemi. Quello spettacolo infrange i sogni, polverizzandoli al suolo: non poteva finire così!
A quale folla apparteniamo? Come viviamo il passaggio del dolore nel nostro tempo? Quanto ci lasciamo contagiare dalla “malattia” dell’Amore che ha colpito Gesù fino a farlo morire?
Persino sulla croce Gesù ha perdonato spalancando le porte del Paradiso al ladrone pentito, a cui si rivolge con una delle espressioni più belle che il Vangelo ci abbia tramandato: “In verità io ti dico: oggi con me sarai nel paradiso” (Lc 23, 43).
Il Signore ci ama fino in fondo, a 360°, senza ricordare il nostro peccato, senza preconcetti o pregiudizi e chiede a chi lo segue di fare altrettanto, vincendo resistenze, opposizioni e anche aspirazioni a riconoscimenti e gratificazioni.
Il Signore è Re nel dono di sé, per la condivisione del suo amore trinitario con l’uomo di ogni tempo; ci chiede, pertanto, di seguirlo su queste orme; altre vie ci porterebbero ad annacquare il nostro cristianesimo ed a vivere da pagani. La strada è decisamente in salita, dal confessionale il proposito di ricominciare ogni giorno con Lui al nostro fianco.
Buona settimana!

Cristo re dell'Universo