Commento al Vangelo della XXIII Domenica del tempo ordinario, a cura di Carmela Pietrarossa.  7 settembre 2014

 

Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro (Mt 18, 15-20)

 

Se volessimo sintetizzare con uno slogan il messaggio contenuto nelle letture di questa domenica, dovremmo dire: “Salvarsi insieme, mai da soli”, sì perché il Signore oggi vuole metterci in guardia dal pericolo di considerare la salvezza dell’anima un’incombenza personale ed esclusiva, senza legami o riverberi sociali di sorta alcuna. Al contrario, occorre fare propria la logica dell’economia sociale della salvezza dal momento che non ci si salva da soli, ma con le persone che ci sono accanto e che ci sono state affidate dal Signore perché ciascuno sia per l’altro “sentinella” per la casa di Dio (cfr Ez 33,1 I lettura).
In questo contesto si colloca il vangelo di oggi (Mt 18,15-20), che nel discorso di Gesù sulla correzione fraterna, ci invita a recuperare relazioni in crisi, anche con l’aiuto di altri e, poi, dell’intera comunità.
“Se il tuo fratello commetterà una colpa contro di te, va’ e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello; se non ascolterà, prendi ancora con te una o due persone, perché ogni cosa sia risolta sulla parola di due o tre testimoni. Se poi non ascolterà costoro, dillo alla comunità; e se non ascolterà neanche la comunità, sia per te come il pagano e il pubblicano” (Mt 18, 15-17).
Gesù ci sta chiedendo di non chiuderci nel rancore, ma di fare il primo passo, lasciando aperto il cuore alla riconciliazione ed al perdono. Non possiamo far finta che le persone con le quali abbiamo difficoltà relazionali non esistano!
Risorsa imprescindibile in questo lavoro di recupero della fraternità è la comunità, chiamata ad essere famiglia nella quale ci si sente a casa, che ci sostiene e ci accoglie. Ogni parrocchia, gruppo e realtà ecclesiale deve recuperare questa dimensione di famiglia, aperta a tutti, senza leader, non temendo, inoltre, di aprire le porte ad altri, spesso visti come rivali.
Gesù, poi, ci dice che se mio fratello non ascolterà neanche la comunità, sarà per me come “il pagano ed il pubblicano”. Un’affermazione del genere è pienamente in sintonia con la linea di condotta tenuta da Gesù con i pubblicani, con i quali amava fermarsi, non ricusando i loro inviti. Il Signore non ha paura, quindi, della diversità, ma la ama e la redime!
Inoltre, prima di tutto e soprattutto egli ci consegna la potente arma della preghiera fatta insieme: “Se due di voi sulla terra si metteranno d’accordo per chiedere qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli gliela concederà” (Mt 18,19).
Il segreto, allora, per ottenere il dono della fraternità e qualsiasi altro dono è quindi il respiro della preghiera comune vissuta in sintonia. Gesù desidera che i singoli divengano un gruppo, il gruppo una famiglia, quella famiglia la Chiesa aperta al mondo ed alle sue necessità.
Inoltre ciò che in nome di Dio avremo legato nell’amore, resterà legato per sempre e ciò che avremo sciolto, liberato per amore, resterà tale davanti a Dio perché “pienezza della Legge infatti è la carità” (Rom 13,8.10 II lettura): “Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono in mezzo a loro” (Mt 18,20).
Il Signore è presente tra i coniugi che si amano, tra amici che fanno l’esperienza di una profonda comunione, nelle comunità dove ci si sforza di superare le divergenze, laddove non ci si limita a stare insieme fisicamente, ma ci si ama davvero. Amiamo e Dio resterà con noi.
Sarà di grande conforto vedere con gli occhi della fede “fisicamente” presente Gesù tra quanti sono legati da profondi vincoli di amicizia!
Buona Domenica!

Seguire Gesù